Udinese, parola d’ordine concretezza

Udinese, parola d’ordine concretezza

Parola d’ordine concretezza, questo almeno sembra trasparire dalle stanze dei bottoni bianconere. La scelta di assumere Stefano Colantuono, del resto, significa che si cerca un ‘colonnello’ di fiducia negli spogliatoi. Lo stesso patron Pozzo ha definito ‘difficile’ la gestione di un gruppo eterogeneo e con ambizioni personali che si intersecano spesso col mercato. Per questo serve qualcuno che sappia usare più il bastone della carota. Se sarà la mossa giusta lo capiremo durante la stagione, di certo è una scelta che denota la ricerca di sicurezze.

Fallire nel nuovo stadio, del resto, rischia di avere ripercussioni imprevedibili: la tensione si respira, anzi più che tensione è il timore di fallire che si intravede in Piazzale Argentina. Sponsor, investimenti, progetti, andranno di pari passo alla visibilità che il nuovo impianto porterà, però senza una squadra che convince si andrà poco oltre. Per questo meglio avere al timone qualcuno che sa che servirà battagliare per raggiungere i traguardi. Questa appare la filosofia che ha portato alla scelta.

Il discorso del numero uno, intanto, non è però piaciuto a tutti: essere solo l’Udinese è un modo di pensare che stride con quello di parecchi tifosi che vorrebbero ascoltare piuttosto ‘siamo l’Udinese e non importa se siamo piccoli o grandi, ci vogliamo far rispettare’. La differenza non è così sottile come sembrerebbe distrattamente.

Concretezza, dunque, anche per quanto riguarda la costruzione della squadra: nessun volo pindarico. I giocatori di nome non sono raggiungibili, meglio cercare qua e la giovani promettenti che vogliono affermarsi piuttosto che certezze che nel calcio esistono come le previsioni meteo a lunga scadenza. Così sembrano tramontare alcuni sogni di inizio estate ancora prima che avessero preso forma.

Per la mediana piace l’olandese Chery, 28 anni, ma anche un costo abbordabile abbinato a un buon curriculum: potrebbe essere l’uomo giusto, anche perché gli olandesi in Italia raramente hanno tappato. I sudamericani hanno un impatto più sofisticato, vedi Guilherme.
Concretezza anche con Verre, uno che ha fatto la gavetta (cresciuto con Strmaccioni) e affermatosi a Perugia, una piazza non facile dove serve avere personalità per emergere, ne sa qualcosa Colantuono.
Sicurezza anche dietro: Samir, che è stato definito da Gabriel Silva il suo erede, che ha ricevuto i galloni anche da Zico, non è uno sprovveduto alle prime esperienze.
Per arrivare al portiere: si è scelto Karnezis, con Scuffet che andrà in  prestito, perché serve uno che sappia dare garanzie.

Manca la punta: qui sarà più complicato coniugare aspettative e necessità, ma è chiaro che qualcuno arriverà. Paloschi in ascesa, per età, ruolo, attitudini, costo. E perché ha fatto buone cose dove la concretezza è altrettanto una parola d’ordine, a Chievo.

Ora però sorge il dubbio finale: concretezza non  fa rima con passione. Servirà acquistare la fiducia della gente prima di ogni altra cosa, perché se in società si bada al sodo, fuori ancora risuonano le parole di un’asticella da alzare.

 

 

 

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