Udinese, si vede solo Del Nero

Udinese, si vede solo Del Nero

Possibile che tutti i tecnici che passano per Udine si rincoglioniscono? O forse è la squadra stata costruita malamente , senza una reale ambizione, senza una logica, senza andare a coprire i veri buchi che aveva denotato negli ultimi anni, ovvero una spina dorsale che manca così come manca un leader.

di Monica Valendino, @Moval1973

L’Udinese esce con un’altra bella coppola dal campo, questa volta su quello proibitivo della Roma. E pensare che c’era un tempo in cui anche in trasferta i bianconeri sapevano imporre il proprio gioco. Ma oggi prima di capire perché i friulani sono una squadraccia al pari del Benevento e del Crotone (non scherziamo, se si continua così si lotterà con loro), serve capire cosa intende fare il tecnico.

L’anno scorso sulla scia del terrore di ripetere la stagione targata Colantuono-De Canio, fu presto chiamato a sostituire Iachini e una sorta di reazione nervosa c’è stata. Barlumi di gioco, e anche la fortuna di avere squadre materasso alle spalle. Oggi tutto questo non c’è più.

Via Danilo dentro Angella, ma il disastro dietro è assicurato lo stesso. Un quartetto d’archi stonato come una campana rotta. Stryger vorrebbe acccellerare, ma lascia spazi agli avversari, Samir non è solo fuori condizione è fuori ruolo, Nuitynk uno spilungone che per adesso sa farsi valere solo sulle palle alte, peccato che le squadre che giocano  pallone hanno imparato fin dalla nascita  giocare palla a terra cercando il fondo.

Tutto quello che non fa l’Udinese con un centrocampo statico, con il solo Jankto che si cerca di destreggiare, ma senza poter fare ovviamente miracoli.
Un 3-0 con tanto di ciliegina: a inizio ripresa via un attaccante per mettere un difensore, Pezzella, tanto per rimpolpare un po’ il reparto che fa acqua, rinunciando di fatto a tentare l’impossibile. Tre è meglio di quattro sembra pensare il tecnico che ora più che mai è sulla graticola.

Guidolin. Reja, Walem, i nomi che circolano. Ma probabilmente il Patriarca di Aquileia prima di abdicare avrà a disposizione la gara con la Samp da vincere e bene. Anche se in casa Pozzo (Jr,  oramai è lui lo ‘stratega’ del mercato), non si voglia fare un ribaltone per dare un segnale alla piazza.

Così a errori si sommerebbero errori. L’abbiamo detto. Possibile che tutti i tecnici che passano per Udine si rincoglioniscono? O forse è la squadra stata costruita malamente , senza una reale ambizione, senza una logica, senza andare a coprire i veri buchi che aveva denotato negli ultimi anni, ovvero una spina dorsale che manca così come manca un leader.

Poi Scuffet; sta andando male, vero, ma dopo tre anni di naftalina cosa pretendevano? Non era più logico mandare lui in prestito e promuovere quel fenomeno di Meret che al pario di Balic e Jankto è già nel mirino della Juve.

A proposito, pare che Balic faccia le valigie già a gennaio, mentre Barak appare un pesce fuor d’acqua. Sarà, ma ci permettiamo di vedere del nero in questo momento.

E un’ultima annotazione: è inutile rievocare per marketing le maglie dell’era Mazza e Zico. Quelle avevano un significato: volevano fare vedere che l’Udinese (che Giacomini aveva a portato in A) voleva imporsi giocando come l’Ajax, dando valore anche ai giovani. Tutto il contrario di oggi. Amen.

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