Un povero diavolo da rispettare, ma non temere

Un povero diavolo da rispettare, ma non temere

Milano da bere, si diceva una volta: se l’Udinese rievocasse quei tempi, lo spot ce l’ha in omaggio. Purtroppo Milano è una cosa, il Milan un’altra. Che poi i rossoneri di oggi siano anni luce distanti da quelli degli magici dove Mr B. investiva soldi come fossero cioccolatini da offrire alle amiche, è un’altra cosa. Il Milan non fa paura per quello che è, ma per il blasone, ci ha detto più di qualche opinionista. Vero, e con l’Udinese che vive ancora di paure inconscio e sconosciute, forse questo potrebbe diventare un problema.

Guai però a partire con questi timori freudiani, occorre aggredire alti, perché il Milan, che tra l’altro in casa non è un diavolo, gioca sempre dietro la linea del pallone, punta sulle fasce usa il contropiede. No, non è il Sassuolo, non ci stiamo sbagliando, questo è il modo di giocare del tanto decantato Inzaghi (chissà se Miss B. ha qualcosa in comune con questo…), che tutto è tranne che spettacolo. Ppi a Udine qualcuno storce il naso perché Strama, con una squadra incerottata e con vecchie ruggini, ha fatto gli stessi punti a volte giocando bene, a tratti sembrando arretrare tanta è la paura di non fare punti. Ed è stato qui che le ha prese.

A Milano sembra che il tecnico pensi a un albero di Natale, in onore al giocatore ch ha segnato 200 gol e 12 su 24 gare proprio ai rossoneri. Il che significa Totò prima punta, con dietro due trequartisti o chiamateli come volete, che devono pressare alto e andare a coprire le fasce in fase di non possesso, magari con qualche fallo tattico per impedire il gioco che tanto piace a Pippo.

Dietro una linea aggressiva con Allan, Badu e  Guilherme, quello che ha più qualità: ma al di là di questo sono loro che oltre che alla fase di non possesso, devono dimostrare di stare crescendo. Non può essere che nessuno dei tre sia ancora arrivato in rete (Allan addirittura non ha ancora mai segnato in A). La loro media tiro è bassissima, devono prendere coraggio.

Che tradotto ai minimi termini significa giocare col fuoco negli occhi come ha detto il ds, Giaretta, lunedì. Il diavolo non si batte con l’acqua santa, ma con la convinzione che non esiste, un angelo caduto in terra e cacciato dal paradiso (delle grandi), che ha nel nome più qualità che in quello che c’è in campo. Con rispetto parlando, ovviamente. Ma se l’Udinese gioca come sa, senza paura, tenendo conto delle qualità degli avversari, può farsi una bevuta.

©Mondoudinese

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy