Gazzetta: Juve, scivolone storico

Gazzetta: Juve, scivolone storico

La Gazzetta dedica ampio spazio all’impresa dell’Udinese, ma in chiave juventina, analizzando i perché della sconfitta…

Questa è bella: Roma-Juve spareggio salvezza. Bella e un po’ esagerata perché non finirà così, non scherziamo, ma intanto la partenza delle due grandi è da brividi. E se i due punti persi da Garcia fanno male, i tre concessi malamente da Allegri sono un vero disastro che entra nella storia bianconera: per la prima volta in 41 debutti in casa la Juve finisce k.o., dopo 33 successi e 7 pari. Ci finisce proprio male, dando l’impressione – per la verità percepita già in Supercoppa – di una squadra, per com’è oggi, che può approfittare in ogni momento degli errori rivali ma è anche molto più prevedibile e impacciata del passato. Mancano i tre mammasantissima Pirlo, Tevez e Vidal. Ci sono infortuni in quantità industriali. Ci si mette anche Allegri, in una delle sue peggiori interpretazioni che non si esaurisce nel Dybala ancora fuori. E all’Udinese – irritante per come, letteralmente, non gioca per 66’, fino cioè al cambio Zapata-Di Natale – riesce l’impresa, senza quasi rendersene conto, con il bel gol di Thereau. Costringendo i bianconeri ad abbandonare il primo posto dopo 64 giornate consecutive. Oggi in compenso arriva Cuadrado, ma non è quello che serve di più.  

EQUIVOCO DYBALA Proprio come a Shanghai, infatti, l’argentino si ritrova a sorpresa in panchina per Coman. Ma perché? L’anno scorso, saggiamente, Allegri ha impedito a Morata di bruciarsi subito: ma davanti c’era Llorente. Qui Dybala, classe ’93, 13 gol e 10 assist nell’ultimo campionato, si ritrova superato da Coman, nato tre anni dopo. Il discorso dell’inesperienza non è che regga poi tanto. Come non sempre, dalla panchina, si può dare la scossa: Dybala non ci riesce ed è anche colpa sua.
ZAPATA+THEREAU: ADDIO JUVE Non è solo responsabilità di Totò se i ritmi della difesa bianconera sono improponibili, ma con lui in campo il teorico 3-5-2 a specchio di Colantuono è un reale 3-7-0: neanche Thereau ha un’intuizione, uno strappo, niente. Zapata, lui, ti cambia invece la vita partendo potente e veloce e facendo scricchiolare qualche certezza di Bonucci e soci. Una, due, tre volte, finché Kone, altro ingresso decisivo, s’allarga – come Sturaro a Shanghai – e dipinge l’assist per Thereau implacabile. Sì, Sturaro, un altro che un po’ di considerazione in più la meritava e, opinione personale, sarebbe stato più utile di Pereyra: l’argentino e Pogba, versione indisponente ieri, convivono a fatica perché manca a entrambi i ringhio di un Vidal al fianco.

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