Inter, ci eravamo tanto stra-amati

Inter, ci eravamo tanto stra-amati

La storia di Strama all’Inter è intensa, anche se breve. La racconta bene la Gazzetta dello Sport:

«È vostro, è vostro». Sembra di risentirlo, Strama sotto la curva dopo il derby. Ottobre 2012, Milan-Inter 0-1. Andrea Stramaccioni in quel momento è un allenatore di 36 anni e ha le chiavi della città nella tasca destra della giacca. Decide di dedicare la vittoria alla Nord e in tv diranno che il gesto ricorda quell’altro allenatore, Mourinho. Strama ha 13 anni in meno e le stesse ambizioni.
Dopo due anni che sembrano venti, Strama domani tornerà a S. Siro da avversario: Inter-Udinese dopo cena. Magari la curva restituirà il favore con un applauso, magari ricorderà le 16 sconfitte in una stagione e allora fischierà o, peggio, resterà indifferente. Ogni tifoso ha ricordi belli e brutti di Strama, c’è solo da scegliere la scena preferita. Magari una di queste.
IL PULLMAN Estate 2011, l’Inter cerca un allenatore per la Primavera. Candidati, due: Devis Mangia da Cernusco sul Naviglio e Andrea Stramaccioni da Roma. Mangia ha già lavorato con l’Inter, viene dalla provincia e insomma, è in vantaggio. Sceglierà di andare a Palermo con l’amico Sogliano. Arriva Stramaccioni, cercato anche dalla Juve e dalla Fiorentina, e a fine agosto gioca contro il Tottenham in NextGen. Perde 7-1 e Strama si ritrova sul pullman con le mani nei capelli: «Ora mi cacciano».
LA PANCHINA Non lo cacciano, lui cambia. Con lo Sporting si difende all’italiana, praticamente è la «Storia dell’assedio di Lisbona» versione calcistica: non è da lui ma la porta a casa. Porterà a Milano anche la NextGen, vinta a Londra contro l’Ajax, con Moratti seduto dietro la panchina.
LO STUDIO Moratti poche ore dopo lo chiama nel suo studio. Strama è in taxi e capisce. Sulla scrivania ci sono un foglio e una penna: «Stramaccioni, mi disegni la sua Inter». Passa l’esame, Ausilio e Branca dicono che no, non è pronto ma il presidente fa con la sua testa: grazie Ranieri, la panchina all’allenatore dei ragazzi. Al primo allenamento dice 5 volte «tanta roba» e quando vede una giocata da campione gli scappa un «mamma mia ao’». È l’ultimo arrivato e non se ne vergogna.
L’ABBRACCIO Novembre 2012, Juve-Inter. Strama vuole giocare con tre punte, in società sono contrari anche questa volta ma lui va dritto: Palacio-Milito-Cassano. Mette Guarin in corsa e vince 3-1. «Tanta roba» anche quella sera: Strama polemizza con Marotta, come fosse in giro da sempre, e Cassano lo abbraccia. Non l’ultima volta che gli metterà le mani addosso.
LA RISSA L’Inter arriva sesta e in autunno infila 10 vittorie consecutive. Il primo marzo 2013, a fine allenamento, Strama e Cassano iniziano a litigare. Finisce male, finisce quasi a botte. Cordoba e Stankovic, oggi vice allenatore all’Udinese, li tengono lontani in qualche modo.
LA TELEFONATA L’Inter chiude nona con 16 sconfitte, tantissime. Il 24 maggio Branca chiama Stramaccioni: esonero moderno, al telefonino. Strama aveva chiesto Lucas e Lavezzi, ha dovuto giocare 8 partite con Rocchi titolare. Voleva Paulinho e un regista per allungare le rotazioni, ha avuto un’infinità di infortunati, Palacio il più importante, e mille problemi con uno staff medico… prudente. Strama studiava allenamenti intensi, ha dovuto rallentare i ritmi – la rosa era piena di over 30 – e aspettare il ritorno degli argentini fino al 2 gennaio. Certo, ha pagato l’inesperienza: magari ha sofferto la pressione, di sicuro non lo ha aiutato una vacanza con Branca, non al massimo nei rapporti con l’ambiente. Proprio Branca che aveva creato il caso-Sneijder («O spalma o non gioca»), altro problema che Strama ha dovuto affrontare. (…)

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