Stadio Friuli: garanzie da una società fallita?

Stadio Friuli: garanzie da una società fallita?

Nuove ombre sul nuovo ‘Stadio Friuli’? Il punto di domanda è d’obbligo, dopo che oggi, sulle pagine del Messaggero Veneto, è apparsa la notizia che i lavori sono garantiti da una società fallita.

Il quotidiano friulano, con la firma di Luana de Francisco sottolinea che “fu Alberto Rigotto, direttore amministrativo dell’Udinese calcio, nel corso della conferenza stampa del 16 aprile 2013, a suggerire dove andare a cercare la risposta ai dubbi che si addensavano sull’operazione stadio. «Consultate il sito www.bancaditalia.it: lì si può vedere chi è la Fideas spa. E si può capire tutto. (…) A distanza di due anni e con i lavori del quarto lotto in pieno svolgimento, però, quelle perplessità non soltanto sono ancora invariabilmente attuali, ma nel frattempo hanno acquisito anche valenza giudiziaria. Il primo segnale, forte e inequivocabile, risale allo scorso settembre, quando l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici inviò una lettera piena zeppa di rilievi a palazzo D’Aronco e all’Udinese calcio. Poi ci fu l’audizione davanti al presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone. E, ultimo in ordine di tempo, arrivò il niet del tribunale all’archiviazione del procedimento avviato dalla Procura, per ipotesi di concorso in turbativa d’asta, nei confronti del presidente dell’Udinese, Franco Soldati, e del rup, Marco Padrini, e di abuso d’ufficio, a carico del solo sindaco di Udine, Furio Honsell (atti successivamente trasmessi a Roma, dove la pratica è tutt’ora aperta, su richiesta dello stesso Cantone). Alla marea di questioni a suo tempo sollevate dall’authority, con il passare dei mesi, si è aggiunto ciò che Rigotto, come un’involontaria Cassandra, invitò a verificare: l’incertezza totale – per non dire, l’assenza – delle garanzie fideiussorie poste alla base del mega cantiere per la costruzione del nuovo stadio Friuli. Un altro tiro mancino alla bontà dell’operazione? No, stando allo sventurato corso imboccato dalla “Fideas finanziaria spa” di Roma, ovvero la società con la quale l’Udinese calcio ha stipulato atto di fideiussione per 18 milioni di euro per i lavori di ristrutturazione dell’impianto, dopo la stipula del famoso contratto per il trasferimento del diritto di superficie dello stadio all’Udinese del 29 marzo 2013.

Insomma nuove ombre si addensano sull’impianto, che comunque non vedrà rallentati i lavori avanzati. L’articolo prosegue sottolineando che “in fulminea successione, Fideas – che, si è scoperto qualche mese dopo, non aveva mai posseduto i requisiti per rilasciare garanzie nel pubblico -, è stata cancellata d’imperio da Banca d’Italia dall’elenco degli intermediari finanziari ed è stata dichiarata fallita dal tribunale capitolino. Come se non bastasse, prima del tracollo, i suoi amministratori, tra cui il pluricondannato e a lungo latitante Gianfranco Casini, hanno avuto l’abilità di riciclarsi, trasferendo baracca e burattini in Delaware. Cioè in un noto “paradiso fiscale” statunitense. Quanto basta, insomma, per porsi qualche ulteriore interrogativo – a cominciare dall’efficacia e puntualità delle verifiche da parte del Comune, deputato, non foss’altro per ragioni di buonsenso, al controllo delle società chiamate a garantire la copertura di denaro pubblico – e augurarsi che l’affaire stadio non incontri mai alcun ostacolo. Vikay: precedente dimenticato In situazioni non meno traballanti, a volere scavare nel passato recente, l’Udinese calcio si è trovata già almeno un paio di volte. La prima finanziaria farlocca legata a doppio filo con la concessione d’uso dello stadio Friuli si chiama “Vikay Financial Services ltd”, società di diritto inglese, riconducibile al barese Felice di Gennaro e al palermitano Antonino Sausa.

Infine  l’articolo conclude che “ciliegina sulla ciliegina: quale amministratore unico viene nominata la società di diritto anglosassone “Jl & Gc Accountancy limited” di Londra, per la quale risponde e decide Gianfranco Casini, 52 anni, di Arezzo, già direttore delle due azioniste di maggioranza di diritto inglese di Fideas. In Friuli, Casini è un signor “nessuno”, ma per gli uffici giudiziari di mezza Italia (da Mantova a Caltanissetta e da Pesaro a Fano) è un “collezionista” di condanne per reati che vanno dalla truffa alla bancarotta. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: in caso di bisogna, è a lui, oltreoceano, che il sindaco Honsell – o chi gli succederà in municipio – dovrà rivolgersi per l’escussione di tutta o una parte del patrimonio “imprestato” dalla città all’Udinese?”

Sulla questione, in attesa della risposta della società bianconera che sicuramente non si farà attendere, possiamo solo dire che lo stadio torna ad essere oggetto di discussione.

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