Benito Carbone: ‘Ecco perché mancano i numeri 10!’

Benito Carbone: ‘Ecco perché mancano i numeri 10!’

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I numeri dieci, quelli veri, non gli attaccanti o quelli che indossano il numero senza averne merito, stanno sparendo. E’ n dato di fatto: una volta era compito del fantasista reggere il peso della maglia più ambita. Oggigiorno il ruolo sta sparendo, ma in Italia stanno sparendo soprattutto gli interpreti. I vari Baggio, Mancini, Zola, Totti non hanno eredi. Celo dice uno che quella maglia l’ha indossata, ed è stato probabilmente uno dei dieci migliori dieci degli ultimi 30 anni di calcio italico, Benito ‘Benny’ Carbone.  “Secondo me manca il talento, ma il problema inizia nei settori giovanili: sto lottando per far capire che si deve lavorare con un certo criterio. Se le società hanno cento euro da investire lo facciano negli istruttori, non negli allenatori amici degli amici, o nei dopo lavoristi!”.

Si torna al solito problema, i vivai mal gestiti: “Qui sta il vero problema, non ci sono istruttori capaci di far migliorare i giocatori. Si lavora a livello tattico, si lavora sulla diagonale piuttosto che sul palleggio. Glia allenatori pretendono di avere a 11 anni ragazzi che sappiano fare la tattica, ma ci sono step da rispettare. Il ragazzino non si diverte, anche il più fantasioso si annoia e viene limitato. I ragazzi agli allenamenti non vengono più per divertirsi, ma si sentono soldatini che devono fare quello che vogliono gli allenatori”.

Cola, forse, anche di genitori onnipresenti: “L’errore che fanno  i ragazzi è cercare i genitori per l’approvazione sulla giocata, sulla prestazione. Lo fanno anche in allenamento, con i genitori anni presenti. Ma è colpa sempre delle società, quelle serie evitano di far stare a contatto genitori e figli ad ogni occasione”.

Uno scenario non di certo roseo, quello dipinto da Carbone. Difficile pensare che oggi emerga ancora un giocatore con le sue caratteristiche, anche perché in Serie A i tecnici scelgono altri modi di giocare: “Il calcio oggi è cambiato, è più fisico e più tattico ed è difficile trovare un Messi che puoi lasciare libero di fare ciò che vuole. Il calcio si è evoluto in questo modo, non possiamo farci nulla. Serve essere dotati fisicamente e avere tanta corsa. Però questo non significa che giocatori come me, Del Piero o Totti debbano scomparire. Loro aggiungerebbero fantasia, serve però il coraggio di osare”.

Coraggio che manca perché l’Italia ha un problema di fondo con gli allenatori: “Qui devi vincere subito, altrimenti sei messo in discussione. A livello di prima squadra non si ha mai tempo di lavorare, di metter e in pratica le proprie idee. Devi unire l’utile a dilettevole, devi far andare di pari paso i risultati col bel gioco. Noi italiani abbiamo idee come non ce ne stanno in Europa. Il problema è che serve cambiare mentalità nei club, serve dare fiducia portando avanti la propria scelta. Ci sono allenatori che per un gruppo o un altro non vanno bene, altri sì. Ma se si ha appena cominciato un lavoro serve pazienza”.

Ma c’è anche il problema stranieri da affrontare, ce ne sono troppi: “Se si lavora male a livello delle giovanili è ovvio che si vada poi all’estero a prendere i giocatori. Ce lo portiamo dietro come problema, è un cane che si morde la coda”.

Se si dovesse fare due nomi, uno per l’allenatore, uno per il giocatore, su chi puntare in Italia, Carbone non ha dubbi: “In questo momento l’allenatore che esprime il miglior calcio è Montella, uno giovane, uno che ha idee: la Fiorentina si vede cos’ha fatto. Come giocatori giovani, difficile fare un nome solo. In questo momento uno come Rugani è quello che, a  mio parere,  dovrebbe giocare titolare”.

Purtroppo da queste parti c’è un altro problema importante: “Qualche giorno fa sono andato a vedere l’Ajax e poi ho visto il Genoa: avevo sotto mano la degli olandesi e la confrontavo con i rossoblu. Nell’Ajax il più vecchio in campo era un ’93, gli altri tutti dal ’94 in su. In Olanda quello  bravo lo fanno giocare, qui si aspetta, e uno come Rugani non gioca. C’è poco coraggio nel lanciare i ragazzi. I giovani non giocano, questo è il problema”.

Dall’Italia si arriva a Udine. Dove c’è uno come Colantuono, ce a sentire la critica è uno dei migliori in circolazione. Anche Benny Carbone non discorda: “Colantuono ha dimostrato di essere un grande allenatore, ha fatto risultati incredibili a Bergamo. L’Udinese ha cambiato atteggiamento quest’anno, merito del nuovo tecnico. Credo che i bianconeri torneranno a fare ottimi campionati, ora c’è un allenatore navigato, con le sue idee che prima o poi usciranno”.

Impossibile non chiudere con un giudizio su un numero dieci che non coprirà il ruolo classico di questa maglia, ma che ha fatto la storia, Di Natale: “Straordinario, i numeri parlano da soli. Anche sottovalutato, poteva essere un inamovibile anche  in Nazionale, poteva e doveva fare la stria anche in azzurro. Non ho mai capito perché non sia stato preso di più in considerazione. Detto questo facciamo in modo che dica lui quando smettere. Decida lui quando dire basta, non ha bisogno di persone che gli dicano cosa fare. Finché si diverte è uno che serve a tutti,:al calcio, ai giovani, all’Udinese”.

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