Carnevale: cerchiamo talenti italiani

Carnevale: cerchiamo talenti italiani

Se nella cucina, nella moda e nell’automobilismo il “made in Italy” rappresenta un valore da difendere strenuamente, nel calcio l’esterofilia ha preso da tempo il sopravvento tanto che oggi nemmeno ci si scandalizza più se a scendere in campo al fischio di inizio di una gara di Serie A sono 19 calciatori stranieri su 22 totali, come accaduto in Lazio-Udinese. Qualcosa dovrebbe cambiare dal prossimo anno con l’entrata in vigore del nuovo regolamento della Federcalcio che di fatto obbligherà le società a inserire nelle rose (già ristrette da quest’anno a 25 elementi, under 21 esclusi) calciatori italiani e tra questi almeno 4 cresciuti nel settore giovanile. Una piccola rivoluzione studiata per riportare in auge i talenti di casa nostra. Intanto l’Udinese, multinazionale per eccellenza, si gode i suoi gioielli stranieri, come racconta Andrea Carnevale per La Vita Cattolica. pinzi-pepeCarnevale, l’Udinese è partita alla grande, con il colpaccio allo Juventus Stadium, ma poi ha frenato in casa con il Palermo, a causa soprattutto delle tante occasioni sprecate sottorete, soprattutto da Duvan Zapata. Qual è il suo giudizio sul colombiano? Penso molto bene, lo abbiamo voluto a tutti i costi. Mi preme sottolineare che è un ragazzo molto per bene, molto devoto alla famiglia e questo non è poco. A mio avviso farà carriera, lui ci teneva tantissimo a segnare, deve migliorare alcune caratteristiche a livello tecnico, è molto forte fisicamente, lo definirei un attaccante trascinatore e comunque anch’io a 21 anni sbagliavo quei gol lì… Tra i volti nuovi di questa Udinese, sta raccogliendo consensi Alì Adnan, giocatore poco conosciuto che fin dall’inizio ha dimostrato qualità tecniche e personalità… Lo abbiamo visto tre anni fa in Turchia ai Mondiali con l’Iraq, purtroppo lì ci è sfuggito e si è accasato in Turchia. È quello che finora ha dimostrato più intraprendenza e personalità, pur sbagliando qualcosina negli ultimi 15 metri, ma mi è piaciuta la sua caparbietà anche nel dribbling. A questa giovane età vedere ragazzi così è un buon segnale, potrebbe diventare un acquisto straordinario per l’Udinese. Un’Udinese che a fine mercato si è ritrovata senza una bandiera: Giampiero Pinzi… Il discorso è uno solo: sono a Udine da 13 anni, lo abbiamo preso che era un bambino aveva solo 19 anni, ha fatto una grande carriera, e forse poteva fare qualcosa di più. Sono stato presente alla telefonata privata fatta dal presidente a Giampiero… l’Udinese non ha fatto assolutamente niente per mettere sul mercato Giampiero Pinzi. C’è stata una richiesta limpida del Chievo e Pinzi l’ha valutata. E secondo me ha fatto bene. Giampiero ha fatto la scelta che ha ritenuto più opportuna. Comunque la società non gli ha chiuso la porta, Giampiero Pinzi è uno di noi, quando vorrà tornare a Udine l’Udinese lo accoglierà. Penso che il rapporto continuerà ancora. Intanto però se n’è andato un altro italiano… Però ne abbiamo portano uno, Felipe, che è vero che è brasilero ma è cresciuto con me nella Primavera, ha sposato una friulana, ha fatto il suo percorso nel settore giovanile dell’Udinese… per me è, a tutti gli effetti, un italiano. Tredici anni fa giocava in Primavera con Muntari. Comunque ve lo posso assicurare: noi siamo a caccia di italiani. La nuova regola impone di formare ragazzi italiani. Noi siamo alla ricerca, anche se non è semplice. Intanto quest’estate avete ingaggiato un azzurrino molto promettente, Valerio Verre, parcheggiato momentaneamente in serie B (al Pescara). Ma credete nelle sue potenzialità? Assolutamente sì. Lo abbiamo voluto qui durante la preparazione, si è messo a disposizione dell’allenatore, al quale piace molto. Ma piace a tutti Verre. Il problema è che abbiamo valutato che la rosa fosse abbastanza ampia, in quel momento avevamo anche Pinzi, e dunque abbiamo ritenuto opportuno mandarlo nuovamente in B, perchè ha solo 21 anni. Gli farà bene un altro anno di serie B e, se sarà all’altezza, tornerà l’anno prossimo. È un patrimonio del calcio italiano e dell’Under 21. Però non sempre mandare in prestito i giovani in categorie inferiori si rivela una scelta azzeccata, come accaduto lo scorso anno a Nabil Jaadi… Quando scendi in serie B, devi avere la fortuna di trovare una squadra che lotta per le prime posizioni, mentre il Latina doveva salvarsi e, quindi, come accade sempre in Italia, il tecnico ha preferito puntare su gente di esperienza, piuttosto che sui giovani. Ecco perchè quest’estate abbiamo deciso di mandarlo al Granada, perchè siamo convinti che possa dire la sua già in prima squadra. Così come sta facendo Isaac Success. Perchè Jaadi non è tornato? Perchè al momento giochiamo con un modulo non adatto alle sue caratteristiche. Sarebbe perfetto per il 4-3-3, ma attualmente giochiamo con il 3-5-2.

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