Pierpaolo Marino: “Non sono tutti di Colantuono i demeriti”

Pierpaolo Marino: “Non sono tutti di Colantuono i demeriti”

Stefano Colantuono non è più l’allenatore dell’Udinese. Pierpaolo Marino, uno che lo conosce molto bene, non lo boccia nonostante l’esonero: “Ci sono anche i giocatori che vanno in campo. Difficile poi per l’allenatore avere a che fare con tanti stranieri”

La corsa alla salvezza non è facile quest’anno, lo dimostra la classifica: “Questo è un torneo dove ci sono state serie positive e negative da parte di tutte – afferma l’ex Dg dell’Udinese e l’Atalanta Pierpaolo Marino – . Anche la Juve ha cominciato male, proprio l’Udinese l’ha battuta a Torino. Quel giorno nessuno si aspettava che Colantuono non finisse il campionato. Difficile da analizzare questo campionato: le squadre hanno avuto fasi, Colantuono ha pagato questo periodo negativo, ma ci sono attenuanti. Poi serve vedere qual era l’obiettivo del club, se era la Uefa giusto che paghi, se era diverso c’è ancora un margine sulla terzultima.

Fatto sta che Udinese, Atalanta, Palermo, Carpi e Frosinone ora se la giocano: “Certo, chi in questo momento sta nel tiro delle ultime rischia: tre o quattro punti non sono di certo un margine sicuro, dall’Atalanta in giù rischiano tutte, ma anche la Samp, per esempio, non è detto che non possa essere risucchiata. Come detto è un campionato strano, nessuno si può sentire al sicuro“.

Intanto l’Udinese ha scelto De Canio: “Mi fa piacere che torni a Udine, dove aveva fatto bene per un anno e mezzo, ho ricordi positivi di De Canio, è uno che tutto sommato ha fatto bene, uno psicologo che può essere utile in questo momento. Inutile però parlare di ricette: serve una vittoria e un po’ di fortuna che possa sbloccare la squadra

Infine Marino non dimentica però Colantuono, che ha pagato per tutti: “Saluto Colantuono, io lo giudico un tecnico preparato, poi magari a Udine è stato sfortunato, non sono tutti suoi i demeriti: ci sono anche i giocatori che vanno in campo. Difficile per l’allenatore avere a che fare poi con tanti stranieri, non è facile lavorare dove la lingua non è compresa, magari chi arriva non comprende subito l’importanza del club“.

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