Turci: ne va della politica dell’Udinese…

Turci: ne va della politica dell’Udinese…

Sicuramente le due partite con Parma e Palermo hanno una storia diversa, ma in sé hanno in comune la prestazione non brillante. Questo è fuori discussione: poi il Parma è libero mentalmente e ha fatto sei punti in quattro giorni. Poi il Palermo  è stato davvero cinico: i primi due tiri sono stati due gol. L’Udinese però ha contrapposto una resistenza davvero poco convincente. Quando prendi gol da 30 metri, e qualche minuto dopo l’avversario raddoppia, a livello morale diventa una montagna altissima da scalare.

Il ritiro, poi, è stato solo punitivo: non c’erano obblighi impellenti di classifica. Ma l’Udinese deve preservare le prestazioni, comunque sia la Serie A è una vetrina importante per il mercato. I cali di tensione svalutano i giocatori.

Sui fischi prendo a prestito una dichiarazione di Giaretta a fine gara: si possono capire, ma questi devono eventualmente avvenire al termine della gara. Durante la partita si deve sapere che può succedere di tutto, i fischi in mezzo sono autolesionisti. A fine gara tutto è lecito in base alla prestazione fornita. Essendo uno sport pubblico è normale essere soggetti al gradimento del pubblico. Farlo durante i novanta minuti però non serve a nulla, se non a inasprire una situazione critica.

L‘Udinese, al di là di tutto, non si può permettere gare sotto tono perché la vetrina è determinante per stabilire il valore del singolo giocatore: se si dovesse fare un finale sotto traccia è indubbio che chi ha mercato venga svalutato. E’ un cane che si morde la coda: i singoli sono enfatizzati dalla squadra, la squadra dai singoli.

L’allenatore? In Italia si giudica dai risultati. Sempre. Quando raggiungemmo la prima, storica, Uefa, fino alla gara col Perugia, a cinque punti dalla retrocessione, tutti venivamo criticati. Gli ultimi due mesi hanno dettato la svolta, questo per dire che le ultime gare sono sempre quelle più importanti.

Gigi Turci @Mondoudinese

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