Calcio e stupidità

Calcio e stupidità

Commenta per primo!

Inizio con una comunicazione di servizio: nel pezzo precedente, volendo esaltare le doti chirurgiche del neo-arrivato Adnan, usavo un paragone mutuato dalla musica “techno-colta” anni ’90 (Prodigy); che sarebbe potuto, ironia della sorte, esser confuso con qualcosa che al popolo iracheno ricordava tristi e mai del tutto sopite crudeltà del precedente regime. Qualcuno me l’ha fatto notare: Me ne sono scusato, me ne scuso con tutti Voi, ho corretto la locuzione e cosparso umile il capo di cenere.

Fatta. Andiamo avanti.

Mentre noi poveri cantori di cose biacca e carbone ci divertivamo (finalmente) con le evoluzioni dei gialli di Colantuono sulla pelouse greca di Atene, qualche altro gruppo di cosiddetti ultras si baloccava in Alto Adige, precisamente a Castelrotto. Ove il Bologna, allenantesi in altura, ospitava lo Spezia per un’amichevole di preparazione alla prossima stagione.

Dico “baloccarsi” perché la quarantina di accademici della Crusca, equamente suddivisi nelle due opposte fazioni, non trovava di meglio che invadere lo spazio giochi per i bimbi, scacciarli assieme ai genitori (probabilmente ai loro occhi dei conigli), raccoglierne financo i giocattolini e lanciarseli contro, usando ovviamente pugni e bastoni per predominare sulla zona contesa.

Lo so: parlare di certe cose amplifica le gesta di questi inutili imbecilli. Ma tant’è, e siamo solo a luglio. In passato qualcuno, dietro la mia precisa richiesta di spiegarmi cosa significhi essere un ultrà, mi disse che tale status “è un modo di essere. Tu non lo sei e non lo puoi capire”. Infatti: non lo capisco. E tutto sommato, se fare a pugni a difesa di una fede può essere accettabile, ne sono lieto. Mi definisco addirittura neanche tifoso. Al massimo supporter.

E dunque? Allora come sempre abbiam ragione noi. Quelli che…

Quelli che vedono il calcio come estensione professionale di un leggerissimo e gommosissimo Super Tèle calciato da bambini.

Quelli che un prato perfetto e due porte squadrate valgono esattamente come quattro maglioni e un campo infestato dalle talpe sulle cui buche si rischiano le caviglie.

Quelli che al fischio finale si chiude bottega, al massimo due impropéri (bestemmie no, vi prego) e un taglio di rosso fra amici.

Quelli che tira, tira, tira… Nooo, fuori, ma perché hai tirato? E avanti col brum.

Insomma, quelli che il calcio è uno scherzo. E come tale non vale un pugno, un insulto alla tifoseria avversaria, un solo secondo di rammarico se le cose sono andate male.

Dopodiché siamo anche quelli che ci basta un secondo, un attimo, un’azione spettacolare e la sensazione che la squadra possa offrire più del nulla eterno mostrato in quasi tutte le circa ottanta gare giocate nei due scorsi campionati. In questo senso trovo impeccabile il comportamento sin qui tenuto dalla società.

Le amichevoli contro squadre di elevata caratura, anziché le stucchevoli esibizioni contro ragazzini o quarantenni valligiani, oppure le goleade contro mestieranti sudamericani, mediorientali e via discorrendo, aumentano da subito la soglia d’attenzione, e mettono a nudo le mancanze della squadra. Ieri sera ad esempio la fase difensiva è stata talora disattenta, superficiale e goffa (vedasi ad esempio la rete di Marcus Berg), e in avanti manca ancora il cinismo necessario ad aumentare la percentuale realizzativa in presenza di numerose occasioni. Vero è che siamo solo a luglio, ma tale poca fertilità in avanti nasce da lontano. Da almeno due anni, se non tre, la fase offensiva biancanera non cresce il numero di reti come dovrebbe. Ho la solita incrollabile fiducia nelle capacità dei punteros friulani, per i quali sogno sempre l’assistenza di un trequartista col dieci sulle spalle. Anzi, col diéz.

D’altra parte, mi sembra lo staff dirigenziale stia operando meglio di altre squadre sulla compilazione della lista dei venticinque da presentare all’inizio delle danze. Temevo la difficoltà nello smaltire pedatòri di dubbia utilità, pieno io di pregiudiziali nei confronti di alcuni fra loro. Ad oggi (esclusi i ragazzini) molti fra loro sono stati ricollocati, alcuni addirittura credo con una discreta plusvalenza. Penso al colosso d’ebano brasiliano Naldo, per il quale lo Sporting ha versato qualche milione nelle casse bianchenere. Non che ce ne fosse bisogno, ma tant’è. Meglio così.

L’arrivo del cileno Manolito Iturra Urrutia, di professione volante de contenciòn mi fa credere, stante il fatto che sembra Colantuono voglia puntare su Valerio Verre (e aver un italiano in più nella rosa oggi conta come mai), che qualcuno di importante farà spazio al colocho de l’Universidàd. Dovessi scommettere il classico centesimo coll’andriese Castel del Monte, punterei su Panagiotis Koné. Non mi farebbe piacere, spero di sbagliare. Facile sia così, benedetto sarebbe il momento.

La gara di sabato sera, avverso il Galatasaray di Hamzaoğlu, l’Udinese affronterà un test di capitale importanza. I campioni di Turchia sono un team forte, collaudato, sempre ostico da affrontare per le squadre italiane, ben assortito ed esperto come mai. Non mi interesserà, lo dico da subito, il risultato che ne scaturirà: sarà importante mostrare un altro step di progresso, quello che conduce alla calma nel gestire situazioni difficili contro avversari meglio attrezzati, senza (come accadeva l’anno passato e quello ancora prima) cedere al panico o, nella migliore delle ipotesi, disfarsi della palla rintanandosi indietro. Ogni passo in avanti, ogni piede in fronte all’altro, rappresenta un riavvicinamento al DNA originario di questa formazione, dell’Udinese calcio SPA: una gara senza vittoria può essere un insuccesso, mai una resa. Ed almeno in tal senso, Colantuono è una garanzia. Il sacco è già pronto, che il Worther See Stadion ci accolga come al solito generosamente, nella speranza di vederlo grato per una gara giocata bene e ben condotta sino al termine.

Franco Canciani @MondoUdinese

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy