Che confusione, sarà perchè sbagliamo…

Che confusione, sarà perchè sbagliamo…

Tre punti in cinque giornate. Una classifica a dir poco impietosa per una squadra, l’Udinese, costruita per una salvezza tranquilla (e poco più), ma dignitosa. E soprattutto uno score casalingo fallimentare: zero punti contro Palermo, Empoli e Milan. Di sicuro il patron bianconero Gianpaolo Pozzo si aspettava ben altro rendimento all’interno della nuova casa bianconera. Ma rinnovare l’impianto senza costruire una squadra all’altezza sta producendo effetti catastrofici. Udinese+Calcio+v+AC+Milan+Serie+Fm4oaT6FKLKlEppure a lanciare il primo segnale era stato, involontariamente, lo stesso Pozzo senior quando, durante una conferenza stampa sullo stadio, aveva dichiarato: “La gestione della società è passata nelle mani dei miei figli”. Una presa di posizione importante che ai più è sfuggita, ma non a chi segue l’Udinese da anni e sa benissimo che il patron non dice mai nulla per caso. Il numero uno bianconero, dunque, ha “abdicato” in favore del figlio Gino, un po’ distratto dal luccicante palcoscenico della Premier League. Il Watford, infatti, è diventato il fiore all’occhiello della società, con l’Udinese relegata al ruolo di comprimaria. Che piaccia o no, al momento è così. Ma aldilà della “macrogestione” che ci interessa relativamente, ciò che preoccupa è la mancanza di programmazione che ha colpito al cuore l’Udinese. Come giustamente sottolineato in queste pagine, era da anni che la formazione bianconera non aveva un’età media così alta. Il dato sarebbe interessante se fosse accompagnato da risultati positivi, ma visto che le cose in campo stanno andando diversamente, non può che essere negativo, perchè evidenzia la fine di un percorso che per anni ha portato grandi soddisfazioni al club friulano. Da troppo tempo non c’è un “crack” che esplode in Friuli: l’ultimo è stato Mehdi Benatia, volato a Roma prima della “scalata” al Bayern Monaco. E, se vogliamo, possiamo aggiungere anche Maxi Pereyra, ingaggiato un anno fa dalla Juventus. Dopodichè il vuoto assoluto. Perchè? Il motivo è semplice. Il modello Udinese è stato copiato e aggiornato dagli altri club, alcuni dei quali godono di un potere economico maggiore e per questo riescono a mettere i segni i colpi migliori. Un caso per esempio è rappresentato da Paulo Dybala. Il Palermo, con un investimento importante, è riuscito a strapparlo alcuni anni fa al calcio argentino e ora è diventato uno dei punti fermi della Juve di Massimiliano Allegri. In altri tempi Dybala sarebbe arrivato in Italia via Udine. E come Paulo ce ne sono tanti altri. Come intervenire? Ovviamente cambiando strategia, investendo (seriamente) nel settore giovanile e ripartendo dal calcio nostrano. L’involuzione – che pare inarrestabile – di questa Udinese è dovuta, infatti, anche dal progressivo impoverimento dello spogliatoio. L’ultimo colpo al cuore è rappresentato dalla cessione di Giampiero Pinzi al Chievo: è vero che è stato il giocatore a decidere di andarsene, ma bisogna domandarsi il perchè… Anno dopo anno i pilastri dello spogliatoio si sono sgretolati. E ora la multinazionale Udinese non ha nè un leader, nè un asse portante. Gli stessi tifosi faticano a riconoscersi in una squadra che non ha radici, fatta eccezione per Di Natale e Domizzi che però stanno sentendo inesorabilmente il peso degli anni nelle gambe. Ancora un capitolo a parte merita l’allenatore. L’ultimo anno di Guidolin, la stagione di Stramaccioni e l’avvio di Colantuono  hanno un comune denominatore: la discontinuità. Troppi cambiamenti, troppi errori e troppa confusione dentro e fuori dal campo: mancano i punti fermi e quando il mare si agita la barca rischia davvero di affondare. Porre rimedio attraverso l’ingaggio dello svincolato Francesco Lodi sembra più la “mossa della speranza” che l’acquisto ragionato di una società che ha sempre fatto della programmazione il suo credo. Sicuramente in questo momento manca la qualità nel mezzo e Lodi può essere l’uomo giusto al momento giusto. Ed è quello che ci auguriamo tutti. Ma se i vertici del club non cominciano a riflettere seriamente su quanto sta accadendo, difficilmente vedremo questa Udinese brillare come in passato. Così come il cammino per la salvezza appare già difficoltoso. Domenica a Bologna, esattamente come un anno e mezzo fa, ci si giocherà gran parte della stagione. Poteva essere una storia completamente diversa, sarà invece un’altra annata particolarmente sofferta. Il tempo per rimediare c’è, ma tutto il resto?

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