Colantuono e lo scettro del comando

Colantuono e lo scettro del comando

Può una squadra cambiare volto radicalmente in pochi mesi, pur senza stravolgimenti drastici nella sua rosa? E in questo quanto conta l’allenatore? Le risposte: sì, tanto. Ma ci sono anche delle premesse doverose: l’Udinese di Andrea Stramaccioni ha perso la bussola dopo alcuni eventi negativi, probabilmente il tecnico di San Giovanni non ha saputo essere carismatico, non ha saputo trasmettere le sue idee al gruppo. Questione anche di esperienza e di carattere: Strama rimane un grande conoscitore di calcio, ma forse non ha ancora quell’esperienza necessaria per far fronte a dinamiche che in uno spogliatoio come quello bianconero emergono e le cose non vanno bene. Pozzo, infondo, ha fatto intendere proprio questo quando ha annunciato il cambio al timone. Juventus+FC+v+Udinese+Calcio+Serie+dvhQxCGt5ODlColantuono è un generale, preparato, esperto e, soprattutto carismatico. In allenamento è uno spettacolo, un mix tra l’esuberanza romana di Mazzone, la meticolosità di Spallletti, l’attenzione riservata ai movimenti cara a Guidolin. Detto così un mix esplosivo, ma aspettiamo ancora prima di fare paragoni. Ci sono, però, particolari che non passano inosservati a chi bazzica per i campi del ‘Bruseschi’. Colantuono va a richiamare, per esempio, perfino i giardinieri: l’erba dev’essere come dice lui, i campi curati alla perfezione. E’ il primo ad arrivare sul campo, i suoi collaboratori sanno bene cosa fare e come organizzare il lavoro. Nulla è lasciato al caso: Cinello, Miano il fido Beni, poi Armenise e Montesanto hanno disposizioni chiare e precise. I primi due lo aiutano per quanto riguarda la parte tecnica, Beni e Armenise guardano anche all’aspetto tattico, il preparatore è sul pezzo. Prendete Thereau: sabato, nella rifinitura prima della Juve, ha accusato piccoli problemi di stanchezza, nulla di grave, ma alla minima avvisaglia si è messo a lavorare col preparatore lasciando il gruppo. Normale? Sì e no, perché non tutti badano alla virgola. La vittoria sulla Juve nasce da questi aspetti e da uno studio dell’avversario quasi paranoico. Colantuono già da giovedì insegnava i movimenti possibili degli juventini. Spiegava come affrontare il centrocampo, lasciandoli aggredire, per poi sfiancarli e crescere alla distanza. Così è stato, con i bianconeri friulani che non hanno marcato visita in nessuna occasione. Tutti sapevano bene cosa fare, e cosa il loro atteggiamento avrebbe portato. Insomma l’esaltazione del lavoro di squadra, senza fronzoli, senza troppe ulteriori considerazioni. La sintesi del calcio: grinta da vendere, attenzione, qualche buon piede che sappia fare la differenza. Tutto il resto è noia, per dirla alla Califfo. Il Generale Colantuono  ha cambiato faccia all’Udinese, questo è certo. E un’altra cosa è scontata: non permetterà cali di tensione. Chiedere al povero Perica quante ne sente al minimo errore. Ma la forza è che tale atteggiamento viene riservato a tutti, perché solo col bastone si riesce a tenere le redini di uno spogliatoio così eterogeneo. Poi se il bastone diverrà scettro è presto per dirlo, ma gli ingredienti ci sono tutti per ben sperare.

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