Difesa a tre o a quattro, l’eterno dilemma

Difesa a tre o a quattro, l’eterno dilemma

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L’Italia, paese di santi, navigatori, poeti e commissari tecnici, tra le tante domande che si pone di questi tempi (crisi, immigrazione, caldo…), ce n’è una che appassiona praticamente tutti, specialmente a Udine: è più opportuna la difesa a tre o quella a quattro?

Diamine, avere la risposta sarebbe come avere i numeri del Superenalotto. Intanto Stefano Colantuono, colui che ha costruito la carriera sul 4-4-2 (duttile quanto vuoi, ma pur sempre 4-4-2), si è ritrovato a Udine a ripartire dal 3-5-2. Un modulo questo che rende tanto se ha gli interpreti giusti, specie quelle fasce.
Guidolin è stato l’artefice e il creatore principale di questo modulo, ma in bianconero negli anni clou poteva vantare su giocatori importanti in mezzo: mezzali come Asamoah e Isla che si inserivano a turno, ali come Basta o Pasquale, ma soprattutto mezze punte come Pereyra, tanto per citarne uno, o Sanchez se proprio vogliamo farci del male con i rimpianti di un tempo che fu.

Il suo ultimo anno alla guida dell’Udinese, senza più protagonisti importanti, ha sofferto, ma dal 3-5-2 non si è scappati. Le critiche piovute sono state proprio dettate dal fatto che in molti vedevano una soluzione ai problemi con il ritorno alla difesa a quattro, provata anche in campionato ma sempre accantonata.

Anche Strama, uno che ha sempre disegnato le sue squadre con il 4-3-3, è ripartito dalla difesa a tre: all’inizio giustificando la cosa affermando che, dopo anni con questo modulo, serviva cambiare con calma. Ma quando  a Marzo ha iniziato a provare la difesa a quattro, ecco che subito si è fatto retromarcia. E i risultati, come l’anno precedente con Don Francesco, non sono stati esaltanti.

Che sia mai che i giocatori fanno la differenza? Diciamolo sotto voce, piano piano, alla Marzullo se volete, ma diciamolo. Perché i modulo, gli schemi, sono importanti, ma sono l’abito. E tutti sanno che l’abito non fa il monaco.

Ora Colantuono sembra voler di nuovo ripartire dal passato. Un sospetto si insinua: non è che questa squadra, questo giocatori, praticamente gli stessi dell’anno scorso e quasi gli stessi di due anni fa nel loro complesso, non digeriscano altro?
La risposta arriverà dal campo, ma intanto si impongono due considerazioni: la prima riguarda gli esterni, il punto cardine di questo modulo. Così com’è sembra che ce ne siano troppi in rosa, così si pensa al mercato, soprattutto per Gabriel Silva e Widmer. Col 4-4-2 ci sarebbe spazio per tutti, ma si restringerebbe la coperta in mezzo, dove altri finirebbero come surplus.
La seconda considerazione riguarda la difesa stessa: se non si è al top si rischia, i meccanismi in questo schema devono essere perfetti, e ad oggi pare che manchi qualche ricambio dietro.

Intanto si prosegue su questa strada, in attesa di capire chi giocherà davanti, naturalmente e come reagirà: A Duvan si chiederà sacrificio, oltre che gol, perché questo modulo richiede una fase difensiva più corale rispetto al 4-4-2.

Insomma ci risiamo: d’estate o si parla di caldo, o si parla di crisi, o si parla di modulo. E, forse, questo argomento è più appassionate, anche se la risposta è sempre  solo una. I buoni giocatori fanno buona una squadra e, quindi, una allenatore.

Com’è l’Udinese 2015/16? Per ora non si può dire sia buona, ma nemmeno scarsa. E’ un cantiere e come tutti i cantieri deve essere completata. Intanto, però, in allenamento si è provato anche la difesa a quattro. poco, ma la si è provata: hai visto mai…

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