Dove termina la notte del calcio? (Di F. Canciani)

Dove termina la notte del calcio? (Di F. Canciani)

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L.F. Céline pubblicava il suo cupo romanzo capolavoro “voyage au bout de la nuit” negli anni trenta. Un testo torvo, amaramente introspettivo e privo di qualsivoglia speranza nella vita e nel domani. Grigio, nero, pochi colori ma in termini assoluti un romanzo da leggere.

Ah già, il calcio. Cosa c’entri l’espressionista francese con lo sport che appassiona fitte schiere di grandi e bambini lo sa solo il piccolo, solitario neurone che vaga senza compagnia nella mia testa. E che talvolta forse esagera.

Sono giunto stanotte in hotel per il mio breve soggiorno a Cleveland, e stuzzicato da un articolo che ho trovato online ho cercato (e scovato) il bilancio di una formazione di serie A, genovese, recentemente accolta in Uefa con tanti sassolini cavati dalle scarpe da parte del conducatore dalla kefiah multicolore.

E ho capito che il mondo è bellissimo, e che la Uefa ha avuto ragione.

Il bilancio della società è perfetto: le passività sono coperte dalla precedente proprietà (circa 24 milioni); quella attuale ha prestato 2,9 milioni circa ma non ha sborsato formalmente nulla per la transazione. Purtroppo è confidenziale e blindato il contratto che ha sancìto il passaggio di mano, per cui non è dato conoscere cosa menzioni di preciso il richiamato capitolo (mi pare) 5.3 grazie cui la società Sport e Spettacolo ha diritto ad un indennizzo dalla precedente gestione.

Salta all’occhio chiare e lampante, nobile e imprenditorialmente corretta, la decisione (richiesta dal Collegio Sindacale) di raggiungere la parità entrate-uscite entro il prossimo esercizio (o meglio nel budget che sarà chiuso il 31.12.2016), per poi andare piano piano in utile.

Dunque, tutto okay? Sì, se fosse una società qualsiasi. Peccato sia invece una squadra di calcio.

Si parla in maniera inequivocabile di taglio di stipendi “pesanti” (Eto’o che cerca una sistemazione in Turchia può non essere casuale); di ricerca di plusvalenze (legasi cessione di giocatori con un certo mercato); di acquisti nel mercato dei parametri zero (già feudo di Galliani, auguri… Cassano, quindi?). Il presidente glissa, poi s’indigna e s’impegna con gran destrezza nel solito stucchevole gioco di parole: faccia attenzione, in Friuli dicono che ogni bel ballo alla fine stanca.

Ma in realtà tutto ciò, moltiplicato per tutti gli analoghi casi riguardanti le tante società che fan fatica a chiudere bilanci accettabili senza acrobazie, sancisce inequivocabile la notte del calcio. Potranno sempre essere adombrati complotti galattici, le lobby economiche, i rettiliani o le scie chimiche ma la verità rimarrà impressa a fuoco nei numeri. E nell’oscurità appaiono sicure e conclamate almeno tre categorie, per tacer delle sfumature, di club pallonari.

Alla prima, alla maggioranza, appartengono le migliaia di società che vivono lo sport sopra le proprie possibilità. Fino a poco fa, a meno di strani cataclismi, riuscivano a comperare cantuccini e Vin Santo celando le magagne dietro ad un non così tanto mozartiano “così fan tutte”. Il Parma Calcio, però, ha gettato nel panico un intero ambiente…

Nella seconda, una totale minoranza, troviamo le squadre che spendono infinitamente più di quanto ricavino dalle prestazione sportive, dalle sponsorizzazioni, dai diritti televisivi. A differenza dei peònes di cui sopra, però, a capo di questo manìpolo sparuto di spenditori seriali (a fronte di successi tutto sommato modesti) esistono i vari sceicchi, petrorussi e compagnia pagante i quali, a fine annata, guardando numeri in passivo di centinaia di milioni, un po’ à-la-Nerone decidono quanto, se e come ripianare. Alla faccia del fairplay finanziario, ad esempio, il PSG ha chiuso il bilancio in parità grazie alla sponsorizzazione (più di 200 milioni di euro) dello sceicco proprietario. Ovvio: quando si stancheranno, le formazioni che costoro solèvano patrocinare scenderanno di un paio di gradini.

Al terzo gruppo, l’élite di bilancio, appartengono pochissimi e sceltissimi, un desco da mille euro dove tutto è pagato dalle virtù imprenditoriali delle dirigenze societarie. La Juventus, ad esempio, si è ripresa da una retrocessione traumatica fino a raggiungere, in meno di dieci anni, la finale della Champions League (persa). Hanno avuto la fortuna di una famiglia solida alle spalle, di una finanziaria ben sistemata che riesce a bilanciare utili e uscite, e la sagacia di affidare la squadra ad uno come Marotta. Il Napoli di Aurelione, invece, riesce a galleggiare in un ambiente difficile ed entusiasta come quello partenopeo tra mille difficoltà, tutto sommato raccogliendo poco ma evitando di causare ferite mortali alle casse societarie, al contempo non essendo costretto a pesanti finanziamenti personali per pareggiare le cose. Dulcis in fundo Gian Paolo Pozzo e suo figlio Gino: da 21 anni riescono a trasformare argilla in oro, cercando sui campi polverosi dei paesi meno vantaggiati talenti, veri o presunti, quantomeno offrendo a molti ragazzi una chance; di certo alla propria società utili spaventosi. E non parlo, si badi bene, di progetto sportivo ma solo di sagacia imprenditoriale.

Purtroppo sappiamo benissimo che difficilmente lo schema vincente sarà cambiato: la “proprietà” dell’Udinese calcio non apparterrà mai alla seconda categoria, quella dei mecenati più o meno disinteressati che buttano carriole di denaro a finanziare i propri giocattolini. I Pozzo non lasceranno nemmeno mai scivolare la loro squadra nel gruppone dei sudati di bilancio, dove ci si deve arrabattare. Si ‹ accontenteranno ›, questo calciomercato ne è sinora testimonianza, di mantenere integrità economica e saldezza sportiva.

Poi come dice spesso l’amico Gian Luca Rossi il mercato è meraviglioso: esprimi un parere, quasi una  sentenza  e un’ora dopo succede l’esatto contrario. Ad oggi sento parlare tanto di Watford, poco di Granada e nulla di Udinese. Domani sarà un giorno migliore, magari l’alba rischiarerà la notte del calcio, che a dispetto di Céline troverà colori chiari ed appaganti. Spero ciò succeda anche qui: sole che sale, non monfalconesi tramonti a Nordest.
(Foto Archest)

Franco Canciani @MondoUdinese

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