Era già tutto previsto. Parma sparito dal calcio pro (di F. Canciani)

Era già tutto previsto. Parma sparito dal calcio pro (di F. Canciani)

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Non vedo quali miracolosi eventi avrebbero potuto salvare il Parma Calcio, affetto da anni di gestione decisamente allegra, dal precipitare nelle serie dilettantistiche. È successo a Florentia Viola, Napoli, fior di squadre: per salvare i gialloblù si sarebbe dovuto precipitare al loro capezzale qualche imprenditore, magari locale e pieno di grana (vera, non casearia) con la voglia di acquistare il titolo sportivo e ripartire dalla cadetteria. Pagine, righe, parole piene di vento che hanno partorito quanto, secondo me, giustamente deve avvenire. Per tutti. Senza eccezioni.

Ad una formazione senza patria, soldi né più diritto di appartenenza si è permesso di trascinarsi per un girone abbondante in Serie A, già retrocessi virtualmente se non realmente, aggrappandosi ai soldi dell’apposita televisione a pagamento ed evitandone ubbie ed uzzoli; appellandosi ipocritamente al rispetto verso i giocatori senza stipendio, quando ogni giorno lavoratori di ogni genere rimangono senza impiego e allargando le braccia si esclama “eeh… la crisi”. Invece questi no, rescindano se vogliono, ma se restano per farli giocare si muovono mari e monti, ponti aerei, le società ed il loro teorico fondo di garanzia (mancavano solo le organizzazioni umanitarie) quando invece si parla di calcio, solo di calcio. La squadra andava smantellata e con i proventi pagati i lavoranti (veri) della società e i creditori, secondo un ordine che la legge stabilisce senza dubbi né incertezze.

Vabbé, andata. Viene nominato un nucleo di commissari preparatissimi (senza ironia) ma forse non in àmbito calcio, i quali iniziano a valutare i giocatori secondo i voti… del Fantacalcio. Pensando, beati loro, che questo bastasse a renderli appetibili.

Ignorando, poveri loro, che invece il dirigente scafato si accorda col giocatore e col di lui procuratore, attende il fallimento e rileva il cartellino a costo zero. Cosa che regolarmente sta avvenendo. Geni.

Vabbé, andata. Adesso si mettono in campo le “aste” per rilevare il titolo sportivo, si sfanfara e strombazza che una busta, un’offerta è arrivata! Si apre la busta, mancava solo George Clooney ad annunciare “the winner is” salvo apprender, con sgomento e somma delusione, che si tratta di una “manifestazione d’interesse”. Come la ragazza che chiede all’amica del cuore “ma Eufemio ti ha baciata?” e questa un po’ mogia “no, l’ho salutato e mi ha risposto ciao.

Vabbé, andata. Definitivamente. E se tutto va bene, si riparlerà di Parma Calcio in serie A verso il 2020.

Come dite? Sono cinico e non romantico come al solito? Forse.

Il problema è che credo si debba essere equanimi nel giudicare, magari considerando, anzi di certo, i vari livelli di ravità ma guardandoli con la stessa dose di serietà e severità ove necessaria.

Il problema è che il povero (?) Tavecchio scopre ogni giorno che la comoda poltrona che pensava essere quella su cui è stato con la benedizione dell’indagato signor Lotito, è in realta una pentola a pressione. Colgo fior da fiore: sostiene Blatter, lo considera una brava persona, la Fifa esplode di corruzione e lui agilmente “abbiamo sempre votato contro Blatter”. Prego per lui che Sepp non ci ripensi e rimanga. In prima persona offende l’intera comunità africana chiamando un fantomatico giocatore di colore “optì pobà” e lo stigmatizza, perché invece di baciar la terra italica che dal bananeto lo tolse, magari si indigna per qualche sibilo di troppo dagli spalti grondanti crassa ignoranza. Il fido Belloli se la prende con le giocatrici di calcio e le pretese economiche, sperando quasi che quelle “quattro lesbiche” si tolgano presto di mezzo (in un paese normale in tempo zero uno così verebbe accompagnato alla porta salvo ulteriori provvedimenti; da noi, paese-mamma, lo si sfiducia). Ma soprattutto, e mi lego al tema del pezzo, la Covisoc gli riferisce che i bilanci delle squadre di Serie A sono delle polveriere: fatte salve tre di queste (ovviamente l’Udinese, scudettata per il bilancio da vent’anni di fila) nessuna delle altre avrebbe titoli per iscriversi. Ovviamente le major non avranno problemi, ma cosa dire di Genoa, Chievo, Atalanta, Sassuolo che mirano basso (per ovvie ragioni) ed alla fine non mettono insieme il pranzo con la cena? E Tavecchio, invece di prendere provvedimenti, lo spiffera ad Aurelio De Laurentis (senza una “i”) il quale, promessa la discrezione, ne fa carne di porco e lo dice financo al portiere del suo stabile. Parma come primo caso, non unico.

E chiudo ricordando che l’Udinese, al Tardini, ha disputato la peggiore gara degli ultimi dieci anni. Sì: peggio anche delle imbarcate casalinghe, forse anche della gara di Cesena. Quel pomeriggio di mercoledì andò in scena il peggior fallimento sportivo della breve ed insignificante gestione-Stramaccioni, un’Udinese incapace di tirare in porta una sola volta, in balìa di un avversario generoso ed ammirevole ma poco altro. Figlia, quell’Udinese, della propria pigrizia mentale e fisica, l’andamento lento che citammo qualche giorno fa padrone delle apparentemente poco capaci membra bianconere.

Quella gara non si doveva disputare, ma in campo furono costretti ad andare e la risposta non poteva né doveva essere una supina e remissiva resa ai domestici. E quando scrivo che Stramaccioni è stato mandato via inauditamente in malomodo non dimentico che il profeta di San Giovanni, in fondo, quest’anno si è in primis suicidato (sportivamente parlando). Leggo di un suo accostamento al Pireo dell’Olimpiacòs: fosse così si doti di elmetto, i tifosi ellenici non sono britanni supporter e tendono a maldigerire, che so, un 1-4 casalingo avverso il Pana.
(Foto Getty Images)

Franco Canciani @MondoUdinese

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