Fischi per fiaschi

Fischi per fiaschi

I fischi di domenica al ‘Friuli’ hanno fatto scalpore: ma non pensiamo di aver scoperto l’acqua calda! Nel calcio dissentire contro la propria squadra, contro l’allenatore, contro il club sono cose normali, ovviamente purché il dissenso non trascenda in altro. Il fischio di per sé, ma anche il lasciare lo stadio, sono cose comprensibili. Sono gesti nati anche dalla commercializzazione estrema di questo sport. Quando si parla sempre più spesso di ‘business‘, di ‘prodotto calcio‘, il risultato non può che essere un tifoso-cliente: e come tutti i clienti ha sempre ragione. Piaccia o meno. Perché se una persona in un negozio compra un prodotto sbagliato, protesta. I fischi, il distacco a volte sempre più marcato tra pubblico e squadre sono figli di una passione tradita, sperperata nei bilanci.

Commercio e passione difficilmente vanno d’accordo, questo è un dato di fatto.

A Udine, però, il fischio è stato una musica da sempre presente negli ultimi 30 anni. Dopo l’oblio della C, solo i primissimi anni nella massima categoria sono coincisi con un tifo spassionato, nonostante le salvezze prima di Mazza non erano cosa facile. Il famoso gol di Gerolin al Napoli e la conseguente permanenza in A, arrivò grazie al dodicesimo uomo. Da lì in poi in Friuli c’è una storia diversa: grandi manifestazioni d’amore (le trasferte a Barcellona, Madrid, Londra, ma anche in Italia a Bologna per lo spareggio col Brescia, ad Ancona e più recentemente molte altre), si sono alternate a episodi di ‘contestazione‘. I fischi arrivarono a Ferrari per come giocava la sua Udinese con Zico, a Virdis solo perché segnava meno di quanto si attendesse. Ma anche molti altri subirono la stessa sorte. Zaccheroni il primo anno fu fischiato, e anche nella seconda stagione, fino alla gara chiave col Perugia fu messo in discussione dal pubblico. Poi tutti sappiamo com’è finita.

Spalletti, De Canio, Marino, lo stesso Guidolin (l’anno passato) sono stati allenatori fischiati, amati, poi ancora fischiati, poi magari rimpianti da qualcuno. ‘Mai contents’ si dice da queste parti: forse è così, forse è una cosa comune ovunque.

Rimane un caso emblematico da raccontare: Vincenzo Iaquinta, ai primi calci a Udine, rubò il pallone di mano a Pizarro al 90′ di un Udinese-Empoli che non si sbloccava. Il pubblico iniziò a fischiare ancora prima di vederlo calciare il rigore. Che segnò, e da lì a qualche anno divenne il secondo bianconero Campione del Mondo.

Attenzione, quindi, a non prendere fischi per fiaschi.

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