Il colore dei soldi

Il colore dei soldi

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Quando il pettegolezzo diventa storia, quando la diceria untoria si materializza a livello planetario manifestando urbi et orbi, grazie all’indagine FBI, quali siano i parametri FIFA per assegnare tornei europei e mondiali, allora ci sta la risata, perché allora vale tutto.

Il calcio è malaaaaato, scriveva per i propri personaggi un fine umorista di nome Walter Fontana vent’anni fa. Ed a questo punto le telefonate di Lotito, la presunta omofobia di Belloli diventano assolutamente integrali ad un macrosistema internazionale. Tavecchio ne esce quasi con una statura da statista. Ditemi Voi…

Hanno beccato un bel grumo (uso di proposito un termine incongruo) di alti dirigenti, provenienti da federazioni calcistiche quali Cayman e Venezuela, accusati di essersi intascati bei soldi per assegnare i campionati a paesi dalle tasche piene, la bacheca vuota e tanta voglia di ricominciare. Abusiva.

Vent’anni, dicono. Da sempre, ribatte la vox populi.

Non sono qualunquista, ma ricordo con piacere i mondiali in paesi che respirano pane e calcio. In momenti, però, congrui da ogni punto di vista, ivi inclusi quelli ambientali, economici e sociali.

Solo con quest’indagine si spiegano assegnazioni (in fila) di mondiali a Sudafrica, Brasile, Qatar e Russia. Vada per i primi due, per il riscatto anti-apartheid e per il futebol bailado (ma il Brasile rischia di finire in ginocchio dopo le Olimpiadi), anche se nel paese verdeoro si sono spazzati via quelli che possono meno, quelli che vivono di espedienti, pur di creare aree di pulizia attorno agli stadi; i campionati a Doha del 2022 sono però una totale barzelletta.

E la spiegazione è servita. Dall’FBI.

Maradona è stato scherzato, emarginato, diffidato quando (da quindici anni) sosteneva queste tesi; gli si diceva “sei ancora inca**ato per il 1994. Taci, drogato!”. Ora fossi in lui tacerei, tanto sa di avere ragione. E di averla avuta da sempre.

Chiaramente il Potentissimo attualmente è scagionato, lui unico candidato (assieme al figlio di un principe arabo, praticamente sempre lui) alla successione a sé stesso alla presidenza della FIFA, dopo che uno alla volta (ultimo Figo) hanno rinunciato, troppo disgusto provando; adesso tutto il sistema andrebbe messo in ghiaccio, cosa impossibile dato che la parte morale  del calcio internazionale si chiama Platini Michel, per citare Maradona “gràn campeòn, péro si tiene che ir a derecha <vamos a derecha!>, si a ezquierda <vamos a ezquierda!>”.

E, temo, il nostro nume tutelare, Tomasi di Lampedusa, trionferà ancora. Tutto salterà, tutto rimarrà invariato. Via quello di Cayman, di Venezuela, che so, delle Vanuatu o di Timor Est. Ma i Mondiali in Qatar, quelli rimangono. A sessanta gradi all’ombra, con gli operai, già sotto pressione per la costruzione degli stadi, che muoiono a decine. Con le troupe giornalistiche arrestate se osano chiedere di vedere cosa succeda. Loro hanno i soldi, noi dobbiamo farci comperare e tacere. Funziona così. Lo sancisce anche la FIFA.

E se il calcio è questo, si consoli Stramaccioni: lui perde un posto, altri invece, e ben più in alto di lui, la faccia. Che forse non hanno mai avuto. In entrambi i casi dopo aver ricevuto debiti attestati di stima, in forma cartacea. Con filigrana.

Franco Canciani @MondoUdinese

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