Il valzer dei moscerini

Il valzer dei moscerini

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Ogni anno di questi tempi molti allenatori cambiano aria. Ma l’anno del Signore duemilaquindici ha portato un verbo nuovo, solenne, un po’ sostenuto ed un po’ presuntuoso: “me ne vado perché il ciclo tecnico è completo”.

Sarà pur vero. L’ho sentito dire da Mihajlovic (ci sta, anche se la sua squadra entra in Europa grazie al gentile dono dei cugini); da Sarri (ha salvato un Empoli che tutti, ad iniziare dal sottoscritto, davano per spacciato ad agosto), ma anche gente come Montella (bravo, per l’amor di Dio, ma il ciclo si chiude senza trofei ed una sculacciata dal Siviglia) e Benìtez (a parte la Supercoppa giocata fra le sabbie del deserto ha totalizzato una serie di delusioni che neanche il peggior Crisantemi) ha assunto in cielo il proprio nome, come avessero conquistato il mondo.

Questa miriade di asterischi, questo sciame di moscerini gira di fiore in fiore, di squadra in squadra, va’ dove ti porta il procuratore, ed immancabilmente atterrano morbidi sulla squadra del loro cuor: è capitato col Rafa ed il Madrid, lo dirà anche Sinisa col Milan (già disse agli interisti nel 2010 che il suo sogno era rossonero… o forse no?), e Montella, e…

L’unico che non se ne sarebbe mai andato, Filippo Inzaghi, è invece stato convocato oggi dalla proprietà che con affetto infinito ed infinita gratitudine gli ha chiesto “grande Pippo… ma perché il magazziniere mi dice che il tuo armadietto è ancora pieno? Dai, fa’ il bravo, vai e svuotalo…

Strano, però: all’estero quelli che fanno bene (Emery, Mou…) rimangono nella squadra vincente. Da noi i cicli si concludono. Sempre con un annetto di ritardo. Vedi Guidolin, che dopo il 2-5 di San Siro se ne sarebbe dovuto andare in bici ed invece ha scelto di rimanere. Il primato va ovviamente a Rafa, che a Napoli a fronte di investimenti ciclopici ha lasciato i partenopei ai preliminari di Europa League (o giù di lì).

Attendiamo che la nube si depositi, che le squadre trovino il loro assetto tecnico e, frementi, le loro dichiarazioni tramite le quali ci fanno sapere che volevano, pretendevano senza indugio l’acquisto di un carneade proveniente dalle Vanuatu, “giovane ma già esperto, buon tocco di palla e visione di gioco”. Dopo la prima amichevole contro la Caracollese sarà spedito a “farsi le ossa” con biglietto di sola andata.

Idem per il trainer che non si dimostrerà all’altezza, cui la società calciandone il deretano augurerà “le migliori fortune professionali future”.

Il calcio è questo. Ma parliamo di gioco e risultati: i cicli lasciamoli al Tour de France.

Franco Canciani@MondoUdinese

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