L’insostituibile Totò

L’insostituibile Totò

Tutti sono utili, nessuno è indispensabile. Anche questa regola ha la sua eccezione, che in casa Udinese si chiama Totò Di Natale. Il capitano bianconero, con la 206esima perla in serie A, ha consegnato ai suoi la prima vittoria al Marc’Antonio Bentegodi nella massima categoria, la salvezza matematica e la certezza che di un giocatore così certo che sentiremo la mancanza. antonio-di-natale-celebrates-his-first-goal-against-parma-serie-a_h4fwx76ltgx81mxo99wm4elzlImpossibile, infatti, non fare riflessioni sul futuro del bomber campano. Anche in questa stagione, seppur non la più esaltante della sua carriera, Di Natale ha fatto la differenza, realizzando ben 13 gol. E tra l’altro senza aver mai potuto calciare un rigore. Un dato che non va trascurato, se paragonato ai numeri degli altri attaccanti della massima divisione. Se guardiamo, per esempio, allo score personale del rossonero Jeremy Menez, le reti all’attivo sono 16, di cui ben 8 trasformazioni dal dischetto. Si tratta, quindi, dell’ennesima conferma che Totò a quasi 38 anni (li compirà il prossimo 13 ottobre) continua ancora a essere decisivo. Come Luca Toni o Francesco Totti, gli ultimi baluardi degli Anni Settanta in campo. Ancora quattro saranno le gare che il capitano bianconero giocherà con la maglia friulana… e poi? L’addio dal Friuli è stato anticipato da tempo e, questa volta, difficilmente il patron Gianpaolo Pozzo riuscirà a trattenere il suo gioiello. La destinazione non sarà né Dubai né gli Stati Uniti, ma la vicina Toscana. C’è sempre in piedi, infatti, una promessa pronunciata anni fa al presidente Fabrizio Corsi per chiudere la carriera a Empoli, così come è sempre vivo il corteggiamento dell’amico Vincenzo Montella alla Fiorentina. Che sia Empoli o Firenze, comunque, poco importa. Ciò che conta è capire chi potrà sostituire uno dei giocatori più prolifici di sempre. Fino a sei mesi fa l’erede designato era ben chiaro a tutti: Luis Muriel, ma il rendimento deludente del colombiano con conseguente cessione alla Sampdoria (prossima avversaria dei friulani in campionato), l’ha tolto dalla lista dei papabili. In questo momento il nome che garantirebbe una certa sicurezza è uno solo: Fabio Quagliarella, già vicino al ritorno in bianconero lo scorso gennaio. Ma tutto dipende da quanto sia disposta a investire la famiglia Pozzo nell’Udinese 2015-2016. Il Nuovo Stadio Friuli meritebbe una “perla”, un colpo di mercato che manca da anni, da inserire in un tessuto già collaudato che, salvo clamorosi colpi di scena, dovrebbe essere ancora guidato da Andrea Stramaccioni. Ma resta complicato individuare un giocatore da 15 gol a stagione che sposi perfettamente la filosofia del club. Meglio, dunque, guardare tra i giovani con esperienza in serie A, magari sbocciati in provincia e in cerca di una nuova chance. L’identikit porterebbe ad Alberto Paloschi, attaccante del Chievo (che proprio lo scorso anno ha rilevato la seconda metà del cartellino dal Milan) classe ’90. Nel suo curriculum ci sono 33 reti (messe a segno in 119 presenze) con la maglia gialloblu, alcune delle quali siglate con la complicità di Cyril Thereau. Dopo quattro stagioni a Verona, Paloschi è pronto per una nuova avventura. E se l’Udinese scattasse in pole?

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