L’Udinese a Torino con l’orgoglio del bianconero originale

L’Udinese a Torino con l’orgoglio del bianconero originale

Si ricomincia: la Serie A riapre i battenti, ma qualcuno si è davvero accorto che il campionato fosse finito? I tempi in cui il calcio staccava davvero la spina sono finiti da un bel pezzo. Tra nazionali, amichevoli, ritiri evento, mercato, chiacchiere, media, oramai il calcio è onnipresente. Quella strana crisi d’astinenza che ha accompagnato i tifosi per decenni è stata abbondantemente sedata dal metadone mediatico che ha raccontato le gesta delle venti meraviglie (bè, quasi) del prossimo campionato. L’Udinese parte da Torino, dallo J – Stadium: ironia del sorteggio più che della sorte, che di fronte capitino i due bianconeri per antonomasia, quello originale friulano targato 1896, quello ex rosa targato Juve. L’Avvocato era solito dire che si emozionava anche guardando l’Udinese, in quanto quei colori gli provocavano comunque un brivido nella schiena. Beato lui, pecche senza voler mancare di rispetto alla vecchia Signora, in Friuli fa venire i brividi solo il colore DOP (d’origine protetta). L’ironia vuole che si affrontano anche i soli due club che hanno portato avanti la costruzione di un nuovo stadio. Ok, c’è anche il Sassuolo che non ha costruito nulla, ma ha rilevato in toto quel che ha costruito in tempi non sospetti quel genio lungimirante di Franco Dal Cin a Reggio Emilia. Proprio lo Stadium  è stato in questi ultimi anni uno dei fattori predominanti delle vittorie della Juve: una fortezza, dive il pubblico a ridosso del campo è stato fondamentale nell’intimorire gli avversari. In fondo è quello che si auspica avvenga anche al Friuli-Stadium, dove squadre che una volte potevano sperare in un assordante silenzio dovuto all’enormità degli spalti, ora si ritroveranno a fare i conti con suoni, colori e pressioni diverse. Magari la Juve (che a dicembre lo inaugurerà definitivamente) non subirà tale fascino, ma Carpi, Frosinone, Empoli e compagnia (non ce ne abbiano), potrebbero sentirsi schiacciate nella nuova arena. O almeno così tutti dicono: almeno 7-8 punti in più alla fine dei conti potrebbero arrivare dal nuovo impianto. Prima di fare i conti sulla classifica, però, è bene partire: da Torino, dunque, contro i campioni d’Italia. Sulla carta è durissima (impossibile mai), ma vedendo i progressi fatti dalla truppa del Generale Colantuono in busta fase essere ottimisti è più che obbligatorio. La squadra è cresciuta tatticamente, qualitativamente, fisicamente: in Coppa Italia contro il Novara (va bene non il real Madrid) si sono viste tarme molto belle, soprattutto sulle fasce. La nuova forza dell’Udinese è il ritorno alla vecchia cara ala, che nel calcio è sinonimo di fantasia, estro, coraggio, determinazione e, soprattutto, incursioni. Un vecchio allenatore ci raccontava che anni fa (parecchi vista l’evoluzione del calcio), un bravo laterale veniva giudicato da sei in pagella se faceva almeno dieci cross in area a fine partita. In questi ultimi anni nessuno in casa bianconera ne ha mai fatti tanti, anzi nell’ultima stagione era una penuria per la calcolatrice tenerne il conto, spesso prossimo al due. Edenilson è passato inosservato (quasi) come acquisto: ma il Genoa avrebbe fatto carte false per trattenerlo e pare che proprio al Juve abbia fatto un tentativo per rafforzare ulteriormente la corsia destra coperta da Lichtsteiner. anche Ali Adnan si sta rilevando tutt’altro che esotico: ha piede, ha tecnica, anche se deve crescere tatticamente. Ma attenzione, perché a Torino potrebbe esserci qualche sorpresa, come quel Marquinho che in altre occasioni sarebbe rimasto in giallorosso, ma che oggi – causa rose a venticinque – è uno dei tanti esuberi di questo calcio. 16082015-B25J5408Per il resto l’Udinese non ha cambiato molto volto, però ha cambiato carattere. Colantuono in panchina è un mix tra Mazzone, Sonetti e Spalletti. Ora ha l’occasione di guidare una squadra che non pensa solo alla salvezza (ok, prima di tutto quella…), per cui ha l’occasione della vita per dimostrare che oltre al carattere c’è di più. In questa prima fase si è intravisto un gioco più determinato, più veloce rispetto al passato. Perfino Guilherme (beccato per una stagione per gli stenti in mezzo) sembra aver trovato una sua collocazione e un suo gioco. Ma queste sono indicazioni d’agosto, dive il calcio è un girarrosto. Ora viene il bello: da domenica si parte per un viaggio lungo 38 partite. La salvezza non è in discussione, ma è giusto prima di tutto andare per gradini: il primo è raggiungere magari a febbraio la quota di galleggiamento, per poi divertirsi. Partire da Torino non, infine, così brutto come potrebbe sembrare: d’accordo che la Juve alla seconda ha già la Roma, per cui non può permettersi passi falsi, però è anche vero che di questi tempi nessuno è al 100 per cento. Nemmeno l’Udinese, che però non ha nulla da perdere, anzi ha tutto da riscattare dopo due stagioni incolori. E con l’orgoglio del bianconero originale da portare in giro per l’Italia, a partire da Torino.

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