Ricomincio da tre

Ricomincio da tre

Contro l’Inter l’Udinese  targata Stramaccioni è ripartita da tre elementi fondamentali. Il primo è la grinta ritrovata assieme allo spirito di gruppo: sono la base essenziale al di là di ogni altra cosa. La panchina a Milan si agitava come fossero uccelli in gabbia, chi è entrato (Thereau) non solo si è fatto trovare pronto, ma ha fatto il gol partita. Pinzi ha ribadito il suo credo facendo quello che sa fare meglio: o fa passare la gamba o fa passare il pallone, non possono passare entrambe.  950b041ab0dc304908e57fac769370d4-99477-1360527735Sono cose che rendono un insieme e di professionisti compagni di squadra, che è ben diverso. La mano di Stramaccioni, dopo un anno fondato su musi lunghi (Lopez, Zielinski e Muriel tanto per citarne tre) si vede. Stankovic, ovviamente, ha un effetto devastante in questo aspetto: se il tecnico è quello che parla ai suoi dal suo ruolo, quasi come un padre che alza la voce, Deki è il fratello maggiore, uno di loro, uno che riceve striscioni da brividi dai tifosi dell’Inter che mostrano ai ragazzi bianconeri quanto questo signore abbia dato al calcio italiano. Se parla stanno zitti tutti e, forse, qualcosa di grosso è volato negli spogliatoi di San Siro a metà gara perché tra primo e secondo tempo c’è un abisso. Ridendo, lo stesso Stankovic, ha ammesso che sono cose che non si possono ripetere. Non vogliamo però scordare Andrea Carnevale, uno che con i giocatori non grida, ma ci sta vicino come un nonno, non ce ne abbia, ma uno che ne ha vissute tante nella vita (calcistica e non), tante bellissime, alcune tragiche, uno che sa come parlare perché certe cose lo rendono psicologo anche se non lo è. Ovviamente si è ripartiti anche dalla vecchia, sembrava dimenticata, difesa a tre: il fatto che Strama non l’abbia rinnegata, ma riproposta è sinonimo di intelligenza. Quando è stata criticata è stato perché non si poteva fare altrimenti, con fasce laterali (vedi quelle dello scorso anno) che non potevano reggerla. I moduli, come ha detto il tecnico, lo fanno i giocatori: che devono stare bene. E’ un concetto, quest’ultimo, che Stramaccioni afferma da sempre. ‘Datemi una leva abbastanza lunga e un appoggio nello spazio e vi alzerò il mondo’, a lui basta far leva su giocatori che stanno bene. Perché la difesa a tre passa inevitabilmente per il funzionamento delle fasce laterali: i movimenti devono essere costanti, i due sulla fascia devono mangiare chilometri su chilometri, mentre le diagonali in copertura devono avvenire all’unisono. L’Udinese ha Widmer che sa fare questo, la condizione non è al top, è giovane, ma può diventare il giocatore chiave, poi c’è Pasquale, più difensivo, ma la fiducia di spingere nasce dalla mentalità, quella inculcata a metà tempo per esempio. In attesa di Silva, che nei piani del tecnico dovrebbe fare la differenza. Con Domizzi, riabilitato in questo modulo, si avrebbe di nuovo una base d’esperienza completa anche dietro, nonostante Piris stia dimostrando di saper fare tutto (speriamo però di non doverlo mai vedere in porta!). Strama ha ricominciato la costruzione dando a tutti la tessa dignità, il suo concetto è  chiaro: tutti per uno uno per tutti. E gioca chi sta meglio e durante la settimana dimostra che ci sta dando dentro. Fernandes al posto di Kone, nonostante i minuti di coppa, sono l’esempio più significativo di questo concetto. Infine la friulanità: quando Strmaccioni parla di certe cose non lo fa per aggraziarsi le simpatie di qualcuno (anche se i gufi ci sono stati, ci sono e ci saranno al prossimo scivolone). Lui è schietto, è uno che ti rispetta e che sa farsi rispettare. Un aneddoto: vederlo in macchina ad accudire sul seggiolone il piccolo Giulio, mentre la moglie fa la spesa veloce in un negozio di verdura non è nulla. Se ci aggiungi però che i friulani, timidi per natura,  quando lo riconoscono lo salutano senza invadenza e lui risponde ‹ mandi › è qualcosa che va raccontato. Chiacchierando a volte parla già di frico, brovada. Non sa ancora tutto di questa terra, ma la sente sua perché gli ha dato la possibilità di ricominciare: da tre. Dalle giovanili, dall’Inter, dall’eredità di Guidolin, pesantissima per chiunque. Lo ha fatto con umiltà. La gente di Udine, come i cani, fiutano, aspettano, ma certe cose non possono passare inosservate. Oggi l’Udinese è questa. Tre, il numero perfetto, ma non ditelo a Strama, che la perfezione sa bene che nel calcio non esiste. Ma esistono basi importanti su cui costruire il futuro. Come i tre punti di Milano, non scordiamolo.

Moval©Mondoudinese

   

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