Ripartiamo dal concetto di “progetto”

Ripartiamo dal concetto di “progetto”

Per evitare di vivere un’altra stagione di sofferenze, l’Udinese dovrà ripartire da una programmazione attenta e lungimirante, che privilegi il “made in Italy” di qualità. A cominciare dalla valorizzazione di Valerio Verre

L’esterofilia nel calcio italiano ha i giorni contati. Con l’entrata in vigore dei nuovi regolamenti, che fa seguito alla cancellazione degli accordi di compartecipazione, le squadre di serie A dovranno necessariamente cambiare rotta. Dopo anni a rincorrere talenti provenienti da ogni angolo del pianeta, è giunto il momento di cominciare a scandagliare i campi nostrani. Una rivoluzione che, in realtà, sarebbe dovuta cominciare una decina di anni fa, quando cioè le società sono state letteralmente ricoperte d’oro con l’avvento delle pay-tv. Ma quei lucenti denari, invece di essere investiti nell’impiantistica e nei vivai, sono stati spalmati negli ingaggi faraonici di campioni e presunti tali. Una politica che con il tempo ha alleggerito il peso specifico del nostro massimo campionato in Europa (e nel mondo) e ha tolto linfa vitale alla Nazionale.

La mancanza di lungimiranza da parte della maggior parte dei presidenti è stata a dir poco scandalosa. Ma ciò che ancora più deprime è che negli ultimi anni, con una situazione fortemente compromessa sì, ma ancora recuperabile, in pochi sono riusciti a invertire la tendenza. Ovviamente un esempio è la Juventus, campione incontrastata delle ultime cinque stagioni, ma non solo. Nell’ultimo campionato società come il Sassuolo, l’Empoli, il Bologna o il Chievo hanno dimostrato che pur senza risorse spropositate si possono raggiungere importanti traguardi, privilegiando il “progetto” a scapito di altri interessi. E pensare che l’Udinese in tal senso è stato un modello per anni… Ma adesso (beh, non oggi, ma già da qualche anno) la musica è cambiata. E la sensazione è che la società dei Pozzo si sia fatta trovare impreparata. Non tanto per i risultati deludenti delle ultime tre stagioni – alla fine ciò che davvero conta è la salvezza -, ma per la sensazione di spaesamento generale che avvolge il club. Qual è il “progetto” attuale? Qual è la direzione intrapresa? Alle volte sembra quasi di essere in uno di quei sentieri che costringe il navigatore a pronunciare frequentamente “ricalcolo”. Il campionato appena concluso ne è la dimostrazione lampante: prima è stato ingaggiato l’allenatore sbagliato, poi la campagna acquisti estiva è stata smentita da quella invernale. Nessun giocatore valorizzato, anzi l’unico vero talento, Silvan Widmer, per mesi è stato relegato al ruolo di comprimario, rischiando quasi di finire nel dimenticatoio. Stessa sorte toccata a Thomas Heurtaux.

I primi acquisti ufficializzati (Harbaoui e El Arabi) sono sicuramente positivi per la qualità dei due elementi, ma di certo non possono ritenersi soddisfacenti. C’è bisogno di un ritorno al “made in Italy” spinto, con la ricerca di giovani (anche giovanissimi) che possano essere inseriti in una squadra completamente rinnovata. Oltre al ritorno ormai certo di Simone Scuffet, c’è un altro nome sul quale è giusto soffermarsi: Valerio Verre. Il centrocampista classe ’94, cresciuto nel settore giovanile della Roma, è stato acquisito dal club friulano (in compartecipazione) nel 2013 per poi essere riscattato completamente l’anno successivo. Ma non ha mai indossato la casacca bianconera. Nel 2014 andò in prestito al Perugia, l’anno dopo al Pescara, con il quale sta disputando i play-off di serie B (oggi alle 20.30 si gioca il ritorno con il Novara). Centrocampista moderno, dotato di piedi buoni e ottima visione di gioco rappresenta senza dubbio l’acquisto più interessante degli ultimi anni. Peccato che nessuno l’abbia mai potuto ammirare al Friuli… Questo tesoretto, ora ambito da Fiorentina, Bologna ed Empoli, non può essere “snobbato” dall’Udinese, considerando inoltre che negli ultimi anni c’è stata più di qualche difficoltà a individuare il centrocampista giusto (vedi i vari Doubai, Willians, Guilherme, Iturra…). Verre, dunque, può essere l’elemento ideale dal quale ripartire per dare vita a un nuovo “progetto”.

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