“Sliding doors” Udinese: il coraggio di cambiare

“Sliding doors” Udinese: il coraggio di cambiare

Con il raggiungimento della pressoché aritmetica salvezza, un curioso paragone emerge tra la stagione quasi conclusa e il campionato dello scorso anno

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Salvezza con largo anticipo, più largo di quanto si creda. Se la permanenza dei friulani nel massimo campionato era già mera formalità ancor prima della vittoria su un Genoa Grifone in picchiata, lo si deve al passo lento con cui procede il gruppo di coda, ma è imputabile anche a un passo compiuto a ritroso in avvio di stagione. Fuori Iachini, dentro Delneri: un implicito mea culpa societario in controtendenza con la politica solitamente adottata dal club di via Candolini in tema di allenatori. La cacciata del tecnico ascolano dopo sole sette giornate, col senno di poi, pare allora la strada dal lieto traguardo non intrapresa la scorsa stagione, quando tre reti del Milan subite in casa a settembre non convinsero il Paron a sostituire coach Colantuono. L’ex tecnico dell’Atalanta fu congedato soltanto a marzo, quando la guida della squadra passò nelle mani di Gigi De Canio. La retrocessione fu scongiurata, ma con che rischi, vista l’aritmetica certezza arrivata solo al penultimo incontro. Ecco di conseguenza, che per evitare la ripetizione di un’annata così sottotono si è optato fin da subito per la prevenzione laddove, nel 2015-2016, prevalse l’idea di curare a danno compiuto.

Quello che vede protagonisti Stefano Colantuono e Beppe Iachini, dunque, è un vero e proprio sliding doors consumatosi nel giro dei primi incontri delle rispettive stagioni al timone dell’Udinese. Al primo fu concesso un gettone addizionale da cui riuscì a trarre una boccata di ossigeno per le gare successive – quei tre punti strappati al “Dall’Ara” di Bologna pagati con il lungo infortunio rimediato da Zapata – mentre il secondo non ha beneficiato di speranza di appello alcuna.

Era la sera del primo ottobre e al “Friuli” andava in scena un 3-0 Lazio condito dai fischi di un tifo già stufo. Stufo per la prestazione sconfortante fornita dall’undici di Iachini, ma soprattutto per quelle premesse così simili alle battute iniziali della stagione precedente. La dirigenza propese per l’immediata sostituzione e così in casa Udinese oggi è possibile festeggiare il raggiungimento dei fatidici quaranta punti.

Un traguardo, questo, che apre nuovi e interessanti scenari, con la sfida al Napoli di Sarri quale chiusura del cerchio in un possibile raffronto tra i due subentranti Gigi. De Canio affondò i partenopei grazie alle reti di Bruno Fernandes, Delneri spera di fare altrettanto, pur prendendo atto dell’assenza del portoghese Under 21. Al suo posto sono arrivati altri giovani, nuove speranze per una squadra – occorre dirlo – rinforzatasi parecchio nel giro di un’estate. Proprio per questo motivo i diversi switch in panchina sarebbero stati vani se alle spalle dei diversi allenatori citati – tutti accomunati da un’illustre carriera alle spalle – non avesse agito una società capace di fermarsi, ogni tanto, per poi compiere un bel passo indietro.

Simone Narduzzi

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