Tempi duri

Tempi duri

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Archiviata la sconfitta di Roma, non c’è nemmeno quasi tempo di rivedersi i riflessi filmati della gara dell’Olimpico che già al Sandero si presenta il Sassuolo. Tempi duri, dicevo già nel titolo. Riferendomi neanche troppo da vicino al primo gruppo di Cristiano de André ed all’unico singolo da loro composto, cognome che lo difende dal plagetto di Sultans of swing degli Straits.

L’Udinese affronta ora in sequenza tre fra le squadre più in forma del campionato: dopo la capolista Roma e gli emiliani di Squinzi, i bianchineri dovranno infatti far visita alla compagine di Sarri al San Paolo.

Non farei drammi sull’uno a tre patìto dai giallorossi di Garsià: la gara è durata quattro minuti, nei quali i casalinghi hanno letto il bluff di Colantuono segnando la rete che ha ammazzato la gara. Il tecnico ha infatti schierato undici guidatori di pullman che però si erano scordati il mezzo a casa. I romanisti sbucavano da ogni parte, incontrastati e veloci rispetto ad un undici immoto vestito di bianco e di nero. Andare a giocarsela come si faceva vent’anni fa, con però diversi protagonisti in campo, era impensabile. Ma mettere una doppia barriera a difendere lo zero a zero e subìre, dopo venti minuti, una decina di incursioni della Roma testimoniano di concentrazione pari a zero.

D’altra parte il turnover fra giocatori di questo livello non sposta, in un verso né nell’altro, il nonsenso di una squadra che continuerà a vagare in side-B fino alla fine del campionato.

E non ingannino colori e nome dei prossimi ospiti della Logan Arena: il Sassuolo di Magic Di Francesco è giovane, italiana, rampante, talentuosa e vogliosa di fare bene. Mercoledì hanno punìto la povera Juventus (grazie anche alla connivenza arbitrale, testimonianza di una reputazione che cresce) ma soprattutto si sono consacrati nelle zone immediatamente sotto quella nobile del campionato. Giocando bene. Ma soprattutto giocando.

Ceduto Zaza, gente come Berardi e Sansone continuano a percuotere con insistenza le reti avversarie, e questo anche (in particolare!) per le lezioni di calcio impartite dalla buona ala che fu l’ex romanista e piacentino che oggi li allena.

Sarò onesto, poi decidete Voi se anche stavolta mi meriterò messaggi privati pesantissimi avverso le mie idee: l’Udinese, rispetto a Napoli, Roma, Sassuolo, talvolta Fiorentina, sembra praticare uno sport diverso. Differente: meno tecnica, meno attenzione tattica, meno capacità di palleggio; meno abilità nel variare il ritmo di gara, meno velocità di base; meno capacità di creare occasioni da rete, insomma meno. Meno. Meno.

Allora di cosa vogliamo parlare? Sentivo l’altra sera la tivù societaria dire che, sì, male il centrocampo, ma che bene ha giocato per due terzi la difesa! E, sì, undici punti ma mica allarme rosso in classifica.

Beati loro. E la loro fedeltà alla linea, che io ho lasciato perdere quando GioLindo ha deciso di smettere di scrivere poesie in musica dedicandosi a farneticazioni politiche.

Io invece sono preoccupato: il mediocre Delio Rossi è stato cacciato via, prendono Donadoni e questo probabilmente salverà il Bologna. Detto che probabilmente Verona e Carpi l’avranno durissima (e all’Hellas il venti per cento dei punti glieli ha concessi l’Udinese), manca la terza scomoda poltrona da occupare: e i bianchineri se la giocheranno con Frosinone, Bologna, Genoa, Empoli e Palermo. Già tutte affrontate, e con le quali all’Arena sono già stato concessi sette punti su dodici disponibili.

E perdere ancora punti, seppur con una formazione come quella neroverde che ha sette punti di vantaggio sui bianchineri, sarebbe sanguinoso: l’atteggiamento da tenere non può essere quello che spesso contraddistingue l’Udinese specie all’inizio delle gare. A Roma, come a Bologna o in casa col Genoa, distratti e remissivi; poco propositivi. Specie, e io che di numeri capisco zero, con la solita formula in campo.

Giocare a quattro dietro con due punte vere, includendo Aguirre se non Totò a fianco di Théréau (sinché, a primavera, Zapata non si riprenderà il centrattacco), mostra indubbi vantaggi. A Napoli di sicuro andrà come contro la Roma, inutile illudersi. Specie se lo sguardo dei giocatori non sarà il tigresco auspicato dal maestro dei motivatori, Julio Velàsco, ma quello d’impotenza mostrato da Iturra all’uscita dal campo. Piccolo inciso: l’ex-Granada gioca peggio ogni gara che dìsputa. A Roma non ci ha capito nulla. Contro il Sassuolo rischia di essere divorato dai vari Mignanelli, Biondini e Missiroli, o chiunque altro subentri. Urge riposo senza dubbio alcuno.

Parlando in generale, il bluff romano del mister anziate è lo stesso che, proposto dalla società, purtroppo pare esser stato letto spietatamente da tutte le avversarie. Quest’anno la squadra è semplicemente costruita male, con giocatori-doppioni e lacune evidenti, con podòsferi di qualità decisamente inferiore alla media, e se talvolta le vittorie màscherano le magagne, spesso il calcio è gentiluomo e riserva gli schiaffoni meritati.

Prendo atto: come l’Italia è passata dalla Monarchia alla Repubblica, cancellando perciò i titoli nobiliari, così l’Udinese ha lasciato nella valigia dei ricordi quella nobiltà sportiva che provocò brividi di paura giù per le schiene metropolitane, quando al vecchio Friuli non passava quasi nessuno e in trasferta ci si divertiva ad asfaltare l’avversario. Oggi il convento, come lo chiama il Maestro Petiziol, ha la stessa crisi di vocazione che colpisce la Chiesa, sempre meno foriera di talenti predicatòri. Ed alla stessa maniera, continuando così, ci vorranno anni per ricostruire una squadra che giochi al calcio. C’è chi dice che chi si vuole divertire vada al cinema, il calcio non fa per lui: non sono d’accordo. L’altra sera fossi stato romanista mi sarei divertito, non solo e non tanto per la vittoria, ma per la maniera in cui i giocatori (peraltro nervosetti) stanno in campo. Si vede che me lo merito: sconfitte senza attenuanti. Reti col contagocce. Gioco stentatissimo. E palla a macchie arancione e rosso tiziano. Potrebbe andare peggio: potrebbe piovere.

Franco Canciani @MondoUdinese

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