Uru ahim, Bianchineri!

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Piccolo cappello iniziale: il mondo ha dato ieri il benvenuto a Simone, figlio dell’anima del club Zebretta di San Daniele, Biancamaria, e di Francesco. Prego la divina Eupalla ché il piccolo non si appassioni al calcio, preferendo sport tipo cricket, badminton o il tennis. Auguri ai neo-genitori da tutti noi.

Udinese, adesso. Piccolo cappello iniziale.

Non sono un intellettualoide, non scrivo cose tipo Volo o Gramellini (“la gioia senza tristezza perde significato, come la luce senza il buio”, cit.); non me la tiro e non voglio insegnare nulla. Non scrivo alto per il gusto di farlo, anzi secondo me non scrivo alto per niente e chi lo sostiene lo fa in malafede: non sempre quello che non si conosce è “alto”, e spessissimo connota così le cose che scrivo senza sapere che provengono dalla cultura popolare di altre etnìe, paesi, genti.

E così, guardando le ultime esibizioni bianchenere, mi è tornato in mente un verso della canzone popolare ebraica (klezmer nel suo più moderno arrangiamento est-europeo d’inizio novecento) Hava Nagila. Il verso fa “Uru ahim, Be-lev sameah”. Tradotto mediamente bene suona come “sveglia fratelli miei, con un cuore rallegrato”. Il titolo significa infatti “rallegriamoci”, nel senso invitante ed imperativo della ricerca della felicità in un mondo, quello degli ebrei ashkhenaziti (in maggioranza polacchi), fatto di getti e isolamento razziale; ma al contempo l’invito era rivolto ai fratelli ebrei a non lasciarsi andare in simili circostanze.

Fatte le dovute proporzioni, vedo lo stesso bisogno da rivolgere all’Udinese calcio. La stagione (fatta salva l’incursione torinese) è iniziata male, fra polemiche sul nome dello stadio; un mercato schizofrenico fra partenze minacciate ed improvvisi addii, arrivi incongrui con il supposto modulo adottato e lacunoso in reparti nevralgici; insomma serenità zero.

E questo, inevitabilmente, si ripercuote sulle prestazioni. Al di là di moduli, diagonali, cinquecinquecinque, i giocatori sono confusi da una situazione la quale, d’altra parte, li mette al riparo dall’eccessivo impegno da profondere: quaranta punti o poco più e quantomeno non si fa tanto peggio delle precedenti due stagioni (tragicamente sprecate).

Ma la turilla, l’ammuina non necessariamente sono un problema per il roster udinese: si dovrebbero usare le energie negative per caricare le proprie pile, per dare il 120% sul campo, mostrando e dimostrando a sé stessi ed al pubblico pagante di essere una squadra forte. Compatta. Un gruppo di cui essere orgogliosi.

Lo so: stiamo incartandoci su discorsi fatti e rifatti. Ma credo la squadra di Colantuono si debba spostare in alto di uno scalino, un piccolo scalino. La serie A è infatti ancora attestata a livelli medi: nonostante i milioni di euro spesi per le campagne di rafforzamento, esiste una spaccatura fra le prime della classe e il resto del mondo tricolore. Non mi faccio abbagliare dai risultati di Chievo, Sassuolo, Palermo, ricordando che un anno fa l’Udinese era nelle esatte stesse condizioni, avendo (come i suddetti) sfruttato le lacune e gli impasse iniziali di formazioni più blasonate. Il tempo le ricondurrà nei cànoni di spettanza, ad andar bene lotta per la leadership della side-B, alla peggio quella per non retrocedere, dove Carpi e Frosinone si stanno staccando e il Bologna, a sua volta vittima delle liti fra Saputo e Tacopina, non trova ancora la quadratura del cerchio (e Delio Rossi rischia di pagar per tutti). L’Udinese prenda ad esempio la Sampdoria, e il mister Zenga che prende quattro sberle dalla Vojvodina in “casa”, si assume le sue responsabilità pubblicamente, riceve un altrettanto pubblico sbertucciamento dal signor Ferrero (pseudo-proprietario della squadra, ma che sembra stia cercando di alienare il teorico investimento) e da quel momento in poi fra ritorno di Coppa e prime tre giornate, ne vince tre, pareggia a Napoli, segna undici volte subendo solo tre reti dagli avversari.

L’Empoli è la migliore, ma anche la peggiore delle squadre da affrontare oggi come oggi: ovviamente ci attendiamo che i bianchineri vincano a mani basse, ma le squadre di Giampaolo giocano bene e (specie ad inizio campionato) corrono come matte. L’Udinese dovrà essere brava, paziente ed intelligente nel non sbilanciarsi, non perdere equilibrio ed al contempo tenere la difesa toscana, tutt’altro che impermeabile, sotto pressione. Magari risolvere, magicamente, il problema di sterilità offensiva che attanaglia le punte friulane da inizio campionato.

Quindi uru ahim, bianchineri; sveglia, animo, dateci dentro. Il calcio è in fondo niente più di un giuoco, ma anche quando giochiamo ci piace il divertimento. Hava nagila.

Dimenticavo: la stagione di rilancio per Alexander Merkel inizia con un grave infortunio. Non siamo suoi fan, ma gli facciamo un abbraccio caloroso e fraterno perché risolva l’infortunio e ritorni più forte che pria.

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