Zico, simbolo del Friuli

Zico, simbolo del Friuli

Magari un giorno, chissà, Zico in panchina all’Udinese. Il sogno a volte può diventare realtà, basta volerlo.

Di Natale sarà stato il principe del gol, ma Zico è stato il Re di Udine. C’è poco da fare. Magari le nuove generazioni, quelle abituate a divorare tutto, a pensare che Messi sia il più forte di tutti i tempi, non si rende conto di quell’operazione.   «Lamberto Giuliodori dal Brasile ci aveva già portato Edinho, mi continuava a parlare di Zico, che il Flamengo voleva venderlo…Finché andai a trattare Zico col procuratore», ha raccontato Franco Dal Cin l’autore dell’impresa storica. «Lo sfruttamento dei diritti d’immagine del calciatore… ora è normale… allora no. Creammo una società apposta, la Groupings. Il miliardo di lire che davamo a Zico d’ingaggio lo pagavamo con gli sponsor: 300 milioni dalla Zeta Color, 200 da altri sponsor, 500 da esclusive che avevo venduto alle tv di Berlusconi».

Detta così sembra nulla. Ma Zico a Udine è proprio come pensare a Messi oggi giocare in bianconero. Ma Zico a Udine è stato molto di più che un campione.

E’ stato il riscatto di un intero popolo, che ancora oggi non dimenticherà mai nella frase prima di sbarcare a Ronchi: “Ho scelto Udine perché se vinci a Milano è facile e nessuno se ne ricorda, se vinci a Udine lo si ricorderà per sempre”.NOn ha vinto sul campo, ma ha vinto fuori, con la sua umanità.

Un aneddoto personale. Eravamo bambini, ci recavamo. giocare a pallone nel campetto di Chiavris (appena costruito sulla vecchia industria di fiammiferi), ci ritroviamo davanti Zico e Edinho con i figli. Scambiarono alcuni palleggi con noi, da Zico scappò ance qualche complimento.
Ma di aneddoti ce ne sono tanti: le grigliate con i compagni di squadra per fare gruppo, la famiglia prima di tutto, la disponibilità ogni qual volta veniva fermato da un tifoso per strada o veniva invitato a un club (chiedete oggi a uno qualunque se vuole andare a cena con i tifosi).

Zico era il Friuli che rinasceva dopo il terremoto e il fato ha voluto che è tornato a giocare proprio nello stadio dove anni prima fece una gara di beneficenza per raccogliere fondi per i terremotati.

La semplicità, il portare il sacco di palloni in spalla per primo in campo, l’ultimo a uscire per provare le sue funzioni al Moretti.

Zico. Il più grande di tutti a Udine, da non crederci. E se diciamo il più grande è perché èp così: Il fato ha voluto che non abbia vinto nulla con la nazionale (quella del 1982 incontrò un’Italia da fantascienza e ancora oggi Zico  e il Brasle ne portano le ferite), ma ha vinto tutto col Flamengo. Maradona è stato immenso, forse l’unico che può competere davvero col Galinho. Ma mentre il Pibe de Oro era furbizia, Zico era classe pura al servizio della squadra. Platini? Se non andava alla Juve chissà se avrebbe alzato qualche trofeo. Fortissimo, ma  non ai livelli degli altri due, troppo egoista a volte per essere davvero un campione.

Zico era questo e altro, è stato l’unico a unire un popolo in piazza per baresi contro le ingiustizie. Intervenne il presidente Pertini alla fine per sbloccare tutto.

Oggi torna, a dire il vero era tornato anche qualche anno fa, ma inspiegabilmente il club non lo invitò allo stadio. Oggi l’invito fa piacere, ma appare addirittura tardivo, perché Zico è il simbolo dell’Udinese contemporanea. Pozzo ha portato campioni, alcuni anche umanamente importanti, ma non è mai riuscito forse mai a staccarsi dal passato targato Mazza e i conseguenti paragoni. Col Sassuolo, forse, verrà messa una pietra sopra anche a questo.

E magari un giorno, chissà, Zico in panchina all’Udinese. Il sogno a volte può diventare realtà, basta volerlo.

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