1993, Firenze, Udine, Mondo

1993, Firenze, Udine, Mondo

La storia di Udinese-Fiorentina del 1993, in un mondo che cambiava

E’ il 10 gennaio 1993, quando l’inverno friulano fu mitigato dalla ventata di speranza che arrivava da Branca Leon, da due punti conquistati sulla Fiorentina, dal vento di novità che giungevano dal mondo.
E’ il 10 gennaio 1993, l’Italia sta cambiando, l’Udinese comincia la stagione con Adriano Fedele, ma poi chiama Alberto Bigon, scudetto in tasca col Napoli e considerato l’uomo giusto per rilanciare le ambizioni di un Pozzo che da Fedele ascoltava i consigli per creare un nuovo modello di fare calcio. Lanciare giovani e lasciar perdere le ‘mummie‘ come le ricorda oggi il Vate di Udine. Un modello che però prese il via solo qualche anno dopo.

Ma in quel 10 gennaio tutto sembra poter accadere. Nemmeno il tempo di sedersi, anzi per qualcuno nemmeno il tempo di entrare allo stadio che Marco Branca segna una delle reti più veloci della storia di questo sport. Nemmeno 10 secondi e l’Udinese è in vantaggio contro la Fiorentina che aveva cambiato inspiegabilmente Radice con Agroppi. Dalle stelle alle stalle, doveva essere un campanello d’allarme per la Fiorentina quel gol, ma non fu così, anzi fu l’inizio della fine, di una retrocessione inspiegabile che poi pian piano portò al fallimento.

Erano gli anni in cui Tangentopoli prendeva forma e gli italiani, dopo anni di finto ‘boom’, prendevano a monetine in testa Craxi, capro espiatorio di un’indagine che alla fine tirò in ballo tanti dirigenti politici e non, ma che portò in carcere ben pochi. L’ex Presidente del Consiglio scappò in Tunisia dove morì qualche anno dopo, nella sua ‘oasi’ oggi presa di mira dall’Isis e le sue truppe dell’orrore.

In quel 1993, mentre a Udine ci si sedeva allo stadio per assistere a quella gara che diede speranza, nel mondo tante cose cambiavano: Bill Clinton stava per insediarsi alla Casa Bianca, con la Russia il nuovo trattato START doveva mettere fine alla Guerra Fredda in modo definitivo, peccato che i missili smantellati oggi rischiano di finire proprio nelle mani di chi ha in mano le armate dell’orrore.

Essere lungimiranti non è facile, in politica come nel calcio: il modello di Clinton ha faticato ad affermarsi e non ha vinto, visto che il suo successore, Bush, è stato agli antipodi. Pozzo a Udine ha visto bene, ha portato ricchezza e prosperità, ma la gente aspetta ancora quello che tutti i tifosi sognano: un trofeo, esattamente come la gente comune quando sente parlare di macro economia, di bilanci in ordine, ma non vede cambiare la busta paga, non si sente appagata.

Allora nel 1993, si sperava che la classe dirigente italiana cambiasse, esattamente come a Udine si sperava nella salvezza che poi doveva esser consolidata: arrivò allo spareggio, ma l’anno dopo fu di nuovo Serie B. E ci volle ancora Fedele a consigliare Pozzo, ironia della sorte.

Ma in quei dieci secondi al ‘Friuli’ il mondo sembrava davvero portare un vento nuovo, a un mondo n uovo. Contemporaneamente a quella partita, a quell’anno, Riina viene arrestato, ma ci si è accorti che la Mafia non colpisce solo d’estate, in Bosnia si discute di pace, ma le cicatrici di quella guerra che ha inorridito l’Europa rimangono ancora oggi evidenti. Monito non ascoltato dal mondo. Viene arrestato Piero Pacciani, tutti lo indicano come il ‘Mostro di Firenze’, verrà condannato per questo, ma ancora dubbi permangono.

Firenze, Udine, Mondo e una primavera mai sbocciata. Con il Giglio che oggi si sente grande ma lo è davvero? E l’Udinese che si sente provinciale, ma lo è davvero dopo 20 anni di A e un gioiello come stadio? Paradossi di vedute, visioni, speranze, paure. Che in quel 10 gennaio 1993 Marco Branca aveva per un attimo cancellato.

 

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