Il grande freddo

Il grande freddo

IL 1985 è ricordato da chi in quell’anno frequentava, senza particolare voglia, le scuole medie come l’anno del ‘Grande Freddo‘. Amicizie con cui condividere i pomeriggi ‘in piazzetta’ (oggi non provate a chiedere a chi non ha questa età cosa significava), il tempo delle Timberland e dei tentativi maldestri di imitare chi aveva soldi davvero. Una gonna Naj Oleari era una cosa ambita come oggi potrebbe esserlo un Iphone.

Il 1985 è l’anno di ‘Ritorno al futuro‘, che a pensarci bene di ritorno aveva poco, di futuro molto: tanto che il prossimo anno la Nike, allora marcchio solo americano o quasi, oggi multinazionale dello sport, metterà in vendita le famose scarpe auto allaccianti di Marty McFly. Con Doc Brown che indossava occhiali che sembravano i Google Glass, con la De Lorean che è tornata fuori proprio grazie all’astinenza di chi la vedeva come un sogno. Insomma a volte la fantasia supera la realtà trent’anni prima.

Il 1985 è l’anno che, come nel film citato (‘Il Grande Freddo’), rievoca nostalgie e amici perduti. Alcuni andati via per sempre perché la vita è bastarda o è semplicemente vita, dove inevitabilmente come diceva Epicuro è inevitabile che mentre un campo di grano venga mietuto, un altro cresca.  Però mancano. Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 13 anni. Gesù, ma chi li ha?

Però ci sono i ricordi come quel freddo, quello vero, che ti faceva venire i brividi solo a leggere la temperatura: -16°C alle 12 (lo diceva impietoso il termometro avveniristico sopra il palazzo di Piazzale Osoppo).  I ricordi delle scuole chiuse per la neve, che in quegli anni cadeva copiosa e soffice.

Quella neve che Zico non aveva mai visto, quel freddo che il Galinho affrontava con guanti e calzamaglia, come un supereroe, quale era del resto. Ma appariva quasi buffo vedere Edinho, suo connazionale, in maniche corte e lui imbottito. Si dice che gli infortuni che ha avuto (a parte l’entrata killer di Righetti), siano stati dovuti anche al clima. Chissà. Il povero professor Casarsa, preparatore atletico di allora  non c’è più per raccontarlo.

Comunque sia il 10 febbraio del 1985 va in scena il derby, quello che i friulani chiamiamo così, anche se due città di due regioni, a pensarci, non posso giocare un derby.

Era la terza giornata del girone di ritorno, i gialloblu erano primi in classifica con 25 punti (uno sopra l’Inter), mentre i bianconeri erano quart’ultimi con 14. Entrambe le squadre venivano da una vittoria e l’Udinese, dopo più di tre mesi dall’infortunio che l’aveva tenuto lontano dai campi di gioco, ritrovava dal primo minuto proprio Zico. I presupposti per vedere una grande partita c’erano dunque tutti, compresa la cornice di pubblico in un Friuli gremito.

Pronti via, 4′ minuto ed è subito 1-0 per il Verona, gol di Briegel. Al 10′ i gialloblu vanno già sul 2-0, grazie a ‘Nanu’ Galderisi. Ci si aspetta la risposta dell’Udinese, invece è ancora l’Hellas ad andare in gol, questa volta con Elkjaer al ’21. Partita finita? Assolutamente no: sul finale di primo tempo finalmente arriva la reazione dei bianconeri con Edinho, il quale, dopo aver fatto le prove qualche minuto prima colpendo in pieno l’incrocio dei pali, in chiusura di primo tempo porta la formazione di Vinicio sull’1-3 con una splendida punizione da fuori area che sorprende Garella.

Si va al riposo e il secondo tempo inizia con i friulani indemoniati. In 5 minuti infatti, tra il 56′ e il 61′ le reti di Carnevale prima e Mauro poi riportano la partita in equilibrio, 3-3. Una squadra qualunque, dopo aver subito una rimonta del genere con ancora un terzo di partita da giocare avrebbe probabilmente perso, ma non quel Verona. Metabolizzato il gol del pareggio, i gialloblu tornano alla carica segnando subito in rapida successione altre due reti, con Elkjaer al 63′ e con Briegel al ’64, chiudendo definitivamente la partita sul punteggio finale di 5-3.

Quello storico derby del triveneto è ancora ben impresso nella memoria dei tifosi gialloblu, tanto che coloro che hanno vissuto quegli anni ricordano bene quella gara ancora oggi, protagonisti e tifosi.

Però, pensandoci è strano: noi friulani nelle tre partite memorabili della storia, abbiamo questa, quella con l’Ajax (una bruciante eliminazione) e quella con il Barcellona (la sconfitta Champions). Perché  siamo un po’ protagonisti del nostro ‘particolare Grande freddo’. Un mix di ricordi, speranze ed esperienze da ricordare e parlarne al bar con gli amici di allora, quelli rimasti. Gli altri speriamo di rivederli per parlarne ancora, altrimenti sarebbe davvero triste avere ancora tante cose da dire e tenerle strozzate in gola per sempre.

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