Quello che non vi dicono. Vi chiedete mai da cosa dipende il Covid-19? I cambiamenti climatici

Quello che non vi dicono. Vi chiedete mai da cosa dipende il Covid-19? I cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici già dal 2010 su un documenti firmato Medici per l’ambiente e Greenpeace metteva in guardia sui possibili legami tra cambiamenti climatici a causa del surriscaldamento globale e la pericolosità dei nuovi virus e batteri.

di Redazione

Virus e batteri sempre più pericolosi a causa del surriscaldamento globale e dei relativi cambiamenti climatici. Lo scrive molto bene Giulia Dellagiovanna sul portale medico Ohga.it dove spiega alcune significative correlazioni confermate poi anche dal dottor Giuseppe Miserotti di Medici per l’Ambiente.

L’infezione da nuovo Coronavirus, la Covid-19, sta provocando 64mila contagi e oltre 1.300 morti, per la maggior parte nella provincia cinese di Hubei da dove tutto è partito. E questa situazione ti spaventa, perché si tratta di una patologia appena arrivata, di cui non si conoscono ancora tutte le caratteristiche. Manca dunque un vaccino, mancano terapie che permettano di evitare le complicanze più gravi e manca l’individuazione esatta dell’origine e del percorso compiuto per arrivare fino all’uomo. Ma se la stai vivendo come una sorta di piaga d’Egitto che si abbattuta sulla Terra senza ragione, devi sapere che almeno in parte ne potremmo essere responsabili un po’ tutti. Ti sei mai chiesto quanto potrebbe centrare il cambiamento climatico con questa situazione?

Allargando lo sguardo agli ultimi 20 anni si nota che spesso i picchi delle epidemie diventate più famose si sono verificati in corrispondenza di picchi di temperature di almeno o,6 o 0,7 gradi oltre la media. Accadde ad esempio per la SARS e per l’influenza Aviaria nel 2003, per l’influenza Suina nel 2009 e per la MERS tra il 2012 e il 2013. E non ci sarà bisogno di spiegarti che l’inverno 2019-2020 è stato il più caldo mai registrato, con 20 gradi a febbraio persino in Antartide.

Per rispondere ho contattato il dottor Giuseppe Miserotti, medico di Medicina Generale da oltre 40 anni e referente regionale ISDE (Associazione medici per l’ambiente) per la regione Emilia-Romagna.

Dottor Miserotti, secondo lei l’epidemia di Covid-19 è stata influenzata in qualche modo dai cambiamenti climatici?

Sicuramente il nuovo Coronavirus ha risentito in modo indiretto delle nicchie ecologiche che stanno cambiando e che stanno provocando alterazioni molto importanti. Si tratta di un virus nuovo che deve ancora essere studiato e per il quale va comunque premesso che deriva da una zoonosi e che ha fatto il salto di specie. Ma questo problema è già stato evidenziato per altre emergenze che si sono verificate negli anni scorsi con i virus influenzali.

Ci può fare qualche esempio?

Tutto parte dal suolo, una vera e propria cartina tornasole per i cambiamenti climatici, che agisce direttamente sulla biologia di flora e fauna e la modifica. Basti pensare a come sono mutati negli anni gli insetti vettori dei virus, in particolare le zanzare. La tigre, ad esempio, ha subito delle alterazioni biologiche e nel 2017 si è resa responsabile di un focolaio di chikungunya che, dopo quello del ravennate di circa
dieci anni fa, nel 2017 ha colpito oltre 280 persone nel Lazio e nella Calabria. Ma è accaduto anche per la Dengue o per la febbre West Nile, arrivata in Italia dall’Africa e dalla zona del Nilo e che due anni fa ha provocato 18 morti in Emilia-Romagna. E infine la malaria: in Europa e in Asia era stata quasi eliminata, mentre ora, sempre a causa dei cambiamenti climatici, si ripresenta ad altitudini importanti e anche inusuali, come la Nuova Guinea o l’Indonesia.

Ci stiamo quindi spaventando per qualcosa che in parte abbiamo contribuito a provocare?

Assolutamente sì. Parlando di alcuni virus, come appunto i coronavirus e altri, si potranno sicuramente allestire dei vaccini specifici, ma il punto è un altro: l’uomo ha approfittato della natura e negli ultimi anni l’azione degli esseri umani è stata così violenta, che si parla di una nuova era geologica: l’Antropocene. Esiste un rapporto direttamente proporzionale tra il livello di inquinamento prodotto dall’uomo e l’aumento dei cambiamenti climatici. In particolare, a partire dalla fine dell’Ottocento, quando abbiamo iniziato a usare le fonti fossili e le emissioni di CO2 sono cresciute in modo esponenziale.

Abbiamo alterato equilibri naturali molto delicati, che la natura era stato in grado di mantenere per migliaia di anni, e tutto questo sta avendo e avrà delle ripercussioni inevitabili sulla salute psicofisica degli uomini. Ormai si parla di sindrome, cioè di una malattia che è codificata da un insieme di sintomi e di cause, tra le quali possono esserci anche inquinamento dell’aria, dell’acqua e del terreno, che poi si traduce in contaminazione del cibo. L’agricoltura intensiva, ad esempio, è un modello di sostenibilità improponibile perché cambia gli ecosistemi e la batteriologia: attraverso pesticidi come il glifosato si altera la nostra flora batterica intestinale, la principale protagonista della nostra immunità.

LEGGI QUI IL REPORT DEL 2010 CHE METTEVA IN GUARDIA SUI POSSIBILI LEGAMI TRA VIRUS E BATTERI NOVI A CAUSA DEL RISCALDAMENTO GLOBALE. A CURA DI MEDICI EPR L’AMBIENTE E GREENPEACE

ISDE-Greenpeace-Report-impatto-clima-su-salute

 

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