Udinese, ora goditi Battocchio…a distanza

Udinese, ora goditi Battocchio…a distanza

“Tatticamente a Udine  sono migliorato molto, soprattutto perché in prima squadra c’era Guidolin, uno che lavorava tanto sulla tattica e mi ha insegnato a non perdere la posizione. In Argentina il calcio è molto meno tattico e più spensierato”

di Redazione

L’Udinese ultimamente lascia a desiderare come scelte dei giocatori. E i fatti lo confermano: Siqueira (oggi ritiratosi) fu frettolosamente girato al Granda da dove spiccò il volo verso le alte vette della Champions con l’Atletico Madrid. Ma anche Zapata, Muriel, e perché no Zielinski, Murillo, Biraghi, tanto per citarne alcuni in Friuli non sono stati considerati ma fuori si stanno confermando campioni. In alcuni casi certamente so no stati gli stessi giocatori a non ambientarsi, ma in altri  casi viene chiamata in causa la società stessa.

Prendete Christian Battocchio, che Francesco Guidolin  chiamava il Professorino viste le attitudini di dettare il giocatore a centrocampo. Era giovanissimo allora, ma le potenzialità si vedevano.

Oggi è  il primo italiano a segnare una tripletta in Ligue 1 col Brest«Ho sentito, non lo sapevo. In realtà sono un po’ sorpreso, anzi forse ancora non ho realizzato ciò che ho fatto», ha raccontato a Tuttosport.  «Per ora è a casa qui a Brest, ma penso che presto se lo porterà mio padre a casa sua in Italia, per metterlo vicino alla mia collezione di maglie. I miei ormai vivono a Udine da tempo e vado spesso a trovarli».
«In Italia o al Watford ero un centrocampista centrale di creazione, in Nazionale under 21 ho giocato anche più avanti. Arrivato qui a Brest ho imparato a sfruttare le mie caratterististiche offensive giocando da trequartista. E far gol è qualcosa che mi piace», ha proseguito.  «Udine è più piccola di Rosario, ma mi sono trovato molto bene. È una città tranquilla ed è a mezz’ora dalla spiaggia e dalla montagna. E l’Udinese ha messo ormai a punto uno stadio e delle strutture da top club. Tatticamente a Udine  sono migliorato molto, soprattutto perché in prima squadra c’era Guidolin, uno che lavorava tanto sulla tattica e mi ha insegnato a non perdere la posizione. In Argentina il calcio è molto meno tattico e più spensierato».
 
Ora il Brest: «Mi trovo benissimo. E mi reputo fortunato perché qui ho conosciuto la mia ragazza e per due anni di fila abbiamo lottato per salire in Ligue 1, e finalmente l’anno scorso ce l’abbiamo fatta. Qui ormai mi sento a casa».

 

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