Parma, un salvataggio in stile Lotito…

Parma, un salvataggio in stile Lotito…

di Monica Valendino, @Moval1973

Carlo Tavecchio se n’era andato da Milano alle 16.50, direzione Parma, con in tasca un assegno da 5 milioni di euro lordi per convincere i calciatori gialloblù a giocare contro Atalanta e Sassuolo, in attesa di utilizzare il tesoretto per concludere la stagione dopo l’udienza fallimentare del 19 marzo. Il tutto mentre una mano misteriosa aveva già provveduto a pagare gli steward per la gara di domenica al Tardini. Ma quello in Emilia è stato solo l’ultimo atto di una giornata complicatissima iniziata a Milano per salvare il Parma e, in definitiva, la faccia del campionato.  

Commedia a Milano

«Votiamo questa delibera barzotta»: nella sintesi con cui Claudio Lotito, ancora e più di prima regista della gran commedia che va in scena nel salone della Lega Calcio, ha introdotto la votazione all’edizione definitiva del “salva Parma” c’è il senso completo di come si continui a camminare sulla strada sconnessa della più totale improvvisazione. Di più, un risultato raffazzonato a cui si è arrivati dopo un paio d’ore di insulti pesanti e di incomprensioni spesse, davanti a stuoli di avvocati (numeroso lo schieramento juventino), manager e dirigenti (di altissimo livello) messi ancora una volta in riga dalla rude operatività del presidente della Lazio: «Taci ed esci, tu che sei un dipendente» la frase più gentile pronunciata dallo stesso Lotito al mai amato Mauro Baldissoni, dg della Roma.

Ci sono stati grida e botte…

Insomma, non ci si è elevati fino ai surreali livelli del “Palo” di jannacciana memoria, ma è innegabile che l’assemblea dei presidenti di Serie A sia stata parecchio animata. Mentre, poco più in là, un presidio di lavoratori protestava per difendere gli 800 euro di stipendio, mentre gli agenti della Guardia di Finanza raccoglievano documenti relativi al dissesto del Parma, i padroni della Serie A (sì, c’erano anche i rappresentanti e i legali di Infront) si sono ritrovati all’ora dell’aperitivo meneghino. Alcuni subito zittiti (Urbano Cairo, per dire, ha sostenuto che in passato c’erano regole più stringenti ed è stato respinto, con battibecco annesso, da Galliani che quelle regole le aveva scritte). Altri fedeli al proprio personaggio dialetticamente interventista: «Manenti qui non ce lo voglio, ha dimostrato di essere inaffidabile», ha tuonato un irreprensibile Enrico Preziosi che, evidentemente, si fidava di Tommaso Ghirardi. Altri, invece, carichi per dar battaglia. Contro un salvataggio che considerano ingiusto, come Giorgio Lugaresi, che ha ereditato un Cesena sull’orlo del fallimento dalla gestione Campedelli e lo ha tirato su dal baratro con le proprie forze, rinunciando a intervenire sul mercato in estate e a gennaio. O contro un sistema che considera profondamente inadeguato, come Elio De Laurentiis. Il presidente del Napoli si è scatenato contro Tavecchio e coloro che ritiene responsabili dello scempio: «Siamo la barzelletta del mondo, dovreste andare a casa tutti. Come faccio a chiedere a dei giocatori di venire in Italia?». Il tutto condito da espressioni irriferibili salvo, subito dopo l’ultima raffazzonata votazione, salutare una compagnia che non considera come parte del suo mondo per andarsene con la moglie sulle nevi savoiarde di Megeve.

Doppia votazione, doppia Juve

E anche Andrea Agnelli se n’è andato subito dopo, pure lui di nuovo sballottato dall’energia con cui Lotito ha condotto le danze di una rissosa, e in alcuni passaggi perfino poco ortodossa, assemblea. Che ascoltata l’esposizione del piano di salvataggio da parte di Tavecchio, aveva votato – dopo urla e reciproche accuse: «Metteteli voi della Figc, i soldi» lo ha sfidato De Laurentiis – una delibera contente una generica dichiarazione di intenti con la disponibilità ad aiutare il Parma in relazione alla disposizioni del curatore fallimentare che si pronuncerà il 19 marzo. Delibera approvata da 16 presidenti (Agnelli compreso), con l’astensione di Roma, Sassuolo e Napoli. Votazione cui il Parma ha partecipato con il ds Antonello Preiti, latore di una lettera di giustificazioni da parte del convitato di pietra, Manenti, dichiaratosi impossibilitato a partecipare perché alle prese con la Finanza.

Tutto finito? Neanche per idea, perché di fronte a quella delibera generica, senza l’ombra di un euro a disposizione, Tavecchio ha avuto quasi uno svenimento: «Ma con ‘sta roba i giocatori mi cacciano a pedate: devo presentarmi con qualccosa di concreto». Così, tra un magheggio e l’altro del prepratissimo Lotito sono sbucati 5 milioni (lordi, eh) dal fondo per le multe e da altri cespiti, pure piuttosto antichi, per iniziative sociali. «Soldi scritti sull’acqua», secondo qualcuno zavorrato da eccessivo realismo. Uno, magari, di coloro che hanno votato contro: tra rinnovati strepiti, una delega che andava e veniva e Lotito che esortava a votare la «delibera barzotta». Né cotta né cruda, per dirla in termini educati… e che non è andata giù ad Andrea Agnelli, che stavolta ha votato contro assieme a Napoli e Cesena, con Sassuolo e Roma astenuti. Si è persa, pare, una delega di Zamparini, naufragata nella memoria di un imprecisato telefonino.

Stipendi e iscrizioni

Cinque milioni (a fondo perduto) da mettere a disposizione del curatore fallimentare nel caso in cui ravvisi l condizioni per una gestione controllata. Soldi per i dipendenti oltre che per i calciatori, che dovranno accettare una decurtazione di circa l’80% dello stipendio per finire la stagione. Decurtazione che era stata sul punto di far saltare tutto: «Non siamo soddisfatti – ha spiegato il capitano Lucarelli -, ma giochermo. Però lo valuteremo di domenica in domenica». Quanto ai puristi, come De Laurentiis, che chiedevano regole d’iscrizione dure da subito, Lotito li ha messi all’angolo così: «Le facciamo, ma ci vorranno almeno due o tre anni altrimenti tra quelli che stanno qui dentro non si iscrive più nessuno. E lo sapete bene tutti». Già, perché qualcuno si illudeva che il problema del nostro calcio fosse solo il Parma….

Tratto da Tuttosport

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