Calcio, ci siamo. Dopo quasi tre mesi di parole e supposizioni il calcio conoscerà il suo destino

Il calcio oggi conoscerà il suo destino. Quasi tre mesi pieni di parole, supposizioni, scontri, opinioni discordanti e il ricordo di chi non c’è più. E’ anche per loro che bisogna ripartire

di Redazione

E’ giunta l’ora, sì proprio oggi pomeriggio il calcio italiano conoscerà il suo destino. Il summit tanto atteso di oggi porterà il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora e la FIGC a scrivere la storia e a riaccendere la macchina del calcio italiano. Una macchina che si è spenta il 9 marzo scorso, sotto il rumore sordo dei dati che ogni giorno scandivano morte e paura insieme alla supremazia di quel nemico invisibile, il COVID-19. Quei giorni in cui l’Italia intera cadeva sotto il colpi del Coronavirus, l’intero paese messo in ginocchio da un subdolo incubo che ha massacrato un sistema economico intero oltre che i giorni di milioni di cittadini. L’Italia al buio, il blocco totale, le strade vuote, le case piene come non mai di ansia e preoccupazione. Tra le paure dei cittadini e le parole dei virologi c’è stato sempre il calcio a far parlare gli appassionati nonostante il momento delicato. Lo sport per eccellenza che unisce e divide milioni di persone che seguono questo movimento. Tra video chiamate per esprime la propria opinione tra amici sulla ripresa o lo stop, tra conference call tra FIGC, Lega Calcio, e ministri il mondo pallonaro non ha mai smesso di fa parlare di se, nonostante tutto… Di parole ne sono trascorse tante, forse anche troppe, la prudenza categorica ma anche giusta del ministro dello Sport Spadafora, che sarà ricordato come il baluardo dell’attendere, ma talvolta criticato per il suo atteggiamento ostile verso il calcio. In realtà Spadafora ha semplicemente voluto attendere giorni migliori per parlare dell’argomento “ripresa del calcio”, giorni che fortunatamente sono arrivati e che oggi raccontano una curva estremamente discendente del virus. Tra presidenti da sempre decisi verso la ripartenza, alcuni storicamente contrari e altri indecisi. Tra supposizioni su eventuali classifiche congelate, scudetti e retrocessioni non assegnate, Play Off e Play Out, idee e parole che hanno vorticosamente incatenato i tifosi ad ascoltare fatti mai conosciuti e mai visti negli anni passati. In balia delle numerose notizie, talvolta discordanti e preoccupanti per il futuro della loro squadra, gli appassionati  hanno assistito al continuo ping pong di dichiarazioni sul loro interesse primario tra le cose poco importanti, ovvero il calcio. Sino ad arrivare ai giorni attuali, quelli che abbiamo atteso tutti, per arrivare ad oggi, giorno in cui tutti gli appassionati e affamati di calcio potranno dire: “Ce l’abbiamo fatta”. Il calcio è di nuovo tra noi come a riabbracciare un familiare stretto partito per un viaggio di tre mesi ma che è tornato a casa sano e salvo, pronto per essere nuovamente la gioia dei nostri giorni. Addirittura la Bundesliga che tra i top campionati europei ha ripreso per prima, anche in Italia ha dissetato dall’astinenza da pallone milioni di appassionati con le sue partite. Quarantena, tamponi, test, virus, asintomatici, parole che cozzano e non poco con il calcio giocato, pasto quotidiano di tifosi e addetti ai lavori, che nella circostanza hanno dovuto affrontare argomenti mai trattati prima d’ora. Magari guardando le partite, da casa ovviamente, in Tv il pensiero correrà veloce come uno scatto sulla fascia verso chi non c’è più, a chi ha perso la battaglia contro questo nemico infame chiamato Coronavirus, ai medici e infermieri che non si sono mai fermati e che hanno dato la vita per salvarne altre, alla protezione civile che ha fatto si che tutti i malati potessero avere un letto dove lottare tra la vita e la morte. Il calcio deve ripartire e lo farà anche e soprattutto per loro. Il pallone tornerà a rotolare sul prato verde, nel silenzio degli stadi senza pubblico, che un giorno tornerà a cantare e ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile il ritorno alla normalità, che tanto ci è mancata. Il calcio è vita, senza parlare degli interessi economici che muove, sarebbe una nota stonata tra la magia di questo movimento infinito che ci fa sentire vivi.

Cristian Cordone

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