Felipe, come raccontato a MondoUdinese, presto sarà a Udine, sperando magari di allenarsi con Stramaccioni. Poi chissà...«E poi c’è un bel punto interrogativo. Ho un paio di proposte, una in Italia e una all’este­ ro, ma in realtà non so che cosa mi aspetta.So solo che devo tenermi in forma, devo far­ mi trovare pronto nel caso arrivi una chiamata. Ma­ gari chiederò all’Udinese la cortesia di “prestarmi” un preparatore che mi segua. Lavorare da solo è molto più difficile», afferma alla Gazzetta dello Sport.
L'avventura a Parma la racconta così:  «Più passava il tempo e più capivamo che la situa­zione peggiorava. Ma ci rassicuravano: “Tranquilli, il prossimo mese si aggiusta tutto, è impossibile che il Parma fallisca”. Invece i mesi sono passati senza che cambiasse nulla. La rescissione? Quando l’ha fatta Cassano. Girava vo­ce che non avrebbero pagato nemme­ no febbraio. Sabato scorso, appena sveglio, è stato come un flash: mi sono deciso di botto. Ho chiama­ to il d.g. Leonardi e l’ho informa­to. Mi ha solo chiesto se ero sicu­ro, ma non ha insistito. Anzi, mi ha dato una mano. Credo si aspettasse che qualcuno lo facesse, non mi è sembrato sorpreso. Mi spiace tanto per­ ché a Parma ci sono andato per lui. Con lui sono cresciuto. Non stavo bene con me stesso, con mia moglie e con mia figlia. Il mio umore era peggiorato, mentre io sono allegro.Non esiste tornare a casa sempre pieno di pensieri. Non lascio Parma per questione di soldi. Il problema è che è stata una presa in giro continua».
A iniziare da Ghirardi? «Con lui non ci siamo resi conto di quan­ to la situazione fosse già grave. Eppure qualche campanello c’era stato: ad esempio chiede­ vano a tutti di spalmare l’ingaggio. A me due volte.
Ghirardi non si è comportato correttamente, per­ ché non ha mantenuto le promesse. E poi ci ha la­ sciato per strada».
E la nuova proprietà? «Da una delusione all’altra. Per ora non mi sento di affermare che il Parma è finito in buone mani. A Parma lascio innanzitutto gli amici, una bella città. Mi ero inse­ rito bene. Mia figlia che ha 7 anni dovrà cambiare scuola. Lascio anche i prossimi due anni di contrat­ to. L’ultimo stipendio risale a luglio. In teoria do­ vrebbero pagarmi fino al prossimo maggio. Ma quello che mi spiace di più è vedere nella stessa si­ tuazione i dipendenti del club. Io sono fortunato e posso fare a meno di qualche mensilità. Loro no. Quella è la cosa veramente grave».

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