Due sconfitte consecutive, un terzo posto che dista ora ben otto lunghezze, l’obiettivo di rialzarsi al più presto, già a partire dalla prossima sfida con l’Udinese. Per commentare la debacle di lunedì sera (Lazio-Genoa 0-1) e il momento di flessione vissuto dai biancocelesti, Giampiero Galeazzi è intervenuto ai microfoni di Quelli che hanno portato il calcio a Roma, sulle frequenze di Radiosei.
La Lazio ha sbagliato la partita contro i rossoblu, si è fatto un ulteriore passo indietro dopo la sconfitta di Cesena. Serviva qualcosa in più per riprendere il cammino bruscamente interrotto: “Noi passiamo sempre dalla più profonda euforia, con un organico compatto, un allenatore eroe, ad una nostalgia assoluta. La verità è che senza titolari questa è una squadra che galleggia, nel bene e nel male, soprattutto in difesa, dove non abbiamo mai trovato l’assetto giusto. Le riserve non hanno lo spessore tecnico e fisico per sostenere certi rimi, mentre altri giocatori stanno tirando il fiato. Klose partecipa ma non è incisivo. Il Genoa, ancora una volta, è riuscito a far punti. Credo che dobbiamo vivere alla giornata, il campionato è quello che è. Prima eravamo a ridosso del Napoli, con le ultime due partite ci hanno sbattuto fuori. Tra Samp e Inter, penso che recupereremo qualche squadra. Anche Pioli si è lasciato prendere dalla capitale, dalla stampa di questa città“.

Giampiero Galeazzi

Sulla protesta per gli arbitraggi, iniziata da mister Pioli proprio nel post-gara di lunedì: “Lotito attua una politica personale precisa e intelligente: adesso rompe le barricate e si prepara la strada per diventare Presidente di Lega, ma così è  la Lazio a rimetterci. Non è uno che butta i soldi dalla finestra, è rimasto scottato dall’affare Zarate, da quei 20 milioni e prima di prendere un fuoriclasse, ci pensa tanto. Ma a questa squadra serve proprio un fuoriclasse.
Questo campionato, comunque, ci dà la possibilità di lottare per il quinto posto, possiamo puntare all’Europa League. A parte Fiorentina e Milan, il mercato non ha portato grandi cambiamenti. Il problema rimane in attacco, tra infortuni e assenze, siamo una squadra che soffre quando, poi, cala fisicamente“.

C’è tempo per un momento amarcord, il pensiero torna a quell’indimenticato 14 maggio del 2000: “Ero alla finale delle Internazionali di tennis di Roma, ma abbandonai la mia postazione per correre verso l’Olimpico. Con la radio sulla spalla, insieme al mio operatore, arrivai sotto la curva Sud. Non c’era nessuno, erano ancora tutti dentro a seguire la partita di Perugia. Fu un giorno speciale, vado fiero delle mie peripezie giornalistiche. Fu un grande momento, al giorno d’oggi queste cose non si vedono più“.

A chiosa dell’intervento, un ultimo commento per la Lazio: “Peccato, stiamo sempre lì, ci sfugge sempre qualcosa all’ultimo, ma speriamo di ripartire presto”,

Tratto da Lazialita.it

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