La Lazio compie 120 anni: che festa a Roma (VIDEO)

Nella magnifica cornice di uno dei monumenti più belli e famosi di Roma, la squadra si è ritrovata per cenare insieme. Presentato anche il francobollo dedicato alla storia ultra centenaria della società. Ecco le immagini della serata

di Redazione

La Lazio festeggia il suo compleanno a Castel Sant’Angelo. Dal 9 gennaio 1900 al 9 gennaio 2020: 120 anni di storia. Nella magnifica cornice di uno dei monumenti più belli e famosi di Roma, la squadra si è ritrovata per cenare insieme. Presentato anche il francobollo dedicato alla storia ultra centenaria della società. Ecco le immagini della serata

DALLA GAZZETTA

Era l’alba di un nuovo secolo, l’inizio di una nuova epoca, in cui sarebbe diventata sempre più familiare una parolina inglese di cinque lettere: sport. Nella Roma di inizio 900 era ancora sconosciuta. Ma lo sport si praticava eccome. E un gruppo di ragazzi, guidati da un giovane sottufficiale dei Bersaglieri, Luigi Bigiarelli, decise di fondare una società podistica che nel giro di pochi mesi sarebbe diventata tanto altro ancora. Compresa una squadra di calcio. Era il 9 gennaio del 1900: Bigiarelli e i suoi sodali la chiamarono Lazio, ispirandosi all’antico Latium Vetus, culla della civiltà latina. E scelsero i colori bianco e celesti, in omaggio alla bandiera della Grecia, patria dell’olimpismo.

Le origini e Coppi

Il calcio non era in cima ai loro pensieri quando su una panchina di piazza della Libertà battezzarono la nuova società. Ma già qualche mese dopo, sul campo del Parco dei Daini, un gruppo di ragazzi con le maglie biancocelesti si misurava con altre squadre che praticavano quel gioco arrivato dall’Inghilterra: il calcio. Podisti, ciclisti, atleti e calciatori. In quei primi anni del 900 la Lazio monopolizzò lo sport della capitale. E continuò a farlo nei decenni a seguire. Tra i grandi uomini che indossarono la maglia biancoceleste anche il Campionissimo, Fausto Coppi. E poi tanti altri atleti straordinari che hanno regalato allo sport italiano 10 medaglie d’oro olimpiche, 16 titoli mondiali e 26 titoli europei. Tra gli olimpionici i pallanuotisti Salvatore Gionta e Giancarlo Guerrini (Roma 1960), lo schermidore Vittorio Lucarelli (Melbourne 1956), il pallavolista Andre Ferreira (Barcellona 1992). Oggi la Polisportiva Lazio continua ad essere un punto di riferimento nazionale, grazie alle sue 50 sezioni (dal basket alla pallavolo, dal rugby al motociclismo) e alle 18 attività associate che la rendono la più grande d’Europa.

Da Piola a Maestrelli

Ma la storia della Lazio resta, soprattutto, la storia della sua squadra di calcio. Il primo grande campione è Silvio Piola, tuttora il più prolifico calciatore della Serie A con 274 reti, 143 delle quali realizzate con la Lazio (159 in totale le reti segnate in biancoceleste). Con Piola la Lazio sfiorò lo scudetto nel 1937, arrendendosi soltanto alla Juve. Per vincerlo davvero, il primo tricolore, sarebbe dovuto passare molto tempo ancora. E il sogno si sarebbe materializzato solo grazie ad una squadra da romanzo: la banda Maestrelli. Un gruppo di «matti» che, dopo aver riportato la Lazio in A, si resero protagonisti, nel 1974, di una cavalcata che ispirò libri, spettacoli teatrali e film. E che ancora oggi mette i brividi. Chinaglia e Wilson, Pulici e Oddi, Re Cecconi e Frustalupi. E un papà-allenatore, Maestrelli, che riusciva (non si sa come) a tenere insie me quel gruppo di pazzi. Una storia segnata da gioie e tragedie (come quelle che colpirono Maestrelli e Re Cecconi pochi anni dopo il trionfo). Lo scudetto era stato preceduto dalla Coppa Italia del 1958, il primo trofeo del club, vinto dalla Lazio di Fulvio Bernardini.

Dai -9 all’Europa

Tra quella prima coppa e il primo scudetto ci furono anche gli anni bui della Serie B. E la storia si ripete dopo lo scudetto del 1974. Altri anni cupi seguono quel trionfo, con la squadra che finisce nuovamente in B. E rischia addirittura la Serie C. La scongiurano Fascetti e un altro gruppo di «matti», capaci nel 1987 di salvarsi nonostante una penalizzazione di nove punti. Da lì, però, dopo aver toccato il fondo, comincia tutta un’altra storia. Che porta il club a tornare stabilmente in Serie A e a diventare uno dei grandi protagonisti del nostro calcio. Prima con l’epopea Cragnotti-Eriksson, che regala il secondo scudetto e le prime coppe europee, per un totale di sette trofei. Quella era una Lazio stellare, fatta di campionissimi. Quando arriva Lotito, sembra impossibile far rivivere certi successi. E invece, con una politica opposta, l’attuale presidente porta in bacheca altri sei trofei, facendo salire il totale a 16. Giusto in tempo per il 120° compleanno. Che più felice non poteva essere.

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