Allo stato di emergenza si risponde con una terapia d’urto e la seconda sconfitta consecutiva ha fatto scattare l’allarme a Formello. Lotito due giorni fa è piombato al centro sportivo, ma sembra si sia tenuto lontano dallo spogliatoio: aveva una riunione di lavoro con il direttore sportivo Tare e il segretario Calveri. Dentro lo spogliatoio, Pioli è entrato a gamba tesa. Se il ko di Cesena era stato archiviato come un incidente di percorso e non gli aveva suggerito di alzare i toni, dopo la sconfitta con il Genoa ha adottato un altro tipo di tattica. Strategia necessaria per due motivi precisi: eliminare qualsiasi alibi legato alla direzione contestatissima di Gervasoni, riportare l’attenzione dei giocatori sul tema tattico. Perché se la Lazio ha perso, non è stata colpa dell’arbitro, ma sono stati commessi degli errori. Questo il tecnico emiliano lo sa e lo aveva anche riconosciuto nel post-partita di lunedì notte all’Olimpico, concentrato quasi esclusivamente sulla conduzione irritante di Gervasoni perché era necessario farlo dopo tanti episodi e torti subìti in così breve tempo e nelle ultime settimane.
No alibi. La Lazio ha discusso il modo di interpretare la partita, l’uso dei cartellini e il primo episodio (presunto fallo di Klose su De Maio) con Candreva lanciato a rete, non certo l’espulsione di Marchetti e il rigore concesso al Genoa, sacrosanto per regolamento. Se Gervasoni avesse tenuto in pugno la partita e non avesse voluto colpire (invertendo diversi falli e ammonendo solo i laziali nei primi settanta minuti) una maglietta, come ha osservato Pioli, forse il risultato sarebbe stato diverso. Detto questo, il tecnico aveva l’obbligo di analizzare cosa non ha funzionato sul campo. Parlando solo di arbitri, non si può correre il rischio che la squadra non avverta responsabilità. Ecco perché, alla ripresa degli allenamenti, il tecnico si è espresso richiamando i giocatori a riprendere, dal punto di vista tattico, la strada giusta. Con il Cesena era come se la Lazio non fosse scesa in campo, con il Genoa non è stata una delle migliori prestazioni.
Tattica. Pioli, durante le interviste, aveva sottolineato l’errore commesso dalla squadra biancoceleste nell’azione del rigore concesso a Niang. E allora, dopo il discorso duro nello spogliatoio di mercoledì, ieri ha riportato la Lazio davanti alla televisione. Un’ora di lezione tattica al video per preparare la partita con l’Udinese, ma anche e soprattutto per rivedere gli aspetti tattici da migliorare. E’ stato preso un gol a palla “scoperta”, sul lancio di Bertolacci, come accadeva spesso all’inizio del campionato. E’ riemerso un difetto che sembrava sparito. La linea si è fatta sorprendere e non è stata pronta a rispondere allo scatto in profondità di Niang, ma ha pesato anche e soprattutto la distrazione dei tre centrocampisti, troppo lontani dal pallone e da Bertolacci per impedirgli di lanciare. Lunedì la Lazio, anche prima dell’espulsione di Marchetti, ha avuto diverse difficoltà a impostare il gioco, l’avvio dell’azione non trovava sbocchi, Gasperini aveva adottato le contromisure giuste mettendo pressione a Radu e Basta. Pioli era arrabbiato, perché era stato chiaro, chiedendo tanto, tantissimo movimento alla squadra per non dare riferimenti statici al Genoa. E invece il contro-gioco dei rossoblù è riuscito ad arginare e limitare la Lazio. Restano intatti i valori del gruppo biancoceleste, bisogna solo rimettersi pancia a terra a correre e ad inseguire i risultati senza frenesie e non facendosi assalire dall’ansia. C’è ancora tempo per ripartire, rimediare e recuperare le posizioni occupate sino a due settimane fa. Non ce ne sarà altro per sbagliare e perdere altri punti per la strada.
Tratto dal Corriere dello Sport
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