Marelli: “Arbitrare a porte chiuse, cosa cambia?”

Marelli: “Arbitrare a porte chiuse, cosa cambia?”

Le riflessioni dell’ex arbitro Luca Marelli su Fischiettomania.com

di Redazione

L’esperienza dell’ex arbitro Luca Marelli su Fischiettomania.com

“Non si pensi che non ci sia differenza tra uno stadio come San Siro deserto ed un campo della parrocchia.
E’ vero, in entrambi i casi (a San Siro per disposizione sanitaria, alla parrocchia per abitudine) non ci sarà (quasi) nessuno sugli spalti od a bordo campo ma si tratta di due situazioni ambientali completamente differenti.
Nel febbraio del 2007 venni designato per Napoli-Piacenza. Quel turno di Campionato si sarebbe giocato a porte chiuse in seguito dell’uccisione  dell’ispettore Filippo Raciti.

Prima di quel pomeriggio ero entrato per l’ultima volta al San Paolo in occasione della semifinale playoff di Serie C tra Napoli e Sambenedettese, davanti ad oltre 70000 spettatori ed un caos realmente infernale.

Quel giorno lo ricordo come una sorta di contrappasso: dal rumore assoluto al silenzio tombale.
Salire gli scalini quel pomeriggio è stato surreale.

La partita si svolse in uno stadio per certi versi assurdo.
In ambienti così vasti è spesso difficile farsi sentire a cinque metri di distanza per la presenza continua di cori ed il vociare indistinto di settantamila anime.
La particolarità di spazi così giganteschi circondati da spalti vuoti è che si crea una sorta di effetto eco, con la conseguenza che ogni parola rimbomba come se la si pronunciasse in un bottiglia di plastica vuota.

Prima di quel Napoli-Piacenza dissi ai giocatori, mentre attendevamo l’ingresso sul terreno di gioco in fondo alle scale, di evitare proteste eccessive perché si sarebbe sentita ogni parola, stante l’assordante silenzio degli spalti.
Debbo dire che i calciatori compresero velocemente l’ambiente particolare in cui si trovavano e, per tutta la gara, limitarono fin quasi ad annullare ogni eccesso verbale.
Poi, a pochissimi minuti dalla fine, Calaiò (allora in forza al Napoli) dalla panchina si lasciò andare ad un apprezzamento non esattamente cordiale nei miei confronti. Espresse questo dissenso con un tono di voce che, in condizioni normali, anche il quarto ufficiale avrebbe faticato a sentire ma che, in uno stadio deserto, sentii da cinquanta metri di distanza (mi trovano, infatti, dalla parte opposta). Ovviamente non potevo far finta di nulla: se lo avevo sentito io, non poteva non averlo sentito più o meno mezza Italia, dato che vicino a Calaiò si trovavano i bordocampisti ed anche i microfoni utilizzati per la diretta.

Ecco il problema principale col quale dovranno prendere confidenza velocemente i calciatori ed anche gli stessi arbitri: controllare quel che diranno perché i microfoni attuali hanno una sensibilità tale da catturare suoni che fino a dieci anni fa erano inudibili.

Lo stesso vale per allenatori, dirigenti e gli stessi arbitri.
Ecco, nel weekend sarà necessaria enorme prudenza anche in quest’ambito perché potrebbe essere facile costruire una polemica su una parola pronunciata da un calciatore ma state certi che una sola espressione fuori luogo di un direttore di gara scatenerebbe orde di incivili che non aspettano altro.

Sarà interessante.
Anche se, in cuor mio, spero di vedere gli stadi pieni fin da sabato: un segnale di normalità in una società che sembra aver perso l’ultimo briciolo di razionalità”.

Tratto da fischiettomania.com

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