Una delle possibilità che esistono al Parma, per ora smentite dai calciatori che si sono dimostrati veri professionisti, è chiedere il cartellino come fatto da un paio di loro colleghi. Un diritto inalienabile in questa situazione che li svincolerebbe. Feddal, che tra l'altro in questo caso, è stato abbinato proprio all'Udinese, ha spiegato a Tuttomercatoweb la situazione: "Lavoriamo per arrivare al fallimento pilotato. Perché solo in questo modo possiamo salvaguardare gli stipendi di tutti i dipendenti. Non tanto per noi calciatori, restiamo dei privilegiati. Ma soprattutto per tutti i dipendenti che guadagnano poco più di mille euro al mese. Inoltre, solo così possiamo evitare che questa squadra così gloriosa riparta dalla Serie D. Menenti? Parole, parole, parole. Senza mai cacciare un euro".
Sul quel però c'era fiducia: "E cosa potevamo fare? S'è presentato da noi dicendo che voleva salvare la società ed era normale dargli fiducia. Poi, però, se una persona ha i soldi li caccia e basta, senza continuare a rimandare".
Ora il futuro quale sarà? "Vediamo come andranno gli incontri previsti tra oggi e domani, poi le idee saranno un po' più chiare. A Genova con i nostri mezzi? E' una possibilità, ma ancora non abbiamo deciso nulla. Ripeto, i prossimi incontri saranno decisivi. Noi, comunque, abbiamo una certezza. Proveremo in tutti i modi a concludere il campionato. Non vogliamo arrenderci. Ieri pomeriggio abbiamo fatto allenamento e l'abbiamo svolto al 100%. Ci alleniamo con la mentalità di chi è sicuro che domenica giocherà. Non siamo abituati a non scendere in campo. Inoltre, se il Parma non gioca il problema non è solo del Parma. E' un problema per tutto il calcio italiano".
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