Pulcini (medico SS Lazio): “Non mi deve dire un politico quello che devo fare”

Il responsabile dello staff sanitario biancoceleste contro la quarantena obbligatoria di tutta la squadra in caso di positività di un giocatore

di Redazione

Il dottor Ivo Pulcini, responsabile dello staff Sanitario della Ss Lazio, è intervenuto in diverse trasmissioni rilasciando alcune dichiarazioni sulle richieste avanzate dal comitato tecnico scientifico. Le sua perplessità però, differiscono dalle preoccupazioni che agitano gli altri medici dei club di Serie A. Mentre la categoria è sul piede di guerra per la pesante responsabilità che ricade sui medici sociali in caso di positività di un giocatore, il dott. Pulcini è sereno sotto questo punto di vista e tuona invece contro le richieste del Cts che ostacolano la ripresa del campionato e sulle quali a suo avviso il Comitato non ha competenza:

“Il Comitato chiede delle modifiche vincolanti alla Federazione, non ha voluto sentire la voce del medico del calcio che vive sul campo e non vive dietro una scrivania”.

Quello che dice il Cts per la responsabilità non mi preoccupa: non dobbiamo temere nulla, la legge e il Governo ci tutelano. Il presidente Lotito ha ditte di sanificazione, Formello è sanificato. I calciatori della Lazio stanno bene, tutti, potrebbero già allenarsi senza protezioni. Giusto isolare chi è positivo, ma mettere in quarantena tutta la squadra, però, non è cosa corretta. Se gli altri sono negativi al contagio, per me sono sani e possono allenarsi. La Germania ha fatto una scelta corretta, la farei anche alla Lazio: se gli altri sono tutti negativi non vanno mandati a casa”.

“La medicina non è una scienza, la medicina è un’arte. Per essere un artista purtroppo non basta la laurea. Altrimenti troveremmo tutto sui libri. Questo capita quando si fanno dei protocolli spesso dannosi. Se in qualche caso avessi usato il protocollo, il paziente sarebbe morto. Oggi la superficialità dei titoli è grave. Forse c’è il desiderio di creare questa confusione per dare spazio alle persone incapaci che occupano dei posti sbagliati, e se la domanda è sbagliata capite com’è la risposta. Non esiste la malattia, ma esiste il malato. Bisogna che il medico si riappropri della propria identità, della propria autonomia e della propria libertà. Perché non me lo deve dire il politico quello che devo fare. Ho le ultime linee guida del Comitato Tecnico Scientifico in cui si dice che i tamponi devono essere per la collettività, ma questo non è un problema della scienza, bensì della politica. È come un bel mosaico: ogni tessera deve stare al proprio posto, se ci si sposta c’è confusione e il mosaico non si identifica più. L’intervento di Spadafora? Mi cadono le braccia di fronte a questo approccio”

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