La vittoria di San Siro è un segnale per il giovane e autoctono Sassuolo che aspettava da tempo un successo sul campo di una big per sentirsi pienamente accolto in serie A dopo un anno e mezzo. Ma il club neroverde non esulta e non si esalta, lo spiega bene Giovanni Carnevali, 54 anni, milanese con radici interiste convertito al rossonero dal patròn Squinzi, milanista da sempre. Carnevali, ex centrocampista nella vecchia C2 degli anni 80 alla Solbiatese e Pro Sesto, cresciuto come dirigente facendo gavetta al fianco di Giuseppe Marotta, dall’estate scorsa ha assunto il doppio ruolo di general manager e amministratore delegato dopo avere salvato il Sassuolo nel mercato di gennaio 2014 con una robusta iniezione di giocatori, tra i quali Nicola Sansone. «Contro il Milan abbiamo conquistato un risultato eccezionale ma, per quanto importante, è solo un altro piccolo passo verso la salvezza che rimane il nostro obiettivo primario e anche il più difficile da conseguire al secondo anno in A. Siamo contenti, però non vogliamo volare alti. Pensiamo alla prossima sfida con l’Udinese che si presenta molto difficile». 
Si aspettava ad agosto che il Sassuolo avesse 23 punti in questo momento della stagione?
«Sapevamo in estate di avere costruito una squadra competitiva e qualificata. Dunque, il decimo posto che tuttora occupiamo non è arrivato per caso. L’aspetto più gratificante è che il Sassuolo si trova nella parte sinistra della classifica. Nelle ultime partite abbiamo perduto cinque punti nei recuperi però avrei firmato per trovarci dove siamo adesso»
Peraltro siete a -4 punti dalle genovesi, cioè vicini alle posizioni che assegnano l’Europa. Ci pensate?
«E’ una bella veduta, ma non dobbiamo farci distrarre da quello che è il traguardo finale. Oggi guardiamo al +11 sul Cagliari terzultimo piuttosto che al distacco da Samp e Genoa in lotta per le coppe»
Il Sassuolo tutto made in Italy di Milano è il vostro credo?
«Domenica abbiamo schierato 14 giocatori su 14 italiani, in rosa ne abbiamo 25 su 28. Questo è il nostro progetto e la nostra filosofia: puntiamo su ragazzi giovani, motivati e possibilmente nati e cresciuti nel nostro Paese ma siamo comunque attenti a tutte le ipotesi e opportunità di mercato. Il prodotto interno va salvaguardato senza che diventi un limite»
Il vostro allenatore Di Francesco viene accostato alla Fiorentina per l’anno prossimo. Commenti?
«Ci fa piacere che Eusebio sia oggetto di certe lusinghe, non siamo contrari a queste voci, anzi le viviamo in modo positivo. Ma con lui abbiamo un contratto che scade nel 2016 e c’è un progetto tecnico a lunga gittata di cui è l’artefice principale. Ritengo che andremo avanti insieme»

SASSUOLO CALCIO

Zaza ha portato il marchio Sassuolo in Nazionale. Quali sono stati i riflessi immediati?
«Proprio oggi (ieri, n.d.r.) abbiamo prolungato il suo contratto fino al 2019. Non faccio cifre, su Simone è stato fatto un forte investimento (attorno al milione di euro a stagione ndr) e lo abbiamo fatto tutto noi quando poteva farlo benissimo la Juve. La sua convocazione in azzurro ha validato il nostro lavoro e ha dato visibilità e consistenza al nostro progetto».
Gli ultimi dati economici dicono che la Mapei ha ripianato per 15 milioni l’ultimo esercizio del Sassuolo. E’ corretto?
«Sì, i numeri sono quelli ma va detto che il Sassuolo è il club che attinge i ricavi meno ricchi sui diritti tv della A con 21 milioni. E così da due anni. Parte di quello sbilancio riguarda investimenti sui giocatori in entrata, vedi i 7,5 milioni per riscattare l’altra metà di Zaza. Per noi non si tratta di costi ma di gestione del patrimonio e comunque era un deficit messo in preventivo, dovuto anche all’iniziale inesperienza di tutti noi nell’affrontare il massimo campionato dell’anno passato».
Domenica Squinzi era più felice per la vittoria del Sassuolo o più abbattuto per il k.o. del Milan?
«Al 100 per cento più felice per il Sassuolo».

Tratto dalla Gazzetta dello Sport

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