Non basta la grande serata di SuperMario. Quel doppio guizzo da campione arrivato nel momento più importante, a strappare la ragnatela appiccicosa preparata da Stramaccioni. Serviva il tedesco e il suo fiuto del gol per ribaltare una partita che si era messa malissimo, con i viola incapaci di trovare il bandolo della matassa e l’Udinese cinica e speculativa a condurre grazie a un gol in mischia al 15’ del primo tempo segnato da Wague.
Ma serviva anche un’attenzione difensiva maggiore per portare a casa la terza vittoria in sette giorni. Che invece resta solo un sogno sfiorato insieme a quei tre punti che avrebbero consentito di tenere il passo di Lazio, Roma e soprattutto della Samp la quale ora ha superato in classifica anche il Napoli, che ha pareggiato con l’Atalanta. Che alla fine, per quanto visto in un Friuli tutto in costruzione, possono anche ritenersi soddisfatti per un pareggio che tiene alto il morale e chiude un ciclo di ferro. Come gli errori dei giocatori dell’Udinese nella ripresa dopo aver trovato il pari con Kone. Almeno tre occasioni clamorose, una con Neto completamente fuori dai pali, le altre due con il portiere brasiliano miracoloso nel deviareprima sulla traversa una bordata da pochi metri di Widmer poi d’istinto una botta di Geijo.
Tutto nella ripresa, perché il primo tempo offre pochissimo, anzi quasi niente se si esclude il vantaggio dei bianconeri e un tiro di poco fuori di Basanta al 40’. Il resto dei minuti passa in una poco entusiasmante sfida tattica tra Montella e Stramaccioni, con quest’ultimo bravo a schierare una sorta di 5-4-1 (avrà preso appunti Rebrov, il tecnico della Dinamo Kiev seduto in tribuna) in grado di rendere macchinosa e lenta la manovra offensiva dei viola. Che, priva di Salah e Mati (entrambi entrati nella ripresa), trovano difficoltà a saltare l’uomo e a creare superiorità. E allora ad emergere sono gli errori, soprattutto di palleggio, da una parte e dall’altra per un ritmo troppo lento per accendere la qualità della Fiorentina.
Tutta un’altra cosa invece la ripresa, dove la partita vive di scossoni e continui capovolgimenti di fronte, restando in bilico fino alla fine. Molto più pericolosi gli attacchi delle due squadre, molto più frequenti le azioni da gol sia su azione manovrata che su calcio da fermo. E con il passare dei minuti è la Fiorentina a prendere campo e ad alzare il proprio baricentro. Merito anche dei cambi di Montella, della freschezza e della velocità di Salah (da subito un incubo per la difesa friulana) e delle incursioni di Mati Fernandez capace di regalare profondità ai viola e soluzioni offensive in più. Possesso palla nella metà campo avversaria e molti meno rischi in difesa, i viola nell’ultimo quarto sembrano a un passo dal trovare il guizzo giusto, per un successo che sarebbe il numero otto in trasferta (tanto quanto la Juventus capolista e virtualmente già scudettata). Montella le prova davvero tutte inserendo anche Gilardino al 40’ per un attacco con doppia punta centrale nel tentativo di sfruttare soprattutto i cross dal fondo o le mischie in area di rigore. Ma anche questo estremo tentativo finisce per sbattere sul muro alzato dall’Udinese, consapevoli i friulani che un’altra sconfitta potrebbe mettere a rischio la panchina del proprio allenatore. E anzi nel finale è ancora Neto a salvare il risultato opponendosi al tiro ravvicinato di Geijo.
Pareggio dunque, senza poter nemmeno rammaricarsi più di tanto, e una sosta che serve come il pane. Già, perché l’ultimo mese e mezzo dei viola ha messo a dura prova le energie psicofisiche di un gruppo che non ha potuto mai mollare di un centimetro. Per questo, alla fine, il punto di Udine che mantiene il terzo posto a sei punti non è da buttare. E dopo la sosta arrivano altre due partite decisive aspettano in campionato i viola: la Sampdoria in casa e il Napoli in trasferta. Nel mezzo il ritorno di coppa Italia con la Juventus per poi ributtarsi nell’Europa League. E negli ultimi due mesi di stagione da vivere senza un attimo di respiro.
Tratto dal Corriere Fiorentino
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