Calcio femminile: la rivoluzione parte dal basso

Calcio femminile: la rivoluzione parte dal basso

Non cerchiamo scuse, in alto i conti si sa che devono tornare. La rivoluzione parte dal basso e se vostra figlia vuole fare calcio, siatene contenti.

di Redazione

Secondo il “Report Calcio 2019” della Figc, pubblicato nella giornata di ieri, il calcio femminile ha avuto un boom registrando +39,9% di tesserate, da 19 mila a 26 mila. Un dato trascinato in alto grazie anche alla grande prestazione delle Azzurre al Mondiale che hanno fatto da cassa di risonanza. Ottimismo però frenato da Giancarlo Giorgetti, sottosegretario leghista e regista della riforma del Coni che mette in guardia da decisioni prese sulla scia dell’entusiasmo: “C’ è tutto un mondo in emergenza, Lega Pro e Serie B. Ma il professionismo riusciamo a garantirlo o no? E questo vale per il calcio femminile: quei costi poi vanno compensati da qualche ricavo, altrimenti occorre riflettere”. Già, perché la fretta è cattiva consigliera.  Questo non significa arrendersi, anzi:

Durante la prima partita di calcio femminile tedesco, giocata nel 1930, i passanti tiravano le pietre alle giocatrici di Francoforte sul Meno. L’avvento del nazismo, poi, cancellò definitivamente il primo club, ma anche nel Dopoguerra le cose non andarono tanto meglio, con la Federazione della Germania Ovest che impose il divieto di accesso al gioco per le donne. Oggi la Germania vanta circa 200 mila tesserate.

La Federazione inglese nel 1921 bandì il calcio femminile con la motivazione che “il calcio è del tutto inadeguato alle donne”. Oggi il Paese conta 1.831 squadre femminili affiliate alla Federazione e 4.073 squadre femminili giovanili. Il totale delle calciatrici (tesserate e non) sopra i 16 anni ha raggiungo 1,8 milioni, mentre le bambine tra i 5 e i 15 anni che giocano a calcio sono 900 mila.

L’Olanda, che conta 17 milioni di abitanti, ha 160 mila tesserate. Noi 26 mila. Grazie al boom. Questo deve far riflettere sulla situazione italiana che incontra intanto due grossi ostacoli: si continua a paragonare il calcio femminile a quello maschile. Come perdere in partenza. Il calcio maschile ha un’altra fisicità ma soprattutto ha un’altra storia, più che centenaria, radicata e diffusa.  Attaccarla pretendendo lo stesso interesse è una polemica assolutamente sterile, anzi controproducente.

Secondo punto: tutto andrà a rilento finché si continuerà a pensare che una ragazza si dedica al calcio perché lesbica (e quindi?). Prendiamo il calcio per quello che è: uno splendido sport di aggregazione.

Ergo, non cerchiamo scuse, in alto i conti si sa che devono tornare. La rivoluzione parte dal basso e se vostra figlia vuole fare calcio, siatene contenti.

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