De Agostini: “Siamo un Paese unito, ho provato qualcosa di simile in occasione del terremoto in Friuli”

De Agostini: “Siamo un Paese unito, ho provato qualcosa di simile in occasione del terremoto in Friuli”

L’ex calciatore si è raccontato ai microfoni di Itasportpress

di Redazione

De Agostini si è raccontato ai microfoni di Itasportpress

Luigi, come valuta questa emergenza che si è abbattuta sull’Italia e di riflesso sullo sport?

“L’emergenza è grande e hanno fatto bene a bloccare lo sport in Italia. Invece ha fatto abbastanza effetto vedere il comportamento dell’UEFA con Champions ed Europa League perché alcune partite si sono giocate tranquillamente e altre no. Forse non hanno capito bene la portata di questa malattia. Sembra che siano convinti che non riguardi gli sportivi, ma come abbiamo visto anche loro vengono colpiti. Anche negli altri paesi ora iniziano a emergere i primi casi”.

Si è parlato dei playoff come possibile soluzione per l’assegnazione dello scudetto. Qual è la sua idea a riguardo?

“Io aspetterei di vedere il percorso e l’evoluzione di questo virus. Adesso hanno bloccato tutto lo sport fino ad una determinata data. Ora sarebbe utile attendere e poi eventualmente riprogrammare quando l’emergenza sarà rientrata. Può essere che il problema si risolva rapidamente. Ma al momento parlare di soluzioni senza conoscere con precisione i tempi effettivi non ha senso”.

In compenso l’Italia sembra essersi davvero compattata a livello nazionale come in poche altre occasioni.

“In questo caso dimostriamo di essere un paese davvero unito. Io ho provato qualcosa di simile in occasione del terremoto in Friuli”.

Quanto è stato segnato da quella tragedia nella sua vita privata e professionale?

“Purtroppo quando ci sono certe tragedie bisogna saper reagire e ripartire. Per quanto riguarda il Friuli, posso dire che in pochi anni si è riusciti a rimettere in sesto tutto. Gli aiuti inviati sono stati usati bene”.

La sua carriera è partita proprio da quel Friuli che usciva dalla tragedia.

“È vero. A 17 anni ero all’Udinese. Lì ho vinto il campionato Primavera e ho esordito in Serie B con Giacomini. Poi ho vinto la Mitropa Cup. Sono stati sei anni molto belli . E poi è arrivato Zico. Avevo 22 anni e dovevo imparare tutto. Ancora adesso ben vengano quegli stranieri che insegnano ai ragazzi più giovani”.

La presenza del Galinho è stata molto importante per quell’Udinese. Qual è il ricordo più bello che la lega a Zico?

“Ricordo che ero andato a trovarlo insieme a mio cugino a casa sua un pomeriggio. Io mi ero allenato al mattino, mentre Zico era infortunato. Siamo rimasti tutto il tempo davanti al televisore a guardare una videocassetta con tutti i suoi gol. Erano oltre 400… E poi mi è rimasta impressa una trasferta a Catania. Vincevamo 1-0 e nei minuti finali hanno assegnato una punizione a nostro favore. Tutto lo stadio ha iniziato ad applaudire e ad acclamare Zico per vederlo all’opera. E lui ha segnato… Non mi era mai capitato di vedere uno stadio intero tifare o incitare un avversario. Ma lui era un campione speciale. E grazie alle sue prodezze il Friuli si è fatto conoscere nel mondo”.

Cosa le rimane del Mondiale ’90?

“Il mio rammarico più grosso nei tornei a eliminazione diretta è la semifinale con l’Argentina di quel  Mondiale. Avevamo anche l’obbligo di provare a vincerlo, giocando in casa. Il pubblico ci faceva volare. Purtroppo contano anche gli episodi. Abbiamo pagato più del dovuto contro l’Argentina. Avremmo meritato la finale. Non so quante volte sia accaduto che una squadra, capace di vincere sei partite su sette e di subire solamente due gol in tutto il torneo, non abbia poi conquistato la vittoria finale…”.

Se ne avesse la possibilità, rigiocherebbe Italia-Argentina?

“Certo, ma ovviamente non è possibile. Lo sport va accettato per ciò che dà”.

Con quale allenatore si è trovato meglio in carriera?

“Mi sono trovato bene con tutti gli allenatori, ma Zoff e Bagnoli sono quelli che mi hanno fatto render di più. Mi trovavo particolarmente a mio agio nella loro sistemazione in campo”.

Da piccolo ha avuto un idolo o una squadra del cuore?

“Tifavo Milan e ammiravo tanto Gianni Rivera. Poi, quando sono diventato un professionista, non ho più tifato per nessuna squadra. Dopo si sostiene la propria squadra. Ho cambiato tante formazioni e ho sempre dato il massimo”.

E ora di cosa si occupa? Quali sono i suoi progetti?

“Abbiamo fondato la De Agostini Academy in Friuli. I miei figli Michele, che gioca nel Pordenone, e Sofia mi stanno aiutando in questa attività. Abbiamo allestito una scuola calcio. Vedremo in futuro se ci sarà spazio anche per altri sport. Stiamo costruendo il nostro impianto con campo di calcio in sintetico, che si chiamerà Credi Friuli Arena, e spogliatoi. Poi vorremmo aprire anche un locale da dedicare a incontri con ospiti importanti. Attualmente abbiamo bambini dai 5 agli 8 anni. Noi vorremmo occuparci esclusivamente della scuola calcio, incentrandola su un discorso ludico di inizio attività, senza pensare di costruire il campione del futuro. Vogliamo trasferire le nostre conoscenze ai bambini, insegnando loro a divertirsi”.

Quando ha pensato a questa attività?

“Siamo partiti due anni fa. Ora stiamo costruendo l’impianto. Speriamo che entro l’estate sia pronto. Eravamo in affitto presso un’altra struttura. Poi abbiamo deciso di fare qualcosa di nostro, ma a causa del Coronavirus siamo fermi. Prima di questa avventura ho avuto esperienze simili con altre società per 10 anni. Erano legate al discorso estivo, per famiglie che intendevano unire la vacanza e il calcio. Abbiamo collaborato per anni con una società di Udine che ha gestito per anni l’immagine del Milan e poi del Real Madrid e siamo andati anche all’estero. Poi ho portato la Juventus Academy per un anno a Tricesimo”.

Ultima domanda: cosa la rende particolarmente orgoglioso della sua carriera?

“È stato un percorso bello. Ho realizzato il mio sogno da bambino. Sono arrivato anche in Nazionale. Ho fatto più di quello che mi sarei immaginato. Non so cosa avrei potuto chiedere di più”.

 

FONTE Itasportpress

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