Ex Udinese, Pepe: “Ho lottato contro tutti per restare a Udine”

L’ex centrocampista bianconero si racconta in una lunga intervista a ‘Cronache di Spogliatoio’

di Redazione

Simone Pepe si racconta in una lunga intervista a Cronache di Spogliatoio. Questo un estratto relativo al suo passato in bianconero:

“Arrivai a Udine e mi trovai davanti: Quagliarella, Floro Flores, Paolucci reduce da 6 reti ad Ascoli in Serie A, Di Natale e Gyan Asamoah. Feci il ritiro e parlando con mister Marino, che è stato fondamentale nella mia carriera, mi dissi: ‘Simone, qui rischi di non trovare spazio’. Ma io sono testardo e orgoglioso, non avrei mollato quel posto per nessuna ragione al mondo. Ragionai e risposi: ‘Ormai è passato un mese di ritiro, mi sono trovato bene con tutti, se io continuo ad allenarmi bene posso ritagliarmi un ruolo?’. Fu nuovamente sincero: ‘Per me puoi rimanere, certo, ma rischi di non giocare mai’. Andai contro anche al mio procuratore, ma scelsi di lottare a Udine. Il fatto che volevano mandarmi via mi dava alla testa.

Zero minuti nelle prime giornate, faccio un assist da esterno di destra a Di Natale in Coppa Italia. Io avevo sempre giocato a sinistra, abituato a rientrare. Iniziai a entrare tre minuti, sette minuti e così via. Ma ogni volta che entravo come un disperato: rincorrevo tutto, mi ricordo proprio questa cosa. Rincorrevo la gente come i matti. Arriviamo a Firenze alla decima giornata, Floro Flores voleva giocare centrale e lo stesso Quagliarella. Complice qualche infortunio, prima della partita mi si avvicina il mister e mi fa: ‘Adesso voglio vedere quanta polvere da sparo hai’. E io lo provoco: ‘E tu prova, poi vedemo’. Non era una mancanza di rispetto, ma un modo per dirgli: ‘Sono pronto’. Feci due assist, espellere Pasqual e vincemmo 1-2. Da lì trovai la mia collocazione”.

Di Natale “Tecnicamente non secondo ai campioni. La differenza è che lui è sempre rimasto a Udine, ma non era secondo a Del Piero o altri dal punto di vista tecnico. Se ti prendi un’ora di tempo e guardi i suoi gol… capisci che non sto scherzando. Il gol alla Reggina che ha fatto a Campagnolo…
Quando andai alla Juventus, l’anno dopo Paratici mi chiese: ‘Ma secondo te Totò ci viene qui?’. Gli feci uno squillo, ma mi rispose che aveva fatto una scelta di vita rimanendo a Udine. Ha preferito essere unico in quella squadra piuttosto che uno dei tanti in quella squadra”.

Sanchez. “Sanchez era un torellino, arrivò come bambino. La cultura sudamericana è diversa dalla nostra, anche durante l’allenamento sembra che vogliano prenderti in giro. Ma è il loro modo di essere, anche Vidal era così. Ma anche Pereyra, Tevez e gli altri. Alexis faceva 6 o 7 doppi passi a dribbling, Pasquale gli tirava certi calcioni in allenamento. Ti saltava e ti aspettava, era di un altro livello. Voleva il numero 7, me lo chiese. Gli risposi: ‘Ale’, ma sgomma vai’. E infatti lo ha preso quando sono andato via. Ha cambiato passo quando dal pensare alla bellezza del gesto passò alla fase concreta”. 

Handanovic. Un ragazzo di una serietà devastante. Preciso, permaloso da morire! E un portiere strepitoso: faceva delle uscite basse che cappottava la gente. Io ho sempre fatto scherzi, ma a lui no: era alto 2 metri!”

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