Ex Udinese, Pineda e il ‘biscotto’ che permise alla Juve di vincere lo scudetto

L’ex giocatore bianconero si racconta in una lunga intervista a La Nacion

di Redazione

Mauricio Pineda, ex difensore dell’Udinese, oggi ha 44 anni e vive a Santo Tomè al confine con il Brasile, con sua moglie Macarena e i loro figli Luca e Malena. All’età di 29 anni aveva detto basta al calcio decidendo di cambiare vita: Mi sono completamente allontanato dal calcio e ho optato per un altro stile di vita. Sono andato a vivere in campagna nella tranquillità assoluta” ha raccontato l’ex giocatore in una lunga intervista a La Nacion.

Mauricio non si pente della scelta fatta: “Io e mia mia moglie volevamo crescere i bambini in un contesto come quello che avevo avuto io: giocare sul marciapiede, andare al club in bicicletta, camminare per la strada con tranquillità. Viviamo con la porta aperta e i ragazzi vanno in bicicletta a casa dei loro amici “, spiega.

Un cambiamento radicale: “Ho vissuto 10 anni meravigliosi nel calcio, ma è finito e ho iniziato qualcosa di nuovo. Quando mi sono sposato mio ​​suocero praticamente l’ho conosciuto al matrimonio. Un giorno mi ha chiamato al telefono per spiegarmi la possibilità di investire sulla campagna. Per fortuna l’ho ascoltato. Mi sono dedicato per più di 10 anni al bestiame. Oggi ho venduto tutte le mucche e ho investito nei pini che in questa zona producono molto. Onestamente, questa è una vita che mi riempie. Vedo come i miei figli crescono in pace. Non abbiamo grandi cose in città: non ci sono cinema, non ci sono lussi, non c’è shopping. Ma siamo felici. Due volte alla settimana, alle 20:30, vado a giocare a calcio con i ragazzi e poi facciamo un barbecue. I miei figli vanno a tennis, danza o lezioni di inglese e facciamo tutto in modo semplice.

Oggi lavoro anche come segretario dello sport, cerco di essere il collegamento tra le entità locali e il comune. Ho parlato con persone del Lanús e del Boca per vedere se possiamo fare qualcosa a Santo Tomé. Ma dico anche ai ragazzi: ‘Per progredire nella vita devi studiare o avere una professione. Con un titolo sei qualcuno ‘”.

E se tuo figlio ti dicesse che vuole seguire il percorso del calciatore, cosa gli diresti?  “Gli ho proibito solo due cose: una, avere una moto e l’altra è giocare a rugby. Perché quest’ultimo mi spaventa quando non sei ben preparato. Quindi puoi fare quello che vuoi”. 

Di recente hai raccontato alcuni casi di proposte di corruzione nel calcio italiano. “I primi sei mesi nell’Udinese sono stati fantastici e ho fatto molto bene. Ora mi hanno chiesto perché ne sto parlando dopo 20 anni, ma non capisco quale sia la sorpresa. Nessuno me lo ha mai chiesto, oltre al fatto che sono scomparso dall’ambiente. La Juventus, che è un gigante, è stata retrocessa. Luciano Moggi, che era l’amministratore delegato, era un dio del calcio. Ma fu sanzionato e non divenne mai più un manager. Molte teste sono cadute. Nel 2002, l’Udinese, che era già salva doveva giocare l’ultima partita contro la Juve, che aveva bisogno di vincere per forza. L’Inter di Cúper perse a Roma contro la Lazio. La Juventus vinse con l’Udinese 2-0 e divenne campione. Io avevo giocato ogni partita e quella volta non giocai. Non volevo fare “biscotti”. Qualche giorno prima, dissi che mi tirava un muscolo e non giocai. Sono sempre stato molto chiaro. E se me lo avessero chiesto prima, lo avrei detto senza problemi. È venuto tutto alla luce. È tutto provato”.

“Oggi non avrei potuto essere un calciatore professionista. Fino all’età di 18 anni non avevo bevuto una goccia di alcol. Ma poi ho iniziato a uscire, era normale che mi piacesse. Non rimpiango nulla. In Italia ero single e ho fatto la vita che volevo. Uscivo, andavo a ballare, sia a Udine che a Napoli e Cagliari. Città con una sola squadra. Eravamo famosi allora. E su 20 giocatori  c’erano forse 10 sposati e 10 single. Di quelli, eravamo in quattro o cinque di noi che uscivamo. Sono scelte di vita, anche se ovviamente poi le paghi fisicamente. Non ero Riquelme, conoscevo i miei limiti e li nascondevo nel miglior modo possibile. La mia condizione fisica era la chiave e ho realizzato tutti i miei sogni legati al calcio. Ora ho imparato ad amare gli animali, ad alzarmi alle 7 del mattino e andare a cavallo. Qui sono molto felice”.

 

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