Oggi la Segre sotto scorta. Nel 1989 all’Udinede l’antisemitismo verso Rosenthal

Oggi la Segre sotto scorta. Nel 1989 all’Udinede l’antisemitismo verso Rosenthal

Il suo arrivo a Udine è rimasto nella memoria come il primo clamoroso caso di razzismo legato a un giocatore ebreo in arrivo nel nostro calcio. Ci furono delle interrogazioni parlamentari, sia a Roma che a Tel Aviv

di Redazione

Che Paese è l’Italia se una Senatrice della Repubblica dev’essere messa sotto scorta solo in  quanto ebrea? La domanda ripiomba nella Penisola dopo che Liliana Segre il 7 novembre 2019, a causa delle crescenti minacce che le sono state rivolte, riceve la scorta dettata dal prefetto di Milano Renato Saccone, durante il comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza.

Siamo arrivati a tanto si chiedono ora molti? Certamente nella settimana dove il “caso Balotelli” ha alzato di nuovo il velo sul razzismo negli stadi anche questa “botta” mette in discussione molte certezze sul Belpaese che tanto bello non è.

E non lo è solo oggi. Nella piccola e cordiale Udine, oggi patria di tanti stranieri nella sua squadra, nel 1989 tenne banco un caso. Quello di Ronny Rosenthal, che doveva diventare il primo israeliano a giocare nella massima serie. Pozzo lo pescò dallo Standard Liegi dove agave già segnato tanto e vinto titoli.  «Il mio sogno era quello di giocare in Italia, non vedevo l’ora: nel 1989 il vostro campionato era il più bello del mondo. L’Udinese mi aveva già presentato, poi all’improvviso si appigliò a un mio problema congenito alla schiena, che però non mi ha mai impedito di fare una bella carriera, né prima né dopo. In quei giorni sui muri della città comparvero alcune svastiche e scritte razziste contro di me, israeliano ed ebreo. Ma non ho mai creduto che l’Udinese mi avesse scaricato per questo, perché si era spaventata: magari mi sbaglio, ma credo che fosse più che altro una questione d’affari. Hanno avuto l’occasione di prendere Abel Balbo e l’hanno sfruttata, senza rispettare gli accordi presi con me», aveva raccontato insomma seguito al Corriere della Sera.

I fatti: quando fu annunciato il suo arrivo sui muri del ‘Friuli’ apparvero scritte antisemite, si dice che in sede arrivò una lettera con toni altrettanto razzisti, evidentemente tanto forte da indurre il club bianconero a trovare un escamotage. C così durante le visite mediche di rito al giocatore venne diagnosticata una malformazione vertebrale, che come lui stesso ha raccontato non gli ha impedito di fare carriera nel Liverpool dove ha continuato a segnare. Rosenthal ha minimizzato come si è letto, affermando che l’Udinese non ha trovato in lui l’attaccante giusto visto che aveva per le mani Abel Balbo appena soffiato al Verona. Ma quelle scritte rimangono.

Il suo arrivo a Udine è rimasto nella memoria come il primo clamoroso caso di razzismo legato a un giocatore ebreo in arrivo nel nostro calcio. Ci furono delle interrogazioni parlamentari, sia a Roma che a Tel Aviv. Il centravanti israeliano fece comunque causa al club di Giampaolo Pozzo e ottenne presto un risarcimento di 60 milioni di lire.  «Ho sempre amato molto l’Italia. E quell’episodio, che al momento mi aveva amareggiato e disorientato, si è rivelato invece la mia fortuna: andare a giocare in Inghilterra mi ha cambiato la vita. È stato un vero happy end», e il caso ha voluto che chiudesse la carriera del Watford oggi dei Pozzo. «Mio figlio Tom era uno dei talenti del vivaio del Watford quando il club era stato già comprato dagli italiani e poi è stato venduto in Belgio, in una normale operazione di mercato. Ho anche parlato con Gino, il figlio di Giampaolo. Lui era un ragazzo nel 1989, chissà se si ricorda di me. In ogni caso non abbiamo parlato di quella storia. Ammiro l’Udinese per come è cresciuta, per i giocatori fantastici che ha avuto in questi anni e per come si muove sul mercato: oggi una vicenda come quella di allora non si ripeterebbe, c’è molta più professionalità», aveva concluso al Corriere.

Oggi si torna a parlare di antisemitismo. Forse dimenticare sarebbe il primo errore da farenosnostante Rosenthal non abbia mai voluto credere al razzismo.

 

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