Pordenone Primavera, Favaretto: “Vogliamo crescere confrontandoci con i migliori”

Pordenone Primavera, Favaretto: “Vogliamo crescere confrontandoci con i migliori”

Parla il tecnico che guida i neroverdi nello storico debutto nell’élite del calcio giovanile italiano

di Redazione

L’inizio è stato promettente: vittoria a Venezia e sconfitta interna col Milan, rimanendo in partita fino alla fine. Non si illude, però, Paolo Favaretto, tecnico della Primavera del Pordenone, che per la prima volta affronta il campionato giovanile nazionale più importante. Sa che ci sarà molto da lavorare, ma è sereno e ottimista, soprattutto perché al suo fianco ha una società che non gli fa mancare nulla. Si sente inserito in un progetto ambizioso, in cui la programmazione ha un ruolo nevralgico. Per questo, affronta con entusiasmo e pragmatismo la prima, storia esperienza dei giovani ramarri in un torneo di grande prestigio.

Quali sono le sue prime impressioni sul campionato Primavera 2?

«Lo seguo da tempo, oltre ad averlo già disputato col Padova. I valori sono importanti: 4-5 squadre hanno qualità di spessore perché le società hanno effettuato investimenti importanti per rientrare in Primavera 1. Per raggiungere tale obiettivo hanno adottato una politica di un certo tipo. Tra queste, il Milan, che abbiamo affrontato sabato: si vede che hanno qualità, l’organico dei rossoneri è di assoluto rilievo. Contro di loro non abbiamo sfigurato, ma si percepisce che hanno giocatori di elevata potenzialità. Oltre alla squadra di Giunti, cito Verona, Lazio e Spal».

L’obiettivo stagionale del Pordenone è unicamente fare esperienza o puntate a qualcosa di più?

«Quando ti inserisci in un campionato che non hai mai disputato è difficile dire quello che potrai fare. Nelle prime due giornate abbiamo tenuto il campo, giocandoci le partite. Col Venezia abbiamo giocato alla pari: abbiamo vinto, ma sarebbe potuta finire diversamente. L’importante è affrontare realtà consolidate, da anni nei campionati Primavera, e riuscire a essere competitivi. Non sono così presuntuoso da dire che saremo la mina vigante, dobbiamo cercare di crescere nell’ambito di un progetto ambizioso. La Primavera è un mondo diverso rispetto a quello dei campionati giovanili di Serie C: qui ci sono le prime scelte, c’è una qualità diversa. Il campionato, poi, è appena iniziato. C’è un gap da colmare: veniamo da tornei diversi. Nel Primavera c’è maggiore velocità, di esecuzione e di gioco, più fisicità. Stiamo affrontando questo impegno con grande serenità ed equilibrio: la squadra si sta approcciando bene, dovremo dimostrare di riuscire a fare alcuni passaggi».

Negli ultimi anni il Pordenone ha ”sfornato” tanti talenti, molti dei quali approdati a società di Serie A. Senza fare nomi, quanti dei giocatori che allena, secondo lei, sono di ottima prospettiva?

«Il campionato dirà le possibilità che hanno questi ragazzi. Se riesci a essere competitivo di fronte a giocatori di un certo livello, allora potrai calcare determinati palcoscenici. È tutto da scoprire. I ragazzi da due mesi stanno lavorando molto e bene: la rosa è ampia, ho a disposizione 32 giocatori. Abbiamo scelto di inserire molti ragazzi giovani che, se non troveranno spazio quest’anno, potranno prepararsi per il prossimo. È una decisione figlia di una programmazione definita con la società: la maggior parte dei nostri ragazzi è del 2002, mentre quasi tutte le altre squadre schierano prevalentemente 2000».

Che ambiente ha trovato nel club neroverde?

«Un ambiente ottimo, che mi mette nelle condizioni di lavorare con grande serenità e consente ai ragazzi di crescere. Sono stato tra i primi allenatori dei campionati Primavera ad avere la possibilità di iniziare a lavorare, quando chiedo spesso ciò che domando mi viene concesso. Il Pordenone è una società che sta crescendo, e in fretta, non solo per quanto riguarda la Serie B: il discorso vale anche per noi, che siamo al primo anno, ma stiamo correndo».

Il Pordenone in Serie B può essere un volano anche per il calcio giovanile del territorio?

«Avere una squadra del territorio in un campionato prestigioso è importante, rappresenta un esempio: i ragazzini possono vedere partite di spessore. La Serie B è molto importante, quindi, per il territorio. Non dimentichiamoci di quello che ha fatto l’Udinese; la nostra proprietà, poi, è molto ambiziosa».

Che elemento ritiene imprescindibile nella formazione di un giovane calciatore?

«La mentalità, che ti permette di arrivare: se non ce l’hai, se sei privo di costanza e perserveranza, non riuscirai a mantenere certi standard. La mentalità ti consente di scalare le montagne più dure, è determinante. Servono anche altre componenti, è evidente, ma questa, secondo me, è quella decisiva. Ti permette di essere sempre al cento per cento e a certi livelli i dettagli fanno la differenza».

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