Stramaccioni, mr coraggio: “Voglio tornare in Iran”

“Alcuni giocatori non sono stati pagati e abbiamo scioperato 2 giorni. Io ho un contratto diverso, ma da tempo le banche segnalavano irregolarità nei pagamenti, anche perché l’Iran è soggetto a sanzioni internazionali. Malgrado tre alert condivisi con la Fifa e le varie rassicurazioni del club, il 6 dicembre sono stato costretto ad annullare il contratto per giusta causa”

di Redazione

E’ stato abbinato an che all’Udinese per un ritorno gradito da molti, ma considerato difficile., Andrea Stramaccioni non ha ancora chiuso con l’Iran, come lui stesso racconta alla Gazzetta dello Sport.

Com’è nata la pista Iran?

«Contattato dal d.s. Ali Katir, ex dirigente Fifa che aveva seguito la mia Inter in Europa League, in estate firmo un biennale, attratto anche dall’idea di partecipare alla Champions. Ma dopo poco Katir rassegna le dimissioni per dissidi col board. Perdo quindi l’unico uomo che conosce me e il mio calcio. Lì inizia l’incubo».

Perché?

«Già qualcosa non mi tornava. Per esempio mi avevano mostrato un super centro sportivo dove però non ci siamo potuti allenare per mesi».

Sul mercato almeno hanno mantenuto le promesse?

«Macché. Un esempio: l’agente di Milic, terzino ex Napoli e Fiorentina, dopo 4 giorni a Teheran chiude l’affare. A quel punto il giocatore attende il biglietto aereo per raggiungerci. La società prende tempo, io chiamo il presidente e gli chiedo garanzie, lui me le dà e il biglietto lo pago io. Milic parte e all’arrivo, dopo 8 ore in aeroporto, gli è negato il visto e nella notte è spedito a Dubai!».

E lei cosa fa?

«Do le dimissioni, che vengono respinte. E il giorno dopo l’affare Milic si sblocca…».

E si arriva alla sceneggiata in conferenza stampa.

«Cose da pazzi. Esordiamo a Tabriz, stadio stracolmo, arrivo in panchina, mi giro e non c’è più l’interprete, scomparso. Mi ritrovo impossibilitato a comunicare perché nessuno parla inglese. E visto che la sfiga ci vede benissimo perdiamo 1-0 con gol al 96’…».

Che fine aveva fatto l’interprete?

«Era finito in tribuna, pare che gli fosse stato negato il permesso di entrare in campo. Dopo, la federcalcio iraniana ha declinato ogni responsabilità, mentre i miei dirigenti sono stati zitti… Pensi poi che in campo mi accorgo che gli avversari sono in 20, mentre a me avevano detto che il limite in distinta era di 18. Chiedo spiegazioni e solo allora mi dicono che gli Under 23 sono fuori lista. Io ne avevo lasciati a casa 5. Quel giorno ho dato di matto. Senza interprete in campo e l’altro che nel dopo gara traduce ciò che vuole».

Ne ha addirittura due?

«Ne avevo due, uno per le cose di calcio e l’altro per le conferenze. Ma del secondo non mi fido, inventa le traduzioni. Infatti volevano che parlassi in italiano, ma mi sono rifiutato e ho preteso l’inglese così che tutti potessero sentire e che il potere del traduttore del club fosse limitato. Prima del secondo match ho avvisato il club che ne volevo un altro o non avrei parlato. Mi hanno detto di sì, poi si è presentato lo stesso interprete. Non ho fatto la conferenza (con la stampa non parlo da allora) e sono andato diretto in aeroporto. Complice la sosta per le nazionali, dovevo passare 2 giorni a Roma con mia moglie e i miei figli. Ma ai controlli mi hanno bloccato, dicendo che il visto turistico era scaduto».

Come è possibile che l’Esteghlal controlli tutto?

«Col Persepolis, la squadra che qui vince da anni, siamo l’unico club governativo. Mi sento sempre controllato. Per dire, un giorno di agosto mi chiamano alle 17 per dirmi che alle 18 c’è una cerimonia per un ex calciatore. Declino l’invito per lo scarso preavviso, anche perché sono al supermercato in tuta. Salgo in taxi con la spesa e dopo due incroci chiamano il tassista al cellulare e chiedono di parlare con me e di non riportarmi a casa, ma alla cerimonia. Un taxi pubblico, non privato! Ora capisce perché ho avuto il terrore di uscire di casa?».

Il punto più basso dei suoi mesi a Teheran?

«A livello sportivo, il k.o. nel derby col Persepolis, al 4° turno. Noi sbagliamo un rigore, loro vincono 1-0 su autorete. Ci ritroviamo penultimi, con 2 punti, e la critica mi massacra, anche perché mai aveva visto il 3-4-3 su cui lavoravo. Ma la gente apprezza il gioco e capisce che sto cercando di lottare contro una forza avversa alla squadra. Questo cementa anche lo spogliatoio in modo incredibile».

Tanto che i risultati cambiano. Quando arriva la svolta?

«Con la dirigenza non parlo da tempo, ci isoliamo come squadra e staff. In ottobre vinciamo 3 gare, ma a fine mese troviamo chiuso il centro sportivo alla vigilia della sfida in casa del Tractor Sazi, club di un privato ricchissimo che non battevamo fuori da 12 anni. Non possiamo allenarci, ma vinciamo 4-2 e in quella dopo 5-0 col Sanat Naft. Alla fine le vittorie di fila saranno 8, come ai tempi dell’Inter. E torniamo in testa dopo quasi 4 anni. E i tifosi impazziscono».

Scoppia la grana pagamenti.

«Alcuni giocatori non sono stati pagati e abbiamo scioperato 2 giorni. Io ho un contratto diverso, ma da tempo le banche segnalavano irregolarità nei pagamenti, anche perché l’Iran è soggetto a sanzioni internazionali. Malgrado tre alert condivisi con la Fifa e le varie rassicurazioni del club, il 6 dicembre sono stato costretto ad annullare il contratto per giusta causa. Assurdo, il giorno prima avevamo fatto il giro di campo davanti a centomila tifosi in festa per la conquista del 1° posto. Invece mi sono ritrovato in borghese davanti ai giocatori increduli. Tra noi si è creato un rapporto speciale. Ma lo stesso posso dire per i tifosi. Tutti generosi e ospitali come non avrei mai creduto».

I problemi quindi erano soltanto con la dirigenza?

«Il presidente Fatih ora si è dimesso, i 5 uomini del board sono in attesa delle decisioni del Ministro dello Sport che deve nominare il successore. Io penso solo al match con lo Shahin Bushehr che si doveva giocare domani (oggi, ndr) ma per questioni di ordine pubblico è stato rimandato a sabato. Dopo questo caos la squadra ha accusato un contraccolpo pagato col pari di lunedì. Se anche si sbloccassero i problemi politici e finanziari per poter firmare il nuovo contratto, temo che manchino i tempi per essere in panchina, ma l’importante è riprendere questa incredibile corsa».

(Fonte Gazzetta dello sport)

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