Zebrette, gobbi, rondinelle e aquile: i 20 perché dei soprannomi in Serie A

Aneddoti e curiosità sugli storici appellativi dei club della massima serie

di Redazione

Carlin, soprannome di Carlo Bergoglio (1895-1959) illustrò per decenni lo sport attraverso le sue acute e ironiche caricature. Autore assieme a matite illustri come Congiu, Marino e Silva delle ‘disegnate’, Carlin rese popolare il calcio illustrato attraverso testi e disegni delle azioni principali delle partite.

Anche i giornalisti sportivi – le cronache dell’epoca se le riascoltate erano pregne di enfasi e retorica – presero a seguire la moda di parlare delle protagoniste del campionato attraverso le raffigurazioni simboliche che caratterizzavano le vignette umoristiche dell’ epoca: “Le rondinelle  prendono il volo”; “I canarini sorprendono gli orsi“; “E’ l’ ora delle triglie“, questi alcuni dei titoli che si leggevano sui giornali.

Nel tempo le squadre hanno spesso assunto come appellativi gli aggettivi corrispondenti ai colori sociali, come i viola, bianconeri o granata, ma vi siete mai chiesti come sono nati i soprannomi delle attuali 20 squadre di calcio di Serie A? Passiamole in rassegna

 

ATALANTA  Dea

L’Atalanta venne fondata il 17 ottobre del 1907 da cinque studenti liceali: Ferruccio e Giulio Amati, Alessandro Forlini, Giovanni Roberti ed Eugenio Urio, amanti degli studi classici e di mitologia. Per esaltare il concetto di fierezza e velocità della loro nuova realtà sportiva, i ragazzi scelsero il nome di una divinità greca, Atalanta appunto.

Unica dea a partecipare alla spedizione degli Argonauti, Atalanta, pur di accontentare il genitore che la voleva accasata, decise di promettersi in sposa solo a chi l’avesse battuta in una gara di corsa di velocità, pena la morte del pretendente… più fiera di così!

 

BRESCIA  Rondinelle, Leoni

L’origine di questo soprannome pare risalga agli anni venti ad opera di un tifoso del Brescia da tutti conosciuto come il BOGIA DE SANTA FEMIA. Dagli spalti, durante una partita contro il Torino e col Brescia in netto dominio sui granata per 3-1, il Bogia esclamò: “Ma vardì…. i somea ‘na squadra de rondéne che va zo a becàga i coregn del tòr!” (Guardate! Sembrano uno stormo di rondini che scendono a beccare le corna del toro!). La similitudine piacque così tanto che da allora i giocatori furono chiamati Rondinelle.

C’è però chi auspica un ritorno al più rampante appellativo di Leoni: “Undici, undici Leoni... Basta Leonessa, Rondinelle etc. Il simbolo della nostra città invece è vincente perché è un Leone rampante, armato, linguato e codato di rosso” (Francesco Cavallari).

 

BOLOGNA: Felsinei

Felsina fu la principale città etrusca dell’Etruria padana, corrispondente all’attuale Bologna. Il nome è la latinizzazione del nome etrusco della città, Felzna o Felsna il cui significato è incerto, forse “terra fertile”.

 

 

CAGLIARI Casteddu

Casteddu non è altro che la città di Cagliari in lingua sarda ed è l’equivalente dell’italiano “castello”.
Nel XIII secolo, sull’area dell’antica Karalis, gli allora dominatori pisani edificarono su un’altura la roccaforte Castellum Castri de Kallari. La popolazione rimase sempre legata all’idea di identificare la propria città con la fortificazione che ne costituiva il nucleo: ecco la ragione per cui da “Castellum” trasse origine la denominazione in lingua sarda “Casteddu”.

 

FIORENTINA: Gigliati

Il simbolo della Fiorentina è da sempre il giglio rosso che è anche il simbolo della città di Firenze fin da quando campeggiava sullo stemma araldico di Ugo di Toscana. Il logo ha subito negli anni varie modifiche; quello attuale fu adottato dalla dirigenza Cecchi Gori con l’inserimento del giglio rosso all’interno di un rombo, unito poi a un triangolo viola contenente le iniziali della società.

 

GENOA: Grifoni

 Il Grifone è il simbolo posto a protezione della città di Genova e dei suoi abitanti. Nonostante comparisse in calce ai documenti ufficiali della squadra sin dai suoi primi passi, esso verrà cucito sulle maglie da gioco solamente diversi anni dopo l’iscrizione ai primi tornei ufficiali. Il Grifone ha subito negli anni varie modifiche, alcune delle quali hanno fatto storcere il naso ai tifosi essendo stata la leggendaria bestia, frutto dell’incrocio tra un cavallo, un leone e un’aquila, ridotta a “brutto gallinaccio”.

 

INTER: Beneamata

In un suo articolo si Il Giorno il grande Gianni Brera definì l’Inter “la Beneamata dai Milanesi”, per celebrare nel 1964 la prima Coppa dei Campioni conquistata contro il Real Madrid.

“Un alato vibrante epinicio per l’Inter campione delle squadre campioni! Succede al Milan nel libro d’oro del calcio continentale. Rivendica e conferma alla nostra Milano la dignità di capitale calcistica d’Europa. Vince la Coppa dei campioni e realizza l’impresa – ancor oggi unica nella storia del nostro calcio di rimanere in lizza per il titolo nazionale. L’epinicio è frettoloso, ma schietto. Lo dedichiamo di tutto cuore alla beneamata dei milanesi. Ha riportato al Prater un perentorio successo. Ha esaltato sotto gli occhi di un migliaio di inviati da tutto il mondo il modulo tradizionale del nostro calcio. Il vecchio e arrembato Real Madrid è stato dapprima contenuto magistralmente e poi quasi umiliato, secondo i canoni della parata e della risposta in contropiede”. 

 

JUVENTUS: Vecchia Signora, Gobbi

La Juventus è una delle squadre italiane più antiche, fondata nel 1897, e da qui prende il nome di Vecchia Signora.

Il termine “gobbi” invece pare sia nato per via di una divisa adottata dalla Juventus a partire dalla stagione 1956/1957. La maglia per il tessuto e per la forma somigliava a una larga camicia e aveva un ampio scollo a “V” sul davanti. Quando i giocatori della Juventus correvano, da questa scollatura entrava dell’aria che formava un rigonfiamento – una gobba, appunto – sulla schiena dei giocatori.

 

LAZIO: Aquile

 Il primo presidente della Lazio Fortunato Ballerini, era un amante della natura e della montagna e proprio in alta quota notava spesso un’aquila volteggiare maestosa. Già nel 1912 nel logo societario, sullo scudo a strisce verticali bianche e celesti, era posata un’aquila che reggeva un nastro sul quale campeggiava il nome della società.

Il 22 settembre 2010, in occasione della partita Lazio-Milan e per le successive partite casalinghe della Lazio, il presidente Lotito ebbe l’idea di far volteggiare un’aquila reale americana sopra il prato dell’Olimpico. Dopo un sondaggio effettuato tra i tifosi, l’aquila venne chiamata Olimpia.

L’idea non è nuova, bensì mutuata dalla tradizione del Benfica i cui tifosi si affidano alla performance del rapace per predire l’esito della partita. La leggenda vuole infatti che se l’aquila riesce a completare determinati giri dello stadio nei 3 minuti precedenti la partita, si vincerà di sicuro.

Nel campionato 2015-16 la dirigenza della Lazio optò per non far volare l’animale prima del derby casalingo per timore di possibili incidenti, fra cui il rischio di un abbattimento da parte di un cecchino.

 

LECCE Salentini

Tale soprannome, come appare ovvio,  deriva dalla provenienza geografica del club, ossia dal Salento, la subregione della Puglia corrispondente al tacco dello stivale d’Italia.

 

 

MILAN:  Casciavit, diavoli

Herbert Kilpin, prima di fondare il Milan, giocava a Torino nella “Internazionale di Torino”. Il 16 aprile 1899 perse la la finale di calcio contro il Genoa  che conquistò per la seconda volta il titolo di campione d’Italia.
Kilpin, sapendo di trasferirsi a Milano per ragioni di lavoro si rivolse a Pasteur, capitano avversario, dicendogli: “Questa sarà l’ultima vittoria del Genoa, presto sarò a Milano e lì formerò una squadra di veri “DIAVOLI” che ti darà filo da torcere! I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari!” 

Fino agli anni ’80 però, i tifosi del Milan furono chiamati dai rivali interisti casciavìt che in milanese significa cacciavitiper rimarcare l’origine proletaria di larga parte dei tifosi rossoneri.

 

NAPOLI: Partenopei

L’appellativo viene dall’antico nome della città: Partenope, la sirena che secondo la leggenda fu sepolta nel luogo dove sorge l’attuale capoluogo campano.  Come tutte le sirene, anche Partenope era un’ammaliatrice che col suo canto portava i naviganti alla rovina ed alla morte, fino a quando non si imbatté in Ulisse, il quale riuscì a non cedere alle lusinghe della sirena facendosi incatenare all’albero. Partenope, sconvolta, si innamorò follemente di lui e si suicidò.

 

PARMA: Ducali, Crociati

Sono chiamati “crociati” per la croce presente sulla loro maglia o “ducali” in riferimento al vecchio Ducato di Parma che vi era prima dell’unificazione dell’Italia.

Secondo il forum orgogliocrociato.forumfree.it, il simbolo crociato bianconero del Parma Calcio non ha assolutamente nulla a che fare con lo stemma della città che è crociato ma è giallo e blu, piuttosto potrebbe esserci un richiamo allo stemma dell’ordine monastico religioso dei Cavalieri Teutonici che ha come simbolo la croce nera su sfondo bianco.

 

ROMA Magica, lupa, capitolini

Quando si parla di simboli di Roma, non si può non fare riferimento alla famosa Lupa Capitolina che secondo la leggenda trovò, salvò e allattò Romolo e Remo. Perché proprio la lupa è presto detto: l’animale era sacro al dio Marte, padre dei due gemelli. Quando nel 65 a.C. fu colpita da un fulmine, la statua della Lupa dovette “traslocare” perché per i romani  le statue colpite dai fulmini e altre disgrazie naturali diventavano sacre e non più visibili, la Lupa venne quindi nascosta dentro il Campidoglio (capitolini è un altro appellativo dei romani) cosa che la salvò dalle successive orde barbariche.

Perché magica? “Forse per i suoi colori giallorossi, che sono quelli della città che rappresenta. 
Forse perché sono strettamente intrecciati con la vita, i panorami e le atmosfere di questa città eterna, “unico grande amore de tanta e tanta gente che fa sospirà. E quei colori, quelle tante sfumature naturali di rosso pompeiano e porpora che virano all’intenso giallo, sono realmente unici e magici, sono il riflesso più vivace della passione che si coniuga e si esalta nell’immaginario collettivo di chi soffre, piange e tifa”, lo spiega così Alfredo Laurano nell’articolo magicaroma

 

SAMPDORIA Blucerchiati

L’Unione Calcio Sampdoria nasce il 12 agosto 1946 dalla fusione della Sampierdarenese, risalente al 1899, e l’Andrea Doria, fondata nel 1900.
La fusione riguardò anche il nome, Samp-Doria e i colori: il rosso-nero della Sampierdarenese si unì al  bianco-blu dell’Andrea Doria a formare un anello di tre strisce orizzontali su sfondo blu, da cui il soprannome di “blucerchiati“.
Se poi vi chiedete di chi è la silhouette scura raffigurata nello stemma della squadra ligure, questi non è altro che il profilo di un tipico pescatore genovese, in dialetto chiamato “baciccia” (diminutivo di Giovanni Battista Perasso, patriota genovese del ‘700) e che ha in bocca una pipa (spenta).

SASSUOLO  Sasôl 

Sasôl significa Sassuolo in dialetto modenese. L’origine latina del nome Saxolum potrebbe essere ricondotta all’unione di “Saxum” ossia sasso e  “Solum”, terreno – in riferimento al  territorio sassoso e roccioso – e sotto lo stemma comunale si legge “sic ex murice gemmae” ossia “da roccia sono sorte gemme”.

 

 

SPAL Estensi

Ferrara fu governata dalla potente e longeva dinastia della famiglia d’Este sotto il cui dominio la città divenne un grande centro culturale rinascimentale. Agli estensi  (certo ai duchi e non ai giocatori) però, è anche legata la tristemente famosa “vendita di Dresda” con cui cento capolavori di artisti come Raffaello, Giorgione, Parmigianino, Correggio e Caravaggio furono venduti per 100mila zecchini al re di Polonia Augusto III e lasciarono per sempre l’Italia.

 

TORINO Toro

In tutti gli stemmi usati dal club granata nella sua storia è sempre presente un toro in posizione rampante, simbolo della città di Torino.

Per identificare le comunità, in epoca medievale si cominciarono ad utilizzare simboli raffiguranti immagini o animali che ne evocassero il nome. Alla città di Torino venne quindi associato il toro. Inizialmente l’animale era passante, cioè ritratto mentre cammina, successivamente, intorno alla metà del ‘400, il toro assumerà la posizione che detiene ancora oggi, furioso e ritto sulle zampe posteriori.

 

UDINESE Bianconeri, zebrette

Mentre per le altre squadre abbiamo tralasciato il riferimento ai colori sociali, in questo caso riteniamo opportuno fare delle precisazioni sull’appellativo di bianconeri (di Serie A)

Casata simbolo del Friuli fu la famiglia nobile dei Savorgnan il cui stemma di famiglia, recante uno scudo bianconero, diventò di fatto quello della città. In ragione di tale accostamento cromatico, i giocatori guadagnarono il soprannome di zebrette, associazione all’equide che i friulani condividono pacificamente con gli juventini. Ma se per quest’ultimi l’adozione del bianconero è frutto di un malinteso (infatti le prime divise erano rosa col cravattino nero), per il tifoso udinese il bianconero è intimamente e indissolubilmente legato al territorio e all’Udinese. “Se la Red Bull comprasse l’Udinese Calcio 1896 dei colori e del nome probabilmente resterebbe molto poco. Ci troveremmo a giocare nello stadio Friuli con una squadra che si chiamerebbe Red Bull Udine e che giocherebbe con la prima maglia bianca con il toro alato che regge il simbolo di Udine. Magari si potrebbe anche avere una seconda maglia nera, giusto per dare un contentino alla piazza. Si cambierà i colori sociali, depositando in Lega i nuovi colori sociali biancorossi, disconoscendo così quello che è il nostro patrimonio mnemonico e storico” ha scritto un noto avvocato di Udine a proposito delle voci che giravano su un interessamento della Red Bull alla squadra friulana.

E’ per questo che i friulani sono orgogliosi di fregiarsi del titolo di primi bianconeri d’Italia, titolo legittimato non solo dall’adozione postuma di tali colori da parte della Juve, ma anche, se non bastasse, dal fatto che il club dell’Udinese fu fondato nel 1896, un anno prima della Juve, con buona pace dei tifosi della Vecchia Signora.

 

H. VERONA Mastini, Scaligeri

Il riferimento è alla famiglia Della Scala che governò Verona tra il XIII e il XIV secolo; lo stemma araldico degli Scaligeri è richiamato sul marchio societario assieme all’immagine stilizzata di due possenti  mastini in onore a Mastino della Scala I e IIQuando nel 1985 si decise di inserire uno stemma sulle maglie del Verona, il patron Chiampan raccontò: “C’era un disegno in cui i Mastini erano ringhianti, rabbiosi. Lo scartammo e preferimmo puntare su un’immagine più tranquilla, in cui fossero mansueti. Non serviva avere un’immagine “cattiva”. Poi lo stemma venne stampato sulle casacche e presto avvenne il debutto”.

 

 

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